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 2017  febbraio 09 Giovedì calendario

I super ricchi amano il mattone

Una volta veniva chiamata la «malattia della pietra» e i più esposti sembravano essere gli italiani. I ricchi, i super-ricchi, ma anche le famiglie del ceto medio, quando c’era ancora e aveva qualche risorsa, pronti a qualsiasi sacrificio pur di avere una o più case di proprietà.
Baluardi di pietra e cemento contro l’inflazione.
Ora uno studio di due società di consulenza immobiliare, l’inglese Barnes, fondata negli anni Novanta da una signora londinese (Heidi Barnes) che si era specializzata nella ricerca di dimore lussuosissime per principi e sceicchi arabi, e l’americana Wealth X che si occupa di dar consigli ai super-miliardari su come investire le proprie super-ricchezze, si apprende che anche le 212mila famiglie di tutto il mondo che hanno un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari (28 milioni di euro) soffrono della stessa malattia.
E che, forse scoraggiati dalle performance non eccezionali dei mercati borsistici o semplicemente preoccupati dalla loro volatilità, hanno deciso di investire l’8 per cento del loro patrimonio (si tratta, ci informano ancora i due report di Barnes e di Wealth X, di un sistema di asset che arriva all’incredibile livello di 28 mila miliardi di dollari) proprio nel mercato del mattone. Mattone haut-de-gamme, si capisce: ville lussuosissime o penthouse strepitose all’ultimo piano dei grattacieli. E per averne conferma basta considerare i dati: il 10% delle 212 mila famiglie più ricche al mondo possiede almeno cinque super-residenze nelle più belle città del mondo.
Perché lo fanno? Risponde Thibaud de Saint Vincent, il nuovo presidente mondiale del reseau immobiliare Barnes (ha preso il posto della fondatrice): «Le luxe s’en sort toujours, même au plus fort de crises il ne s’effronde pas», il lusso è la migliore arma anti-crisi, non perde mai valore anche quando i mercati finanziari sprofondano.
«Sa come si chiamano a New York i grattacieli più belli, stile Trump Tower, per intenderci?» incalza Thibaut. «Concret safes», strumenti di difesa, muraglioni di cemento dietro i quali possono sempre rifugiarsi e proteggersi i nostri supermiliardari (con tutte le comodità del caso, si capisce).
Grattacieli e penthouse a New York, che è comunque la seconda città più ambita, e ville da nababbi a Londra, la vera capitale immobiliare dei super-ricchi che continua a detenere il record dei prezzi con valori medi di 35 mila euro al metro quadro nonostante il Duty Stamp, una tassa del 13% che si applica ai non-residenti, abbia raffreddato un po’ gli eccessi. «Dopo la Brexit» confessa Thibaut «i prezzi sono scesi del 15%, ma questo ha fatto crescere il numero dei potenziali acquirenti».
Come a dire che, qualunque cosa accada, Londra resta la regina del mercato immobiliare «haut-de-gamme», davanti a New York anche se in certe torri di Manhattan, l’anno scorso, si è arrivati a picchi di 70 mila euro al metro quadrato. Seguono, nel rating di Barnes e Wealth X, Tokio e Sidney, ma con il limite di una certa marginalità rispetto alle capitali occidentali.
Al quinto posto Parigi. Con i suoi hotêl particulier, residenze settecentesche ristrutturate che possono arrivare anche a 7 milioni di euro come certe ville lungo rue de Grenelle, a pochi passi dall’Ambasciata italiana (anch’essa un hotel particulier regalata dai vecchi proprietari allo Stato italiano durante il fascismo). «Parigi avrebbe tutte le carte in regola per attirare i grandi investitori immobiliari, forse più di Londra» spiega Nicolas Pettex, direttore di Féau Immobilier, un’agenzia che opera nel segmento-lusso «ma adesso è la città sta solo pagando la crisi, terrorismo e instabilità economica, di questi ultimi anni. Ma sono sicuro che cambierà».
Pettex e i suoi colleghi immobiliaristi sperano su un unico, vero cambiamento: l’elezione alla presidenza della Repubblica del candidato repubblicano François Fillon che ha promesso di cancellare la famosa (o famigerata, a seconda dei punti di vista) Isf, l’imposta sulla fortuna, la patrimoniale che colpisce la ricchezza oltre il milione di euro, immobili compresi. Senza Isf, Parigi batterebbe tutti le capitali del mondo. Parola d’immobiliarista.