Notizie tratte da: Luca Briasco, Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea, Minimum Fax, Roma, pagg. 312, € 18, 5 marzo 2017
LIBRO IN GOCCE NUMERO 128 (Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea) Vedi Biblioteca in scheda: manca Vedi Database in scheda: manca RITRATTO DELLA CULTURA AMERICANA Solitudine «Credo che tutta la scrittura di qualità affronti, in un modo o nell’altro, il problema della solitudine, proponendosi come antidoto a essa
LIBRO IN GOCCE NUMERO 128 (Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea)
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RITRATTO DELLA CULTURA AMERICANA
Solitudine «Credo che tutta la scrittura di qualità affronti, in un modo o nell’altro, il problema della solitudine, proponendosi come antidoto a essa. Siamo tutti terribilmente soli. E se non altro nella narrativa esiste una modalità che ti consente di raggiungere con il mondo, con una mente e con dei personaggi un livello di intimità che, nella vita di tutti i giorni, sarebbe fuori della tua portata» (David Foster Wallace, intervista a Whiskey Island, 1993).
Wallace «David aveva sempre amato scrivere, soprattutto Infinite Jest, ed era sempre stato molto esplicito, nelle nostre numerose discussioni sullo scopo del romanzo, sulla sua convinzione che la narrativa fosse una soluzione, la migliore soluzione, al problema della solitudine esistenziale. Scrivere era il suo metodo per evadere dall’isola e, finché funzionò – finché riuscì a riversare il suo amore e la sua passione nella preparazione di quei dispacci solitari, e finché quei dispacci arrivarono sul continente come notizie urgenti, fresche e sincere – quel metodo gli conferì una certa misura di felicità e speranza per se stesso. Quando la sua speranza nella narrativa morì, dopo anni di lotta con il nuovo romanzo, non gli rimase altra via d’uscita che la morte» (Jonathan Franzen).
Gloria Franzen, polemico alla santificazione post-mortem di Wallace, «anche per il modo in cui il suicidio ci aveva portato via la persona e l’aveva trasformata in una leggenda pubblica. Gente che non aveva mai letto le sue opere e magari non lo aveva neppure sentito nominare, lesse sul Wall Street Journal il suo discorso per la cerimonia delle lauree al Kenyon College e pianse la perdita di un’anima nobile e generosa. Un establishment letterario che non aveva mai inserito i suoi libri nella rosa dei candidati a un premio nazionale si univa ora nel dichiararlo una gloria nazionale perduta».
Shock «Alcuni anni fa ero in volo verso la California e leggevo Brevi interviste con uomini schifosi. Mi resi conto che quel libro stava facendo strane cose alla mia mente e al mio corpo. Tutto d’un tratto, mentre sorvolavamo il Midwest, mi sentii agitato e irrequieto, sull’orlo delle lacrime. (…) Questo stato di alterazione sembrava più spirituale che estetico. Non stavo soltanto «leggendo un grande racconto» ? ciò che mi stava accadendo era più importante ed essenziale. La mia mente era spinta verso la compassione attraverso lo shock di una scrittura che, quanto agli argomenti di cui trattava, era decisamente cupa. Era come se stessi vivendo un rituale che mi spogliava di ogni residuo abitudinario. La lettura mi stava risvegliando, e mi faceva sentire al contempo più vulnerabile e più vivo» (George Saunders).
Infelicità «Può darsi che le famiglie infelici siano esteticamente superiori a quelle felici, la cui felicità risulta monotona, ma le famiglie «disfunzionali» non lo sono affatto. È facile difendere un romanzo sull’infelicità; tutti conoscono l’infelicità: fa parte della condizione umana. Un romanzo sulla disfunzione emotiva, tuttavia, si riduce a un manicheismo utilitario. Esso può diventare l’espressione di una funesta condiscendenza, che ostacola il ritorno alla salute con la celebrazione della patologia, oppure una lezione pratica, che aiuta i lettori a comprendere e superare le loro disfunzioni» (Jonathan Franzen).
Sperimentale «C’è della letteratura sperimentale che fa veramente, ma veramente cacare, che ha una leziosità e una difficoltà fini a se stesse. Non credo che sia un caso se tanto di quello che... se uno guarda la storia della letteratura – un po’ come se uno guarda la storia della pittura dopo lo sviluppo della fotografia – la storia della letteratura rappresenta il costante sforzo per permettere alla letteratura di continuare a operare quelle magie che ti dicevo. Man mano che il tessuto... man mano che il tessuto cognitivo della nostra vita cambia. E man mano che cambiano i media attraverso cui la nostra vita viene rappresentata. E sono le cose avanguardistiche o sperimentali che hanno la possibilità di portare avanti questa impresa. Ecco perché sono preziose» (David Foster Wallace a David Lipsky).
Giorgio Dell’Arti, Domenicale – Il Sole 24 Ore 5/3/2017