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 2017  marzo 05 Domenica calendario

Il protezionismo che rallenta la crescita

Danilo Taino Statistics editor«B ilaterale» è una delle parole preferite da Donald Trump. La usa spesso e ora sembra stia diventando la base di azioni politiche concrete per quel che riguarda il commercio internazionale. Opposta a «multilaterale». Se in certi campi il presidente americano introduce novità che potrebbero portare a sviluppi interessanti – ad esempio se parla di Nato o di tasse o di deregulation – quando si viene agli scambi la sua idea di politica come «deal» – contrattazione a due nella quale uno perde l’altro vince – comporta rischi seri. In un settore già in difficoltà a causa di un protezionismo crescente ben prima dell’elezione di Trump alla Casa Bianca.
Da metà ottobre 2008, inizio della crisi finanziaria, a metà ottobre 2016, nel mondo sono state introdotte 2.978 misure restrittive degli scambi, calcola la Wto (Organizzazione mondiale del commercio). Di queste, ne sono state tolte solo 740. Ciò in violazione degli impegni presi dai maggiori Paesi al G20 del 2009 nel quale si impegnavano a non rispondere alla recessione iniziata dopo il crollo della Lehman Brothers con misure protezioniste. Il risultato è che nel 2010 erano in essere nel mondo 464 misure speciali restrittive e a metà ottobre 2016 ce n’erano 2.238. Si tratta in maggioranza di tariffe all’importazione per prodotti e servizi ma anche di procedure alla dogana per rendere più difficile l’import e di normative che riguardano formalmente norme sanitarie o ambientali ma in realtà sono finalizzate a proteggere certe industrie nazionali dalla concorrenza estera. Questa tendenza distorce il mercato e rallenta la crescita economica. Inoltre, crea tensioni tra i diversi Paesi. E frena il commercio internazionale. Sempre secondo le statistiche della Wto, nel 2017 gli scambi globali sono cresciuti dell’ 1,7% in volume, l’aumento più basso dal 2008, e addirittura crollati se misurati in dollari: del 14%, a 16 mila miliardi, per quel che riguarda le merci, e del 6%, a 4.754 miliardi, per quel che riguarda i servizi. Con un commercio già in serie difficoltà, una Casa Bianca che respinge il sistema multilaterale – cioè quello concordato che crea vantaggi per tutti ed è garantito da un tribunale commerciale presso la Wto – favorirebbe divisioni e blocchi, prima commerciali e poi politici. Nei quali ognuno cercherebbe di avere muscoli robusti per imporsi. Il contrario di ciò che ha garantito la prosperità e la pace in Occidente dopo il 1945.