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 2017  marzo 05 Domenica calendario

Il ritorno delle badanti italiane. In dieci anni sono triplicate

Ma quale Olga, Dana e Irina. Le badanti oggi si chiamano Roberta, Giovanna, Carla. E sono italiane. Se siete abituati a sentire qualche lingua dell’Est Europa quando andate a trovare i parenti anziani che hanno bisogno di cure, mettetevi l’anima in pace: sempre più spesso vi capiterà di imbattervi nelle espressioni dialettali regionali. Magari campane o piemontesi. Sissignori: le badanti nate e cresciute nello Stivale sono sempre di più. 
Colpa della crisi, manco a dirlo. C’è chi ha perso il lavoro, chi non riesce ad arrivare a fine mese e chi prova a far quadrare i conti di casa racimolando qualche spiccio alla bisogna. La stangata occupazionale maschile, certo, non ha aiutato per niente: sempre più donne si sono trovate sommerse da bollette e fatture da pagare dopo che il benservito in ufficio lo ha ricevuto il proprio marito o compagno. Così hanno deciso di rimboccarsi le maniche, e le stanno provando tutte. Assistenza familiare compresa. 
Nel 2015, secondo
gli ultimi dati del-
l’Inps, le italiane impegnate in questo settore
sono aumentate del
13%, ma se il raffronto
si estende agli ultimi
sette anni quella percentuale sale addirittura a quota +239. Un incremento esponenziale in piena regola che va a coprire, statistiche alla mano, il 19,1% delle richieste totali. Le dirette interessate guadagnano, in media, 920 euro al mese: uno stipendio striminzito, ma in un periodo in cui tocca tirare la cinghia è sempre meglio di niente.
Chiariamo subito, sono ancora le straniere a occuparsi, per la maggior parte, dei due milioni e mezzo di over 65 non autosufficienti che ci sono nel Belpaese. Ucraine, russe, peruviane. Loro hanno esperienza, fanno questo lavoro da anni e sono preparate. «Sono più conosciute, tante sudamericane hanno anche la certificazione Oss che è una garanzia di professionalità», chiarisce l’addetta di un’agenzia del settore di Porta Venezia, a Milano. «Però ultimamente arrivano molte italiane, che si improvvisano badanti perché hanno difficoltà economiche: non sono meno brave delle altre, al contrario si danno da fare». 
Un fenomeno che confermano anche dalle parti di Roma: «Sempre più famiglie provano a chiedere una badante italiana, gli anziani danno loro più confidenza, si sentono più coccolati se in casa hanno una persona con la quale possono parlare serenamente», commenta un collega capitolino. In fondo venire dallo stesso Paese può avere i suoi vantaggi: guardare assieme Sanremo o cucinare un piatta di spaghetti. «È una tendenza degli ultimi anni», chiosa l’addetto ai lavori, «tuttavia ora sta crescendo anche la disponibilità». In Toscana, tanto per dire, da quando è attivo il numero verde regionale di “Pronto Badante” per l’assistenza domestica di Firenze e dintorni il telefono è già squillato 25mila volte e sono stati attivati oltre 5mila buoni lavoro: beh, il 70% di questi (cioè più di 3mila) sono finiti nelle tasche di qualche connazionale. In molti casi un parente, magari un nipote. Più spesso la signora della porta accanto che, prestando cure e attenzioni al vicino di casa, arrotonda la paga mensile. 
Non stupisce nemmeno che a scorrere i vari annunci in rete è un leggere continuo di “preferenza italiane”, “richiesta italiana”, “meglio se italiana”. Da Torino a Palermo, le donne che si sono buttate sull’assistenza familiare negli ultimi mesi hanno tra i 30 e i 56 anni, sono quasi tutte diplomate, ma tra loro c’è anche qualcuna con in tasca una laurea.
Magari in materie affini, il che non guasta. Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania sono le zone dove questa inclinazione è più marcata. E nell’esercito delle badanti “made in Italy” c’è anche chi cerca di sfruttare l’esperienza fatta in famiglia. 
«Sono figlia di un commercialista e ho lavorato per anni in varie aziende come ragioniera», ha raccontato Tiziana, una signora di Roma, qualche mese fa sulle pagine di Donna Moderna, «Quando ho cercato un altro posto ho mandato centinaia di curriculum, ma ho ricevuto solo offerte per impieghi sottopagati. Un giorno un’amica mi ha proposto di occuparmi dei suoi genitori anziani. Faccio la badante da un anno e lavorare a contatto con gli altri mi dà forza». 
Non pensate nemmeno che il mondo delle badanti sia tutto ad appannaggio delle donne e basta: il 7,1% dei lavoratori che operano in questo ambito appartiene al sesso forte. Loro sì, però, che sono una rarità. 

