Corriere della Sera, 9 febbraio 2017
Tremonti: la Ue e la vera storia delle sanzioni
Caro direttore,
ho letto con grande interesse l’articolo di Ferruccio de Bortoli di domenica scorsa. L’ho letto anche sul punto relativo al caso della Germania.
Credo che, al proposito, possa essere comunque utile notare quanto segue:
a) nel durante della Presidenza italiana dell’Ue, la Commissione Prodi chiese (i) in aggiunta alla ordinaria procedura per «deficit eccessivo», procedura che era già in corso su Germania (e Francia), (ii) anche l’applicazione di «sanzioni», (iii) sanzioni «pecuniarie» e «giornaliere», da applicare secondo una combinazione non solo economicamente ma anche politicamente micidiale;
b) a Germania (e Francia) non furono addizionalmente applicate le «sanzioni» così richieste (i) non per una ragione discrezionale o graziosa («favor»), (ii) piuttosto per una ragione legale: perché il Trattato allora prevedeva l’applicazione di sanzioni, ma solo nel caso di violazioni determinate da motivazioni politiche.
In specie, si prevedevano sanzioni, ma solo nel caso di deviazioni motivate dalla scelta di mettere in atto deliberate «politiche» di «deficit spending», così volontariamente ed esplicitamente devianti dalle regole europee;
c) non era questo il caso della Germania (e della Francia), che certo era in deficit di bilancio, ma oggettivamente solo per il non positivo andamento della sua economia e dunque per una ragione economica e non certo per una scelta politica di devianza dallo schema europeo;
d) la assoluta correttezza di questa interpretazione del Trattato, operata a larghissima maggioranza dal Consiglio dei ministri Eurogruppo-Ecofin nel durante della Presidenza italiana della Ue, fu confermata dalla Corte di giustizia europea;
e) di conseguenza non furono applicate a Germania (e Francia) le sanzioni richieste;
f) la stessa Corte, dopo aver così statuito nel merito, si limitò a sindacare al margine il metodo seguito all’interno della discussione del Consiglio europeo, una discussione che fu in effetti molto complessa e per questo protratta fino all’alba;
g) appena alcuni giorni dopo il Presidente Prodi definì «stupido» il «Patto» per cui aveva appena chiesto non l’applicazione, ma addirittura la forzatura!
h) nei mesi successivi la Germania varò un intensissimo ed efficacissimo piano di riforme economiche. Riforme che sarebbero state politicamente impossibili, se alla Germania fossero state applicate le «sanzioni»!
i) mi permetto infine di notare, la storia lo insegna, che l’applicazione di sanzioni (ingiuste) alla Germania non porta mai particolare fortuna. A nessuno.
Con affettuosa pignoleria, tuo.