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 2017  febbraio 09 Giovedì calendario

Schulz, il politico della porta accanto con la passione per l’Europa unita

«Ciao Martin, milito nella Spd dal 1964, se non sono uscita dal partito lo devo a te», racconta una signora dai capelli bianchi. «Ottimo, resta e continua a combattere», risponde Martin Schulz. Ahrensburg, vicino Amburgo. L’uomo che si avvia a diventare leader della Spd e a sfidare Angela Merkel incontra la base di un partito che finora lo conosce quasi solo da Bruxelles. Da giorni Schulz macina tappe nei Länder in cui si vota tra marzo e maggio per le regionali: Saarland, Schleswig-Holstein e Nordreno-Vestfalia. Un tour accompagnato da una grande curiosità: chi è Martin Schulz? Sebbene sia da decenni in politica – ha iniziato a 17 anni facendo campagna elettorale per l’idolo della sua gioventù, Willy Brandt – l’ex presidente dell’Europarlamento è un volto nuovo per la Germania: non ha mai fatto parte di un governo o di un parlamento né regionale né federale, ma si candida quest’anno al Bundestag per la prima volta – e in pochi giorni ha scatenato un’euforia che alla Spd avevano dimenticato. Schulz ha ottime doti oratorie, sa trasmettere emozioni e «accendere» il suo pubblico. Punta su temi – lotta alle crescenti disparità sociali, più investimenti in istruzione e formazione, stop al «turbocapitalismo» – che toccano molti tedeschi.
E viene percepito come credibile e autentico, grazie anche a una biografia che fa di lui non il classico politico di professione, ma un candidato della porta accanto, uno che ha sbagliato e si è rialzato e non nasconde il suo passato: è stato bocciato due volte (andava malissimo in chimica e fisica, specialità invece di Merkel), non ha il diploma di maturità e non ha fatto l’università (aspetti puntualmente tematizzati in Germania), è diventato alcolista dopo un infortunio ai legamenti crociati che, a 19 anni, ha frantumato il suo sogno di diventare calciatore, ha toccato il fondo («bevevo tutto quello che trovavo», ha confessato), si è rimesso in piedi da solo (è astemio dal 1980), è diventato libraio e ha aperto una libreria a Würselen, la città di 40.000 abitanti a un’ora e mezza d’auto da Bruxelles nel quale è cresciuto e vive ancora oggi. È lì, nel retrobottega della libreria usato come luogo d’incontro dai militanti Spd, che inizia la sua carriera politica.
Una carriera «predestinata»: a casa Schulz non si parla che di politica. Il padre, funzionario di polizia e undicesimo figlio di una famiglia di minatori, è vicino alla Spd; la madre è casalinga e co-fondatrice della sezione locale della Cdu. Schulz, classe 1955, ultimo di cinque figli, divora da ragazzo i libri del premio Nobel per la letteratura John Steinbeck. A 31 anni diventa sindaco di Würselen e lo resta per undici anni. Di fronte all’arrivo di oltre mille rifugiati da Congo, Burundi e Ruanda tra il 1988 e il 1989, reagisce così come faranno molti politici locali tedeschi nel 2015: sequestra una palestra e altri edifici in disuso e li trasforma in centri d’accoglienza improvvisati – e poco dopo sfonda alle comunali.
Nel 1994 si candida a europarlamentare, malgrado i dubbi di sua moglie, un’architetta del paesaggio con la quale ha due figli. «La sua motivazione: la Spd di europarlamentari ne ha a sufficienza, ma i miei figli di padre ne hanno solo uno», ha confessato Schulz in una biografia uscita in autunno. In questo Paese, disse presentando il libro, «devi avere una chance di rappresentare la società ai massimi livelli anche se non sei laureato: perché bisogna avere il titolo di dottore per rappresentare una democrazia che rappresentativa non lo è più se ci sono solo laureati?».
Nel 2003 il famoso scontro con Berlusconi. Ora la sfida a Merkel, lanciata con l’ambizione e il fervore che lo contraddistinguono. «Diventerò cancelliere», ha ribadito ieri sera ad Ahrensburg in una sala zeppa (molti sono rimasti fuori) e strapiena di ragazzi. La sua autenticità, la sua passione per l’Europa unita e la sua battaglia contro razzismo, populismo ed estremismo di destra hanno contagiato i più giovani. La «Generazione Erasmus» ha reagito alla sua candidatura trasformandolo in eroe virale: sul web si moltiplicano i meme che lo vedono protagonista.
A pranzo, scherzava ieri, ho mangiato un currywurst col governatore dello Schleswig-Holstein. «Mi augurerei che ne mangiasse uno anche con Draghi, perché anche se riuscissi a risparmiare qualcosa verrei punita» dai tassi bassi, ribatte una ragazza. Schulz non si scompone: «Non so se Mario Draghi mangia il currywurst, glielo chiederò. Ma grazie ai tassi bassi l’euro è rimasto stabile».