La Stampa, 5 marzo 2017
Berlusconi tentato dai verdiniani. Trattative ad Arcore: l’ex premier vuole Forza Italia al 20%
È pronto a riaccogliere i transfughi ma soltanto se riportano consenso e ritornano a lavorare sui territori. È un Silvio Berlusconi magnanimo quello che nella sua villa di Arcore, attorniato dai familiari e dai pochi fedelissimi, riprogetta il partito in vista delle elezioni politiche.
Pubblicamente resta in silenzio e osserva le vicende che stanno coinvolgendo l’ex premier Matteo Renzi, ma in privato lavora in maniera indefessa. Forse perché, qualcuno sospetta, saggia la vittoria: «Ci dobbiamo tenere pronti, ormai la situazione sta precipitando. Avete visto quello che è accaduto a Denis?». Già, Denis Verdini, l’ex plenipotenziario del Cavaliere condannato a nove anni dal Tribunale di Firenze. Lo chiama «Denis» quasi a voler sottolineare che l’affetto e l’amicizia resistono alle divergenze politiche.
All’interno di Ala la situazione è precipitata. Raccontano che la maggioranza delle truppe verdiniane sia disperata. «Che si fa?», è il refrain delle telefonate dei parlamentari. Di certo c’è che l’ordine scuderia è partito: «Liberi tutti, dobbiamo salvarci». E la salvezza politica passa soltanto da Forza Italia e dalla centralità dell’ex premier Berlusconi. Quest’ultimo non nasconde la sua soddisfazione: «Vedete, alla fine passano i governi, passano i leader, ma nel centrodestra l’unico rimango io». L’agenda di Berlusconi si riempie. Almeno una quindicina di verdiniani si sono già mossi e hanno provato a chiedere un incontro con l’ex Cavaliere. In cima alla lista ci sono quelli che a Palazzo Madama sono stati ribattezzati i «napoletani», una specie di «corrente del Golfo», ovvero Ciro Falanga, Pietro Langella, Eva Longo, Antonio Milo e Domenico Auricchio. Cinque senatori di Ala il cui tramite per far breccia con Berlusconi è il senatore Francesco Nitto Palma. Un discorso analogo vale per i siciliani Antonio Scavone, Giuseppe Compagnone e, soprattutto, Saverio Romano. Quest’ultimo avrebbe attivato i canali con il coordinatore siciliano di Fi, Gianfranco Micciché. Così Berlusconi, nonostante le proteste dei suoi che li additano come «traditori», sarebbe tentato di riabbracciarli ma senza garantirgli alcuno scranno di senatore o di deputato. «Dovranno conquistarselo a forza di preferenze, sarà un modo per pesarli e vedere quanto valgono. Qui al momento sono rimasti soltanto posti in piedi», è il senso del ragionamento che segue in queste ore l’ex premier. La legge elettorale oggi presente per l’elezione del Senato, ovvero il Consultellum, non prevede i capilista bloccati ma la preferenza unica. Dunque, il drappello di verdiniani, e non solo – anche gli alfaniani sarebbero in agitazione – potrebbe giocarsi il match della rielezione nelle liste di Fi e così far crescere le percentuali degli azzurri. Il Cavaliere mira al 20%. L’obiettivo è superare il Carroccio e tornare a guidare la coalizione. Chi lavora al ritorno dei transfughi è Niccolò Ghedini. Il super legale tratta con tutti. Da Alfano a Verdini. E Berlusconi sorride: «Un paio di mesi e ci sarà la fila».