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 2017  marzo 05 Domenica calendario

Gli occhi sulla città

È italiano il compleanno della Magnum. La cooperativa fotografica più famosa e importante del mondo ha scelto, infatti, il nostro paese per festeggiare i settant’anni dalla sua nascita avvenuta sulla terrazza del Museo d’Arte Moderna di New York su iniziativa di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. Questo storico anniversario è appunto celebrato con una serie di eventi espositivi che prende inizio nel mese di marzo.
Camera, il Centro Italiano per la fotografia di Torino, ospita sino al 21 maggio «L’Italia di Magnum. Da Cartier-Bresson a Pellegrin» a cura di Walter Guadagnini, iconico racconto della penisola dal Dopoguerra a oggi, mentre il Museo di Violino di Cremona punta l’obiettivo, sino all’11 giugno, sulle fotografie che hanno segnato l’evoluzione del reportage. «Life-Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia» è il titolo di questa retrospettiva che esalta il legame indissolubile tra i maestri della macchina fotografica e la rivista americana, che si avvalse del loro occhio critico.
L’appuntamento clou è senza dubbio quello di Brescia dove dal 7 marzo il debuttante Photo Festival compie i suoi primi… scatti con un cartellone di eventi, esposizioni di livello internazionale in cui spiccano ben tre mostre dedicate all’agenzia parigina.
Al complesso Museale di Santa Giulia, «Magnum First» scalda gli appassionati di immagini black & white proponendo 83 stampe mai viste in Italia di Capa e degli altri storici fotoreporter, mentre «Magnum-La première fois» è una celebrazione arricchita da proiezioni e stampe originali della classe mostrata da Cartier-Bresson e dagli altri campionissimi dello scatto. Infine alla Camera di Commercio, va in scena «Brescia Photos»: Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins hanno esercitato il proprio talento per il contemporaneo proprio nella città lombarda e i suoi dintorni.
Del resto l’ex capitale mondiale del tondino è da sempre una fonte zampillante di ispirazione iconografica e costituisce, insieme alla sua provincia, una terra fertile in cui sbocciano e crescono, per poi fare fortuna nel mondo esponenti di questa arte di catturare l’immediato per renderlo eterno. Bastano poche ore in giro per il centro dalla Stazione Ferroviaria a Piazza della Loggia e nella periferia sempre più multietnica (111 nazionalità presenti, i quartieri di S. Faustino e del Carmine sono emblemi di una convivenza possibile), per trarre spunti fotografici dall’atmosfera di trasformazione da realtà prettamente industriale – ferro e armi in primis – a polo culturale e di integrazione sociale.
Anche le nuove forme di mobilità sostenibile (la metropolitana senza conducente), e la rivalutazione della zona archeologica con il Capitolium, dove presto ritroverà la conturbante statua romana della Vittoria Alata, stimolano i click. Immagini che magari un giorno saranno esposte al Macof, il Centro della Fotografia Italiana aperto nella primavera scorsa nelle stanze affrescate di Palazzo Martinengo Colleoni, sede del tribunale sino agli anni 80, ove è raccolta una collezione di oltre 500 fotografie storiche capaci di attirare in pochi mesi più di quindicimila spettatori.
«Brescia sin dagli albori della fotografia ha avuto un legame speciale con questa forma di espressione – racconta Renato Corsini, architetto e fotografo, direttore del Macof —, diventato fortissimo nel Dopoguerra grazie alle tante gallerie dedicate solo alle immagini, come ad esempio Il Diaframma di Lanfranco Colombo che aprì qui il secondo spazio italiano dopo quello di Milano che era stato il primo in assoluto a esporre solo fotografie».
Sulla sua scia ne nacquero molte altre, «stimolando – continua – i fotografi locali a uscire allo scoperto e proporre le proprie opere. Questo fidanzamento tra l’arte delle immagini e la città ha ispirato sicuramente Ugo Mulas nato e cresciuto a Pozzolengo, Franco Piavoli suo compaesano anche regista tutt’oggi attivo. Sono bresciani anche Roberto Dotti autore di eccellenti reportage sull’India, e Gian Butturini. A quest’ultimo che era anche grafico, va riconosciuto il merito di avere a suo modo rivoluzionato l’editoria iconografica con un libro quale London by Gian Butturini che è stato citato anche da un maestro quale Martin Parr».
Che non a caso è un fotografo della Magnum.