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 2017  marzo 05 Domenica calendario

I trent’anni di indagini del pm Ielo. Da Craxi fino all’affare Consip

A dicembre 2008, quando ha 47 anni, il dottor Paolo Ielo siciliano di Messina “trasloca” nella capitale e saluta il tribunale di Milano dove aveva lavorato prima come giudice poi, dal 1993, come pm nel pool “Mani pulite” per tornare, dopo dieci anni, nei ruoli della giudicante come gip e infine, dopo altri cinque, sempre a Roma come pm, ruolo che svolge tuttora. «Le indagini migliori sono quelle che si concludono con sentenze che trovano spazio nei repertori di giurisprudenza, non quelle che finiscono sulle prime pagine dei giornali» andava dicendo negli anni di Mani Pulite. Ma un quarto di secolo fa, Paolo Ielo, era il più giovane pm di quel pool di Milano, e il suo nome sui giornali era pane quotidiano. Nel ’95 il dottor Ielo diede del “criminale matricolato” a Bettino Craxi nel processo per le tangenti alla Metropolitana milanese, salvo poi definìrla lui stesso «una caduta di stile». Di lui, Repubblica aveva scritto: «Mani pulite per sferrare l’attacco finale a Bettino Craxi si affida al più giovane della squadra». Nella sua requisitoria Ielo aveva prodotto le intercettazioni delle telefonate di Craxi da Hammamet e le carte sequestrate ai socialisti rimastigli fedeli. Vi si poteva leggere quanto Craxi e i suoi non apprezzassero l’operato dei magistrati e come cercassero di contrastarlo. Ielo, a un certo punto, «con la tensione che gli piega la voce», scrive ancora Repubblica, «si rivolge ai giudici dicendo queste sono le carte di un criminale matricolato che aggredisce i magistrati». 
Nel 1995, nel tormentato avvio della Seconda Repubblica, il putiferio politico è inevitabile. Il fatto che il pm sia notoriamente di Magistratura democratica acuisce la polemica. Un membro laico del Csm ne critica perfino il look, descrivendolo «vestito come un aiuto droghiere. Porta la toga come un camice stazzonato con sotto una camicia da scampagnata». Quando anni dopo Berlusconi lo attaccherà in aula, Ielo è già l’immagine della toga rossa più giovane e feroce. Il Foglio, nei giorni scorsi, nel tracciarne il ritratto, ha sottolineato: «A nulla è valso che il giorno dopo la sua performance si sia scusato ammettendo la “caduta di stile”». E ancora: «Nel suo ultimo periodo milanese, passato nell’ufficio del gip, non ripeterà errori simili. Specializzatosi nei reati finanziari e societari, era divenuto uno dei magistrati meglio capaci di interpretare la legge che dal 2001 regola la responsabilità penale delle persone giuridiche che, nel linguaggio dei giuristi, sono le aziende, le società, gli enti». Arrivato a Roma, alla Procura di Giuseppe Pignatone, è tornato a fare il pm come ai tempi del pool. Ielo mette a frutto la sua competenza, si occupa di cause che possano valorizzarla. Gli esempi son tanti: le vicende di Finmeccanica, tanti reati di falsa fatturazione come quello che ha riportato in carcere Stefano Ricucci, e molti scandali relativi agli enti locali e alle società partecipate. Fino all’inchiesta cosiddetta Mafia Capitale di cui è tuttora pubblico ministero nel dibattimento, insieme con Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli. E adesso, arrivata da Napoli (con Henry John Woodcock e Celeste Carrano), ha in mano l’inchiesta sulle presunte tangenti alla Consip, che coinvolge fra gli altri anche il padre dell’ex capo del governo. È toccato a lui, venerdì, interrogare Tiziano Renzi insieme con la collega Carrano. 
«A volte ci contestano di non fare questa o quella richiesta di processo. Ma chi muove le indagini deve avere per primo la capacità di capire dove può arrivare con quello che ha in mano», aveva dichiarato nelle scorse settimane dopo i numerosi proscioglimenti e le richieste di archiviazione di Mafia Capitale. «Inchieste che portino a processi azzardati sono un danno per tutti: per le procure che le propongono, per gli imputati e per la collettività perché c’è una perdita di credibilità della giustizia». 
Ora è il momento delle presunte mazzette alla Consip, una richiesta d’arresto è già stata accolta ed eseguita. Presto si saprà quali prove la Procura di Roma e il pm Paolo Ielo hanno in mano.