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 2017  marzo 05 Domenica calendario

Treviso e le altre città. Se il nord est alza i muri

A Treviso sta sorgendo un quartiere-fortino, recintato da un muro alto tre metri. Si chiama Santa Bona. Ha già 22 abitazioni, che diventeranno presto 56. È un contesto pregiato, con una bellissima piscina e tanto verde. E costose villette. Esiste ormai da due anni, e presto sarà finito.
Il muro corre lungo la strada ed è bruttissimo, a vederlo in foto sui giornali pare una di quelle prigioni americane costruite nel deserto, fatte solo per i condannati e i loro poliziotti. «Chi volete che venga ad abitare in un posto così trincerato?» chiedevano in Comune i membri dell’opposizione. Errore: le villette finite sono state vendute tutte, ne manca solo una. E dunque la gente aspettava residenze di questo tipo: murate, impenetrabili, sicure. Dove puoi lasciare la casa con la porta aperta. E i bambini a giocare all’aperto. Intorno, nel quartiere, gira un vigilante privato, pagato dai residenti.
Ebbene: anche questi residenti, che pagano il loro vigilante, lodano la soluzione del muro di cinta. Diventerà la soluzione del futuro prossimo? La civiltà di domani sarà una civiltà di cittadine fortificate? Noi a vivere e dormire chiusi da muraglie, e intorno gireranno malintenzionati, in cerca di un buco per entrare? In un passato non poi tanto lontano, da queste parti aveva attecchito l’abitudine di blindare le porte, non le porte di casa (quelle nascono blindate), ma le porte delle stanze da letto. Si dava per scontato che i ladri e rapinatori entravano in casa tua mentre tu dormivi, non erano loro che dovevano aver paura di te ma tu di loro, appena entrati cercavano il posto dove dormivi per assalirti e tu ti chiudevi a chiave, ma la porta di legno la sfondavano in cinque secondi e ti avevano in pugno. Terrore nero. Allora ti blindavi la porta con una lamina d’acciaio. L’invasore perdeva tempo, faceva baccano, tu col telefono chiamavi aiuto. Potevi salvarti. Adesso non si blinda più la stanza da letto o la porta di casa, si blinda il quartiere. Non è il primo quartiere murato, questo di Treviso. Ce n’è un altro a Pordenone, abitato da professionisti, avvocati, ingegneri, o comunque borghesia dei lavori ben pagati. Quando c’è da vendere qualche abitazione, l’agenzia mette l’annuncio con tanto di foto del muro: il muro non è un deterrente per gli acquirenti, è un’attrazione.
Rispetto a Treviso e Pordenone, Padova non è da meno, e io abito in un quartiere che era infestato di ladri, spacciatori e sbandati. Sto in una galleria, cioè una strada coperta, con 150 appartamenti, una ventina di negozi, e una quarantina di garages nel sotterraneo. Nelle vicinanze della famigerata via Anelli. Spacciatori e drogati dormivano di notte nei pianerottoli, davanti ai nostri appartamenti. Noi li guardavamo attraverso quello spioncino nella porta che si chiama «occhio di Giuda». Nel piano sotterraneo dei garage dormivano, mangiavano, amoreggiavano, accendevano fuochi. A un certo punto abbiamo deciso: si blinda la galleria. Alle 22, a un capo e all’altro della galleria, si alzano automaticamente due cancelli di ferro. Non si comandano dagli appartamenti. Bisogna scendere con la chiave. Alle 7, si riaprono da soli. Sicché dormiamo in un bunker. Ladri, drogati, spacciatori, sbandati sono spariti. Forse sono a Treviso. Trevigiani, imparate.
fercamon@alice.it