Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Alla guerra interna al Pdl, dove tre democristiani (Formigoni, Pisanu, Scajola) stanno premendo su Berlusconi perché faccia un passo indietro e minacciano altrimenti di mandarlo in crisi alla prima occasione, corrisponde nella Lega una battaglia sotterranea tra maroniani e bossiani che ha raggiunto domenica scorsa il suo culmine con una specie di diktat del Senatùr ai leghisti di Varese a cui ha imposto la nomina a segretario provinciale del suo uomo, Maurilio Canton, sindaco di Cadrezzate.
• Come fa a essere sicuro che se si fosse votato
avrebbe vinto il candidato di di Maroni?
È l’obiezione che mi farebbe Bossi. A cui
risponderei: se potevi vincere con le elezioni, perché hai imposto il candidato
unico e la proclamazione per acclamazione?
• Come sono andate le cose?
Bisogna partire da una quindicina di giorni fa,
quando si doveva deve eleggere il segretario della Valcamonica (la Lega
considera la Valcamonica una provincia). Come previsto, nella lotta tra
maroniani e bossiani non c’è stata storia. Ha vinto il maroniano Enzo Antonini
e la propaganda contro il suo avversario, Pietro Pezzuti, è stata piuttosto
dura. È stata messa sotto accusa la sua grande protettrice Monica Rizzi,
«chioccia di Renzo Bossi» (il Trota), gli stessi leghisti hanno definito
“fantasma” la sua laurea in psicologia presa in Svizzera, l’hanno sfottuta per
i legami con la “maga” Adriana Sossi, hanno sostenuto che la Rizzi, attualmente
assessore regionale allo Sport, ha fatto tante promesse per la Valle senza
mantenerne neanche una… Insomma un candidato democratico non avrebbe saputo dir
di peggio. Vince così il maroniano Antonini. La domenica dopo stessa storia a
Brescia: 255 delegati su 400 votano per il maroniano Fabio Rolfi e lo fanno
vincere sul bossiano Mattia Capitanio, sostenuto anche lui da Renzo Bossi. Lei
sa la faccenda del cosiddetto “cerchio magico”?
• I fedelissimi di Bossi, capitanati dalla moglie Manuela
Marrone.
Esattamente. I cronisti intanto avevano capito che
sul territorio, in quegli scontri di interesse apparentemente solo locale, si
stava svolgendo in realtà una battaglia grossa, in cui era in gioco la
supremazia tra il vecchio Senatùr e il suo delfino non gradito, Roberto Maroni.
Se la maggior parte delle province stavano con Maroni… A Brescia, dopo il voto,
i cronisti si sentirono dire che la partita decisiva si sarebbe giocata la
domenica dopo, a Varese. Cioè l’altro ieri.
• È qui che Bossi è intervenuto facendo la voce grossa.
I maroniani raccontano che la moglie, furibonda per
la sconfitta di Brescia, in piena notte ha tirato giù dal letto Bossi e gli ha
imposto di far qualcosa. La mattina dopo Bossi se n’è uscito con la
dichiarazione sulla «troppa gente che parla a vanvera». Ricorderà: il ministro
dell’Interno aveva appena detto che bisognava tener conto dei referendari,
troppo firme sono state raccolte in troppo poco tempo… Seguì l’indicazione di
voto per Varese, perentoria: «Io mi auguro votiate tutti per il sindaco di
Cadrezzate, Maurilio Canton…». Così si è arrivati alla scena di domenica..
Teatro Arc de Triomphe dell’Atahotel. Prima che arrivasse Bossi ci sono stati
parecchi interventi «contro l’autoritarismo», accolti in genere con ovazioni,
poi insulti tra questi e quelli, grida di “voto, voto”, i bossiani impediscono
al segretario uscente, il maroniano Stefano Candiani, di fare la sua relazione
di fine mandato, parecchi abbandonano la sala gridando «questo congresso è
finito», «la Lega è diventata una farsa» eccetera. Bossi, arrivato tardi, è stato
messo in salvo in una stanza. Intanto il presidente Gibelli ha fatto eleggere
Canton per acclamazione. Quando è finalmente apparso alla ribalta, Bossi ha
solo borbottato – alla sua maniera – che la vecchia segreteria maroniana aveva
ostacolato l’iscrizione dei suoi figli. Ieri mattina, però, davanti alla sede
della segreteria provinciale è apparso uno striscione enorme: «Canton
segretario di chi? Di nessuno?». La contestazione all’“autoritarismo” continua.
• Come mai Maroni è tanto prudente? Se la base sta
con lui…
Forse pensa che il momento non sia ancora giusto. Forse
pensa che senza Bossi – comunque una grande personalità – sarebbe assai
difficile prendere gli stessi voti di prima. Potrebbe anche esserci una
difficoltà pratica nelle prudenze complessive della Lega di questo periodo.
Gigi Moncalvo ha raccontato che nel 2000 Berlusconi ha salvato la Lega
disastrata finanziariamente con una bella fidejussione da due miliardi. La
contropartita sarebbe stata (ma ci limitiamo a riferire, non abbiamo prove) l’acquisto
del marchio del partito da parte del Cavaliere. Insomma la Lega sarebbe in
realtà una formazione di proprietà del premier. Per questo a strattonare troppo
si rischia che salti fuori una verità impossibile da raccontare
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 11 ottobre 2011]
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