Il ritorno delle badanti italiane. In dieci anni sono triplicate Claudia Osmetti ■■■ Ma quale Olga, Dana e Irina. Le badanti oggi si chiamano Roberta, Giovanna, Carla. E sono italiane. Se siete abituati a sentire qualche lingua dell’Est Europa quando andate a trovare i parenti anziani che hanno bisogno di cure, mettetevi l’anima in pace: sempre più spesso vi capiterà di imbattervi nelle espressioni dialettali regionali. Magari campane o piemontesi. Sissignori: le badanti nate e cresciute nello Stivale sono sempre di più. 
Colpa della crisi, manco a dirlo. C’è chi ha perso il lavoro, chi non riesce ad arrivare a fine mese e chi prova a far quadrare i conti di casa racimolando qualche spiccio alla bisogna. La stangata occupazionale maschile, certo, non ha aiutato per niente: sempre più donne si sono trovate sommerse da bollette e fatture da pagare dopo che il benservito in ufficio lo ha ricevuto il proprio marito o compagno. Così hanno deciso di rimboccarsi le maniche, e le stanno provando tutte. Assistenza familiare compresa. 
Nel 2015, secondo
gli ultimi dati del-
l’Inps, le italiane impegnate in questo settore
sono aumentate del
13%, ma se il raffronto
si estende agli ultimi
sette anni quella percentuale sale addirittura a quota +239. Un incremento esponenziale in piena regola che va a coprire, statistiche alla mano, il 19,1% delle richieste totali. Le dirette interessate guadagnano, in media, 920 euro al mese: uno stipendio striminzito, ma in un periodo in cui tocca tirare la cinghia è sempre meglio di niente.
Chiariamo subito, sono ancora le straniere a occuparsi, per la maggior parte, dei due milioni e mezzo di over 65 non autosufficienti che ci sono nel Belpaese. Ucraine, russe, peruviane. Loro hanno esperienza, fanno questo lavoro da anni e sono preparate. «Sono più conosciute, tante sudamericane hanno anche la certificazione Oss che è una garanzia di professionalità», chiarisce l’addetta di un’agenzia del settore di Porta Venezia, a Milano. «Però ultimamente arrivano molte italiane, che si improvvisano badanti perché hanno difficoltà economiche: non sono meno brave delle altre, al contrario si danno da fare». 
Un fenomeno che confermano anche dalle parti di Roma: «Sempre più famiglie provano a chiedere una badante italiana, gli anziani danno loro più confidenza, si sentono più coccolati se in casa hanno una persona con la quale possono parlare serenamente», commenta un collega capitolino. In fondo venire dallo stesso Paese può avere i suoi vantaggi: guardare assieme Sanremo o cucinare un piatta di spaghetti. «È una tendenza degli ultimi anni», chiosa l’addetto ai lavori, «tuttavia ora sta crescendo anche la disponibilità». In Toscana, tanto per dire, da quando è attivo il numero verde regionale di “Pronto Badante” per l’assistenza domestica di Firenze e dintorni il telefono è già squillato 25mila volte e sono stati attivati oltre 5mila buoni lavoro: beh, il 70% di questi (cioè più di 3mila) sono finiti nelle tasche di qualche connazionale. In molti casi un parente, magari un nipote. Più spesso la signora della porta accanto che, prestando cure e attenzioni al vicino di casa, arrotonda la paga mensile. 
Non stupisce nemmeno che a scorrere i vari annunci in rete è un leggere continuo di “preferenza italiane”, “richiesta italiana”, “meglio se italiana”. Da Torino a Palermo, le donne che si sono buttate sull’assistenza familiare negli ultimi mesi hanno tra i 30 e i 56 anni, sono quasi tutte diplomate, ma tra loro c’è anche qualcuna con in tasca una laurea.
Magari in materie affini, il che non guasta. Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania sono le zone dove questa inclinazione è più marcata. E nell’esercito delle badanti “made in Italy” c’è anche chi cerca di sfruttare l’esperienza fatta in famiglia. 
«Sono figlia di un commercialista e ho lavorato per anni in varie aziende come ragioniera», ha raccontato Tiziana, una signora di Roma, qualche mese fa sulle pagine di Donna Moderna, «Quando ho cercato un altro posto ho mandato centinaia di curriculum, ma ho ricevuto solo offerte per impieghi sottopagati. Un giorno un’amica mi ha proposto di occuparmi dei suoi genitori anziani. Faccio la badante da un anno e lavorare a contatto con gli altri mi dà forza». 
Non pensate nemmeno che il mondo delle badanti sia tutto ad appannaggio delle donne e basta: il 7,1% dei lavoratori che operano in questo ambito appartiene al sesso forte. Loro sì, però, che sono una rarità. 



