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 2011  ottobre 11 Martedì calendario

I DUE PREMI NOBEL PER L’ECONOMIA. LA SCOMODA RICETTA CONTRO LA CRISI

«Keynes è morto quando ne avevamo più bisogno» sospirano al Congresso Usa i parlamentari democratici obbligati a votare tagli draconiani della spesa pubblica per evitare il naufragio del bilancio federale. In realtà il pensiero dell’ economista britannico scomparso 65 anni fa è sempre attuale, ma nella crisi mondiale che stiamo vivendo le sue ricette sono poco praticabili. La ricerca di un altro Keynes, che va avanti da decenni, non ha dato frutti.
Anche l’ Accademia delle Scienze di Svezia che ieri ha dato il Nobel dell’ Economia agli americani Christopher Sims e Thomas Sargent, sembra brancolare nel buio. Appena saputo del premio, Sims ha detto candidamente: «Non ho idea di come si possa venir fuori da questo macello». E, richiesto di un consiglio su dove investire, ha aggiunto: «Lascerei i soldi liquidi per un po’ ». Alla larga dai mercati, insomma.
Sargent dice le stesse cose con linguaggio più accademico: «Non credo che le mie ricerche e i miei metodi possano offrire risposte semplici nella situazione attuale». Per qualche economista questo premio gli arriva in ritardo visto che la teoria che l’ ha reso celebre, quella delle aspettative razionali, godeva di grande popolarità anni fa, mentre ora molti ritengono che le bolle finanziarie e immobiliari scoppiate nel 2007-2008 siano state gonfiate anche dall’ eccessiva fiducia nella razionalità dei mercati.
In realtà, dopo aver costruito quella teoria, Sargent ne scoprì anche i limiti e cercò, con grande onestà intellettuale, di correggerla. Così come con onestà e un lavoro oscuro tutti e due gli studiosi hanno messo a punto metodi di analisi macroeconomica per misurare con la maggiore esattezza possibile gli impatti sull’ economia degli stimoli economici e monetari decisi da governi e banche centrali. Metodi che funzionano, ma richiedono anni di lavoro certosino. Forse il messaggio del Nobel 2011 è proprio questo: non ci sono scorciatoie. Bisogna lavorare duro per trovare la strada. Senza voltare le spalle alle analisi «scomode». Come quella con cui, 15 anni fa, Sargent individuò una correlazione tra crescita della disoccupazione e generosità del welfare in Europa.
Massimo Gaggi