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 2017  febbraio 09 Giovedì calendario

Narciso il narcisista e gli altri. Viaggio nell’italiano millennial. Il dibattito - Da Babbilonia a lacido attico

Una lettera al presidente del Consiglio contro “il declino dell’italiano a scuola”, firmata da 600 tra intellettuali e docenti universitari, diventata un caso in meno di una settimana. L’accusa: alla fine del percorso scolastico, troppi ragazzi non sanno esprimersi in italiano. A rispondere, Paolo Mottana, professore ordinario di Pedagogia alla Bicocca di Milano che ha sbottato contro i “parrucconi accademici” a cui “andrebbe spiegato che gli strumenti di cultura si sono assai diversificati (…) e che la lettura ha ceduto il posto a infinite altre occasioni di informazione e di evasione”. Al centro, la domanda: ma gli strafalcioni esistono ancora? Ne abbiamo raccolti centinaia nelle scuole e nelle università di tutta Italia. Di seguito, potete gustarne alcuni.
Narciso il narcisista. Esami scritti di filologia romanza. Si va dai problemi di doppie, come Babbilonia e leggittimo, agli accenti selvaggi: sù e sà ma non per dà. C’è il latino maccheronico, come lex al posto di lectio e nomini al posto di nominis. Fino alle incontrovertibili affermazioni di una laureanda in lingue: “Narciso, ovvero il più narcisista della storia”. Come darle torto?
Inferno e obitorio.Superato il tradizionale assunto secondo cui Gabriele D’Annunzio fosse un estetista, è Dante Alighieri a vederne di tutti i tipi. Se da un lato pare che abbia scritto Il Cantico delle Creature “ispirandosi a San Francesco”, dall’altro nella Divina Commedia pare abbia raccontato di un aldilà (spesso scritto come al di là, locuzione avverbiale) formato da Inferno, obitorio e Paradiso. Risolvendo in un colpo solo l’annosa questione sull’esistenza almeno del Purgatorio.
Costituzione viva.Esame di diritto costituzionale. Lo studente non ha dubbi su come la Carta sia in grado di autotutelarsi: “A seguito dell’elezione, il presidente della Repubblica dovrà effettuare il giuramento di fronte alla Costituzione, in quanto organo garante di tale”. Poi, c’è la storia di quel laureando che nella tesi finale avrebbe scritto cui ogni volta che intendeva dire qui. E, infine, il caso di chi non ha dubbi: “L’articolo in questione ha costituito una pietra migliare”. E si conia anche un nuovo tipo di referendum: “In quello di visione costituzionale non c’è il quorum”.
Benedetto Correttore. Uso sconsiderato della punteggiatura, separazione del verbo dal soggetto con una virgola, l’uso aberrante dell’articolo indeterminativo: “Negli elaborati delle tesi – spiega un professore ordinario di Letteratura italiana – c’è chi mette sempre l’apostrofo e chi, invece, preferisce ometterlo”. Il congiuntivo non esiste. “Ma i ricordi più tristi sono legati al passato, quando la tesi era dattiloscritta – spiega – allora potevi trovare squola, aqqua. Oggi questi errori non sono reperibili perché in parte il programma di scrittura utilizzato suggerisce la presenza di un errore, quando non lo corregge in automatico”. Errori senza generazione.
Geografia mediatica. Poi capita che la Terra del Fuoco diventi la Terra dei fuochi, che Cartagine diventi cartilagine e che la cattedra sia vagante e non vacante. E ancora, nel compito di scienze motorie labile per la bile e lacido attico per l’acido lattico. Tutto scritto: bisogna evitare l’inquinazione delle prove.
Le cause.“Il problema è molto più complesso e non coinvolge solo le giovani generazioni. Non può essere considerato attraverso qualche strafalcione, di cui eventualmente sorridere – spiega però Nicola De Blasi, professore ordinario di Storia della lingua italiana della Federico II di Napoli –: la capacità di scrivere bene è in connessione con l’abitudine alla lettura, con la capacità di osservare (e imitare) le caratteristiche linguistiche dei testi scritti. Capacità che può essere sviluppata e affinata quando sussiste la diffusa consapevolezza dell’importanza del saper scrivere in italiano in un modo adeguato e funzionale alle esigenze comunicative”.