La Stampa, 9 febbraio 2017
Nella terra dei falchi. L’hobby milionario dei petrolieri del Golfo
Prendono l’aereo, hanno il passaporto, sono vezzeggiati come star e possono valere quanto un cavallo purosangue, o una Ferrari. Sono i falchi da caccia dei Paesi del Golfo, che nei mesi invernali vivono la loro stagione più intensa, fra tornei internazionali e gare di «bellezza» dai premi milionari.
La falconeria è lo sport più antico e l’orgoglio nazionale delle monarchie petrolifere. È una esibizione di potere e ricchezza da parte di principi e uomini d’affari. Ma è anche un collante sociale per le tribù arabe che dominano società molto conservatrici, dove gli abitanti locali sono diventati minoranza di fronte all’immigrazione di milioni di lavoratori dall’Asia.
La passione per la caccia con il falco è stata paragonata a quelle dei brasiliani per il calcio, ma un parallelo più calzante è con le corse dei cavalli. I purosangue costano molto, e hanno bisogno di «fantini», falconieri, altrettanto bravi, che li addestrano e li curano. Le celebrità sono inseguite dai tifosi e un selfie con un fuoriclasse vale quanto quello con un Messi o Ronaldo. Come la foto della cabina di un aereo della Etihad, con ottanta falchi di un principe saudita appollaiati sul sedile a fianco degli loro accompagnatori, diventata virale sul web.
Sui voli regionali delle compagnie del Golfo, in questa stagione, è abbastanza comune imbattersi nei falchi in viaggio. La Qatar Airways ne ammette fino a un massimo di 6 in classe Economica, non c’è limite in Business. Emirates, Etihad Airways e Royal Jordanian (ma ci sta pensando anche Lufthansa) hanno un regolamento, e fanno salire in cabina solo falchi con passaporto regolare – un documento che registra data e luogo di nascita, razza, vaccinazioni – e posto a sedere riservato. Sono gli unici animali ad avere questo privilegio, solo per i voli regionali e verso il Pakistan. La caccia con il falco è anche citata nel Corano e considerata «halal», legittima. Anche per questo metà dei falchi da caccia di tutto il mondo si trovano in Medio Oriente, ed Emirati e il Qatar sono il nuovo eldorado di questo sport. Fra i praticanti più in vista c’è l’emiro di Dubai, Shaikh Mohammad Bin Rashid Al Maktoum, mentre vicino a Doha, lungo la spiaggia di Messaeed, si tiene a gennaio il festival più importante.
Le temperature fresche aiutano. Molti falchi sono originari dell’Europa, alcuni addirittura della Siberia, come il girfalco, il più grosso, fino a un metro e 70 centimetri di apertura alare, a fronte del metro e 3 centimetri del più comune falco pellegrino. Il valore di un girfalco può arrivare a 250 mila dollari, il prezzo dei pellegrini va dai 10 ai 25 mila dollari. Il raduno a Messaeed tradizionalmente chiude la stagione. Dopo settimane passate a cacciare poveri piccioni usati come prede, i campioni si prendono un meritato riposo. Prima però tocca una passerella finale, un «concorso di bellezza». Con i becchi e gli artigli debitamente lucidati, i falchi vengono giudicati da occhi esperti. Al migliore, al suo fortunato proprietario, tocca un premio di mezzo milione di riyal, circa 150 mila dollari. Ai cacciatori più accaniti, gli stretti regolamenti dei festival, concordati con la Iaf (Internation association for falconery) e la Cites (Convention on International Trade in Endangered Species), vanno stretti. La caccia è sempre più simbolica, senza l’uccisione della preda, dove l’estetica e la bellezza contano più del sangue. Pakistan e Iraq sono diventate invece mete per battute senza limiti, in ambienti selvaggi, soprattutto nella provincia meridionale irachena di Muthanna.
I ricchi cacciatori del Golfo cominciano i loro safari a dicembre e vanno avanti fino a fine febbraio. Nel vasto deserto al confine con l’Arabia Saudita in questa stagione le temperature possono andare sotto zero. Le oasi rinverdiscono e i torrenti degli wadi attirano uccelli migratori e piccoli roditori. Un paradiso per falchi e falconieri, interrotto solo dall’irrompere della tumultuosa storia mediorientale. A dicembre 2015, nell’oasi di Bassiyah, 26 falconieri qatarini, compresi due appartenenti alla famiglia reale, si sono ritrovati circondati da una colonna di fuoristrada armati di mitragliatrici. Una milizia locale li ha catturati e tenuti in ostaggio per quattro mesi. Il rilascio è arrivato dopo complesse trattative fra Qatar e Iraq, che ha tenuta segreta l’identità dei rapitori. Dietro al sequestro ci sarebbero anche ragioni ideologiche: il Qatar è il più forte sostenitore dei ribelli sunniti in Siria, mentre il governo a maggioranza sciita di Baghdad è alleato di Bashar al-Assad. Sempre in Iraq, nelle rovine di Ninive a Mosul, è stata ritrovata la più antica iscrizione che fa riferimento alla falconeria, risalente al 750 avanti Cristo. Chissà se sunniti e sciiti riusciranno a mettersi d’accordo almeno su i falchi.