Il ritorno delle badanti italiane. In dieci anni sono triplicate Claudia Osmetti ■■■ Ma quale Olga, Dana e Irina. Le badanti oggi si chiamano Roberta, Giovanna, Carla. E sono italiane. Se siete abituati a sentire qualche lingua dell’Est Europa quando andate a trovare i parenti anziani che hanno bisogno di cure, mettetevi l’anima in pace: sempre più spesso vi capiterà di imbattervi nelle espressioni dialettali regionali. Magari campane o piemontesi. Sissignori: le badanti nate e cresciute nello Stivale sono sempre di più. 
Colpa della crisi, manco a dirlo. C’è chi ha perso il lavoro, chi non riesce ad arrivare a fine mese e chi prova a far quadrare i conti di casa racimolando qualche spiccio alla bisogna. La stangata occupazionale maschile, certo, non ha aiutato per niente: sempre più donne si sono trovate sommerse da bollette e fatture da pagare dopo che il benservito in ufficio lo ha ricevuto il proprio marito o compagno. Così hanno deciso di rimboccarsi le maniche, e le stanno provando tutte. Assistenza familiare compresa. 
Nel 2015, secondo
gli ultimi dati del-
l’Inps, le italiane impegnate in questo settore
sono aumentate del
13%, ma se il raffronto
si estende agli ultimi
sette anni quella percentuale sale addirittura a quota +239. Un incremento esponenziale in piena regola che va a coprire, statistiche alla mano, il 19,1% delle richieste totali. Le dirette interessate guadagnano, in media, 920 euro al mese: uno stipendio striminzito, ma in un periodo in cui tocca tirare la cinghia è sempre meglio di niente.
Chiariamo subito, sono ancora le straniere a occuparsi, per la maggior parte, dei due milioni e mezzo di over 65 non autosufficienti che ci sono nel Belpaese. Ucraine, russe, peruviane. Loro hanno esperienza, fanno questo lavoro da anni e sono preparate. «Sono più conosciute, tante sudamericane hanno anche la certificazione Oss che è una garanzia di professionalità», chiarisce l’addetta di un’agenzia del settore di Porta Venezia, a Milano. «Però ultimamente arrivano molte italiane, che si improvvisano badanti perché hanno difficoltà economiche: non sono meno brave delle altre, al contrario si danno da fare». 
Un fenomeno che confermano anche dalle parti di Roma: «Sempre più famiglie provano a chiedere una badante italiana, gli anziani danno loro più confidenza, si sentono più coccolati se in casa hanno una persona con la quale possono parlare serenamente», commenta un collega capitolino. In fondo venire dallo stesso Paese può avere i suoi vantaggi: guardare assieme Sanremo o cucinare un piatta di spaghetti. «È una tendenza degli ultimi anni», chiosa l’addetto ai lavori, «tuttavia ora sta crescendo anche la disponibilità». In Toscana, tanto per dire, da quando è attivo il numero verde regionale di “Pronto Badante” per l’assistenza domestica di Firenze e dintorni il telefono è già squillato 25mila volte e sono stati attivati oltre 5mila buoni lavoro: beh, il 70% di questi (cioè più di 3mila) sono finiti nelle tasche di qualche connazionale. In molti casi un parente, magari un nipote. Più spesso la signora della porta accanto che, prestando cure e attenzioni al vicino di casa, arrotonda la paga mensile. 
Non stupisce nemmeno che a scorrere i vari annunci in rete è un leggere continuo di “preferenza italiane”, “richiesta italiana”, “meglio se italiana”. Da Torino a Palermo, le donne che si sono buttate sull’assistenza familiare negli ultimi mesi hanno tra i 30 e i 56 anni, sono quasi tutte diplomate, ma tra loro c’è anche qualcuna con in tasca una laurea.
Magari in materie affini, il che non guasta. Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania sono le zone dove questa inclinazione è più marcata. E nell’esercito delle badanti “made in Italy” c’è anche chi cerca di sfruttare l’esperienza fatta in famiglia. 
«Sono figlia di un commercialista e ho lavorato per anni in varie aziende come ragioniera», ha raccontato Tiziana, una signora di Roma, qualche mese fa sulle pagine di Donna Moderna, «Quando ho cercato un altro posto ho mandato centinaia di curriculum, ma ho ricevuto solo offerte per impieghi sottopagati. Un giorno un’amica mi ha proposto di occuparmi dei suoi genitori anziani. Faccio la badante da un anno e lavorare a contatto con gli altri mi dà forza». 
Non pensate nemmeno che il mondo delle badanti sia tutto ad appannaggio delle donne e basta: il 7,1% dei lavoratori che operano in questo ambito appartiene al sesso forte. Loro sì, però, che sono una rarità.