il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2017
Unità e La Verità, il doppio fronte editoriale di Romeo
A Carlo Russo era venuta una grande idea: far decidere il direttore dell’Unità a Tiziano Renzi. Ovviamente grazie ad Alfredo Romeo che avrebbe messo i soldi facendo le scarpe all’attuale direttore Sergio Staino.
Il 14 settembre del 2016, in un momento di crisi nera del giornale, quando Staino era stato individuato come nuovo direttore ma non aveva ancora preso in mano il quotidiano del Pd, Alfredo Romeo e Carlo Russo sono nella stanza della Romeo Gestioni in via Pallacorda a Roma dove il Noe dei Carabinieri ha piazzato le sue microspie. Russo dice che Renzi è arrabbiato con Massimo Pessina, azionista di controllo della società editrice dell’Unità insieme all’amministratore delegato Guido Stefanelli: “Il Presidente è indiavolato. Quindi insomma se ne stava ragionando con lui… insomma abbiamo detto dico comunque è una persona che ha interesse anche nell’editoria….”. Russo dice di avere detto a Renzi (una delle sue millanterie probabilmente) che Romeo ha interessi nell’editoria e potrebbe partecipare all’acquisto del quotidiano del Pd.
Romeo capisce che l’interesse di Russo è portare al Pd un risultato importante per poi poter chiedere in cambio qualcosa. Quindi è ben contento di fare la parte dell’editore illuminato e sostiene che sta già per entrare in un’altra iniziativa editoriale. Il giornale in questione sarebbe La Verità di Maurizio Belpietro.
A Russo però interessa andare al sodo e sa quali sono le note che deve far sentire a Romeo. “Questo discorso avvocato aiuta anche il suo colloquio con Tiziano. Deve essere frequente”. Russo gli spiega che un altro vantaggio sarebbe il fatto di trovare una giustificazione a un rapporto tra il padre di Renzi e un imprenditore come lui. La gente potrebbe mormorare: “Ah allora stavano insieme chissà cosa facevano…”. Invece in questa ottica ognuno avrebbe un ruolo. “Ci sono interessi dietro a lui. Distribuisce il giornale e lei è l’editore”. Tiziano Renzi infatti in passato si è occupato anche di distribuzione ed editoria. L’acquisto dell’Unità avrebbe risolto anche iproblemi del figlio “che è incazzato come una scimmia”. Perché l’editore non mette i soldi. Romeo allora chiede il costo dell’operazione e Russo: “Penso un paio di milioni”. Romeo subito torna a parlare di quello che gli sta a cuore e “richiede a Russo di fare chiarezza in merito all’appalto che è stato assegnato ad un’altra azienda”.
Alla fine Russo incontra davvero il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi. “Ho incontrato Carlo Russo per 10 minuti presso il mio studio. Mi ha riportato un potenziale interesse da parte dell’imprenditore Romeo ad entrare come socio dell’Unità. L’incontro – ha spiegato Bonifazi dopo che Il Fatto gli chiedeva lumi da settimane invano sul punto – fu cordiale, ma spiegai l’impossibilità di dare seguito a tale interessamento”. La ragione? “preclusione ad avere rapporti di natura economica con soggetti sottoposti a pendenze giudiziarie. Russo mi sottolineò che Romeo risultava essere stato assolto da ogni accusa. Per mera cortesia gli chiesi di darmene prova, così mi fu fornito un documento che non ho neppure letto”.
Quanto a La Verità, la sorpresa è doppia se si pensa a come è stato trattato Matteo Renzi nel libro a lui dedicato dal direttore Belpietro firmato insieme a Giacomo Amadori, proprio il cronista che per primo ha scritto dell’esistenza di un’indagine della Procura di Napoli che terrorizzava Tiziano Renzi. La Verità di Belpietro non è stata tenera con il duo Russo-Tiziano Renzi.
La conversazione da cui emerge l’interesse di Romeo per La Verità è istruttiva del metodo usato dall’imprenditore per agganciare persone su posizioni lontane per arrivare al perseguimento dei suoi fini. Italo Bocchino commenta con Romeo il buon risultato di vendite delle prime uscite del quotidiano. Poi aggiunge che dovrà vedere Gaetano Quagliariello, senatore centrista ex Pdl, e consiglia a Romeo di versare 50mila euro per il tramite di Quagliariello. Invece di mettere i soldi direttamente nel giornale, sarebbe stato meglio procedere con un’erogazione liberale alla fondazione con vantaggi fiscali: “50.000 mila euro a Magna Carta e ti levi da tutti gli imbrogli” dice Romeo, facendo riferimento alla Fondazione del senatore centrista.
Quagliariello e Bocchino facevano sul serio. Il 27 settembre sono riuniti con Romeo e discutono nei dettagli il progetto. “Quagliariello dice di aver preparato una società di scopo – scrivono gli investigatori – quindi Magna Carta entra come socio unico nella società di scopo e quindi non risulta nemmeno Magna Carta ma questa società”. Belpietro spiega al Fatto: “Siamo stati i primi a raccontare di babbo Renzi. C’hanno provato? Può darsi ma non ci sono riusciti. Tra i nostri finanziatori Romeo non c’è. L’unica che entrata è la Fondazione Magna Carta”.