Avvenire, 9 febbraio 2017
«Il Pentagono va in affitto nella Tower di New York»
Se è vero che Donald Trump ha annunciato l’intenzione di rinunciare allo stipendio da presidente (400mila dollari l’anno), ci sono altri modi grazie ai quali il miliardario beneficia comunque del suo ingresso alla Casa Bianca. Indubbia, ad esempio, è la valorizzazione del “marchio” Trump sul mercato, un marchio associato ai settori più diversi. Ancora più diretto, però, l’introito che il miliardario potrebbe ricavare grazie ad un nuovo inquilino della sua Trump Tower a New York. Il Pentagono, infatti, starebbe per affittare alcuni piani del grattacielo situato al numero 721 della Fifth Avenue, ritrovandosi ad avere come padrone di casa il nuovo presidente degli Stati Uniti.
Trump, infatti, trascorre alcune giornate nella sua residenza newyorchese, dove vivono la first lady Melania e il suo figlio più piccolo, Barron. Per il Dipartimento della Difesa potrebbe essere necessario avere degli spazi nell’edificio a supporto del presidente e del suo staff. «Per svolgere la sua funzione ufficiale, il Dipartimento alla Difesa sta lavorando attraverso gli opportuni canali e in accordo con tutte le norme applicabili per acquisire uno spazio limitato nella Trump Tower», ha comunicato il tenente colonnello J.B. Brind- le, un portavoce del Pentagono. La creazione di spazi di questo tipo non è una novità. Era già successo per Barack Obama a Chicago. Ma in questo caso soldi pubblici andrebbero a finire direttamente nelle aziende del presidente, rinnovando così la questione del conflitto di interesse del nuovo leader Usa.
Il Pentagono non ha indicato quale sarebbe la cifra per l’affitto dello spazio nella Trump Tower, ma la Cnn ha citato un agente immobiliare secondo cui un piano nel grattacielo newyorchese può costare fino a 1,5 milioni di dollari all’anno. In generale, l’elenco dei possibili conflitti d’interessi di Trump è sterminato. E la soluzione proposta per risolverli non è né un blind trust indipendente né la vendita di tutti gli asset, come raccomandavano gli esperti. Il tycoon ha invece optato per un trust “revocabile”, la cui gestione è stata affidata al figlio Donald jr e al responsabile finanziario della Trump Organization Allen Weisselberg. L’impero di Trump ha azioni in Coca Cola, AT& T, Bank of America, Nike, e altre 500 imprese di diversi settori. Dall’energia alle telecomunicazioni, dalle banche all’alimentare: qualsiasi norma o riforma varata dal tycoon rischia di avere effetti diretti sulle aziende nelle quali il presidente ha partecipazioni.