Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
La Raggi, così simpatica, così disinvolta, così convincente da Mentana, si trova adesso in altri due guai: primo guaio, è nuovamente indagata per via della nomina di Romeo e della storia delle polizze (Romeo è sotto il torchio di Paolo Ielo nel momento in cui scriviamo). Secondo guaio: il suo assessore Berdini, chiacchierando a ruota libera con un collega della Stampa, ne ha dette di cotte e di crude sulla sindaca, al punto che ieri ha sentito l’obbligo di presentare le dimissioni che la sindaca ha «respinto con riserva».
• Cominciamo con Berdini. Intanto: chi è Berdini?
Paolo Berdini, romano, 69 anni, urbanista di fama (ha presieduto l’Istituto Nazionale di Urbanistica), è assessore all’urbanistica della Raggi e si oppone, come i lettori di Gazzetta certamente già sanno, al milione di metri cubi che il costruttore Parnasi vuole edificare intorno allo stadio. In sintesi, il discorso di Berdini è: lo stadio te lo faccio fare, ma il milione di metri cubi no. Lo stadio occupa una porzione molto piccola di quel milione di metri cubi. Questa era anche la posizione del Movimento 5 stelle prima delle elezioni dell’anno scorso, e la sensazione è che adesso la sindaca, sul punto, vacilli. In ogni caso, l’altro giorno Berdini s’è lasciato andare con Federico Capurso della Stampa, e Capurso ieri ha pubblicato sul suo giornale un’intervista clamorosa.
• Che cosa dice Berdini in questa intervista?
«Trovo la situazione esplosiva, questa città non tiene. È stato fatto un errore dopo l’altro. [Romeo e Raggi] sono proprio sprovveduti. Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni, ma mi chiedevo: “com’è che c’è questo rapporto?”. E poi, questa donna che [sulle polizze] dice che non sapeva niente, ma a chi la racconti? [...] Su certe scelte [la Raggi] sembra inadeguata al ruolo che ricopre. I grand commis dello Stato, che devo frequentare per dovere, lo vedono che è impreparata. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni. Se vai, per dirne una, a un tavolo pubblico e dici che sei sindaco di Roma, spiazzi tutti. Lei invece… Se lei si fidasse delle persone giuste… Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli. Anche in quel caso, io glie l’ho detto: “sei sindaco, quindi mettiti intorno il meglio del meglio di Roma”. E invece s’è messa vicino una banda. Io sono amico della magistratura, Paolo Ielo lo conosco benissimo, è un amico, ma lei è stata interrogata otto ore. Anche lì c’è qualcosa che non mi torna».
• L’assessore ha smentito.
Sì, dopo aver presentato le scuse, con dimissioni, alla sindaca, ha detto ai cronisti che lo aspettavano all’uscita del Campidoglio: «Si tratta di una conversazione carpita dolosamente da uno sconosciuto che non si è nemmeno presentato come giornalista e durante la quale avrei perfino affermato di essere amico del procuratore Paolo Ielo che non ho mai conosciuto in vita mia». Sul sito della Stampa è stata però pubblicata la registrazione del colloquio (solo audio) ed effettivamente una voce, che si direbbe proprio quella di Berdini, dice ciò che Capurso ha poi riferito sul giornale, compresa l’amicizia con Ielo. Anche sulla storia che l’assessore non sapesse di avere di fronte un giornalista c’è un dubbio: nell’ultimo scampolo di registrazione si sente la voce attribuita a Berdini chiedere al suo interlocutore: “Sei precario?”».
• Si trattava quindi di una conversazione privata? Le conversazioni private hanno valore?
Il caso si trascina una serie di questioni che riguardano la nostra professione: è lecito riferire pensieri che il nostro interlocutore ci ha comunicato senza sapere che sarebbero stati destinati alla stampa? Quando pubblicate, queste dichiarazioni, rilasciate - per dir così - in rilassatezza, valgono o non valgono? Sono domande sensate, anche se forse astratte. Possibile che l’assessore sia così imprudente da parlare a quel modo con degli sconosciuti? È una questione in bilico, ma direi che il torto pende più dalla parte di Berdini che di Capurso.
• Che farà la Raggi?
Per ora ha «respinto con riserva», ma certo il colpo è duro. La sindaca non si può permettere l’uscita dalla giunta di un altro elemento di prestigio. Ed è un guaio anche l’interrogatorio di Romeo: gli inquirenti vogliono sapere da lui quello su cui non hanno insistito con Virginia, cioè il senso delle polizze vita stipulate a beneficio della Raggi. I giudici - è evidente - sospettano che siano alla base di uno scambio, dato che, una volta eletta sindaco, la Raggi promosse Romeo triplicandogli lo stipendio. Tra i due - è sempre il sospetto dei magistrati - era effettivamente in atto una relazione sentimentale.
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