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 2017  febbraio 09 Giovedì calendario

L’étoile che fa brillare l’Uruguay

Per Alessandra Ferri è stato il partner di una vita sulla scena, «abbiamo ballato vent’anni insieme». E chi ha avuto il piacere di vederli volteggiare, romanticissimi Romeo e Giulietta alla Scala di Milano, nel 1995, ha ammirato una complicità rara nel mondo del balletto contemporaneo. «Accanto all’argentino Julio Bocca, Alessandra fa scintille», decretò unanime la critica. Lui era da tempo famoso, una grande stella internazionale.
Un ventennio dopo, la bacchetta magica di Bocca è ancora vivace come allora e sta spingendo, con metodi a volte un po’ brutali, il piccolo e semi-sconosciuto Uruguay sul palcoscenico mondiale della danza classica. Merito, va detto, dell’amatissimo (e rimpianto) ex presidente del Paese latino-americano José Mujica, che sette anni fa andò a bussare alla porta del ballerino in pensione offrendogli di dirigere un’impolverata e sonnacchiosa gloria nazionale, la compagnia di ballo del teatro Sodre. Prima del suo arrivo c’erano sere con appena 15-20 spettatori paganti,oggi la sala da 1.900 posti, nel centro di Montevideo, è quasi sempre esaurita. «Abbiamo lavorato duro», assicura Bocca. Tournée in Italia, Israele, Thailandia e per il 2017, ben 75 rappresentazioni in cantiere.
L’ex «bimbo prodigio» argentino, scoperto da Mikhail Baryshnikov e poi diventato ballerino e direttore dell’American Ballet Theatre di New York, ha calcato i palcoscenici più prestigiosi al mondo, dal Bolshoi di Mosca al Royal Ballet di Londra. Poi, dieci anni fa, si è ritirato in Uruguay, «in cerca di una vita normale, per poter camminare in strada o andare al supermercato in tranquillità». Proprio allora esplodeva l’inarrestabile ascesa politica di Mujica, l’ex guerrigliero dei Tupamaros (incarcerato per 12 anni in un braccio ricavato da pozzo sotterraneo) che al ritorno della democrazia aveva creato il Movimento di partecipazione popolare all’interno della coalizione Fronte Ampio. Una delle sue prime decisioni, appena eletto presidente, fu proprio quella di «assumere» Bocca, dandogli carta bianca.
«La compagnia non l’ho inventata io, esisteva dal 1935. Ma abbiamo introdotto cambiamenti importanti». Una svolta non sempre indolore: l’étoile argentina ha abolito le «quote» riservate ai ballerini uruguaiani e i tetti agli orari di lavoro, moltiplicato le repliche e spalancato le porte ai talenti internazionali. Il suo nome ha attirato nel minuscolo Paese di appena tre milioni di abitanti danzatori da tutta l’America latina ma anche da Spagna, Giappone e Australia. «Oggi, quando si alza il sipario, Montevideo compete con le più grandi compagnie degli Stati Uniti e d’Europa – ha detto Bocca in un’intervista all’agenzia argentina Telam —. E lo spettacolo non si ferma certo per uno sciopero». Il direttore, che punta ad entrare nell’olimpo delle dieci migliori compagnie del pianeta, ha più volte minacciato di andarsene se i sindacati o le leggi lo avessero fermato. Il governo di centro-sinistra del Fronte Ampio, anche dopo l’addio di Mujica due anni fa, lo ha sempre sostenuto e protetto. Alla fine, si è scelto di sacrificare gli scontenti, come i ballerini più anziani, che non possono più stare sulle punte in pubblico ma neppure (ancora) andare in pensione: Bocca ha vietato loro l’accesso al teatro. Sono fuori.
Il governo di centrosinistra abbozza. L’Uruguay del Fronte ampio è famoso nel mondo per essere stato il primo Paese a legalizzare la cannabis ma vanta in realtà ben altri record: rispetto agli altri Paesi dell’America Latina, ha un buon reddito procapite e bassi livelli di diseguaglianza. Occupa i gradini più alti della regione in varie classifiche del benessere, dall’Indice dello sviluppo umano a quello della Libertà economica, e secondo la Banca mondiale «la sua classe media è la più ampia dell’intera America, il 60 per cento della popolazione». Con una crescita del 4,8% tra il 2006 e il 2015, il tasso di povertà è crollato dal 32,5% al 9,7% e la povertà estrema è praticamente scomparsa.
Un sogno per i vicini argentini, colpiti pesantemente dalla crisi. Eppure Bocca forse inizia ad avere nostalgia di casa. Di recente, ha detto che «più avanti» gli piacerebbe dirigere la compagnia del teatro Colón, a Buenos Aires. In patria è venerato come una pop star. E Montevideo già trema.