Luca Telese, il Fatto Quotidiano 11/10/2011, 11 ottobre 2011
COMPLOTTO AL COLOSSEO
La voce dell’ex ministro era risuonata limpida e gioviale nel mio auricolare: “Buongiorno, Telese! Ma lo sa che lei è un bel figlio di puttana?”. E poi ecco la risata sonora – inconfondibile – di Claudio Scajola.
Di solito i giornalisti occultano questo lato non del tutto gradevole del loro lavoro, quello in cui si incassano le “lodi” per gli articoli pubblicati. Io su Scajola, su questo giornale, ne avevo scritti almeno 4 dotati di un contenuto per lui “sensibile”. Ognuno di questi avrebbe potuto farmi guadagnare l’epiteto. Per esempio: ero nella sede del ministero delle Attività produttive la mattina dell’indimenticabile conferenza stampa di dimissioni. Quel giorno in cui aveva pronunciato la frase: “Se dovessi acclarare di abitare in una casa che è stata in parte pagata da altri (...) i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita”. C’era da immaginarseli i legali di Scajola che inseguivano le venditrici, le ormai celeberrime sorelle Papa, per convincerle a riprendersi l’appartamento con vista sul Colosseo.
ADESSO Scajola sorrideva, e diceva cose inversamente proporzionali alla gravitá delle parole che aveva appena pronunciato su di me: “Lei è un bel figlio di puttana, davvero! E voi del Fatto mi avete levato la pelle, con un’operazione di chirurgica ferocia. Sa perché vi rispetto, malgrado tutte le terribili cose che avete detto e scritto di me, tra lei, Lillo e non parliamo nemmeno di Travaglio?”. Scajola aveva già pronta una sua risposta. Ero tutt’orecchi ad ascoltarla: “Perché voi – aveva detto sicuro l’ex ministro – non avete secondi fini. E quando io le avrò spiegato tutto quello che ho trovato nelle carte, sarete proprio voi de Il Fatto a riabilitarmi davanti all’opinione pubblica! Perché siete figli di puttana, certo, ma anche intelligenti. E soprattutto, al contrario di altri, privi di secondi fini e onesti”.
Nei giorni in cui avveniva questa conversazione Scajola stava tornando in campo per la terza (o quarta volta) in vita sua, con l’indimenticabile associazione Cristoforo Colombo. Sembrava euforico. Se svelerò il piccolo retroscena di quella telefonata, dunque, è perché da quando i giornali scrivono che sarà proprio lui – Scajola – il Dino Grandi del berlusconismo, l’uomo che propizierà il cambio di regime, quelle parole che mi ero appuntato riaccendono la mia inquietudine.
DI SICURO, quello di cui Scajola si era convinto in quelle ore, ha a chefareconquellochestafacendo oggi. E quindi devo trascrivere anche il tono di spavalderia con cui ripeteva:“Iohopassatomesisenza dormire. Ho riletto ogni singola carta di quell’inchiesta, e oggi non ho alcun dubbio: qualcuno ha provato a fregarmi!!”.
Per completare il quadro, bisogna dire che Luigi Crespi, il sondaggi-sta che fu il demiurgo di Silvio Berlusconi, oggi fa anche il suo consulente per l’immagine (mestieri che bisognerebbe indagare meglio). Da Mara Carfagna a Gian-franco Fini, a Stefania Prestigiacomo, a Lino Micciché, metà del Parlamento è (o è stato) nel suo portafogli . E il cliente più complesso l’avevo scoperto prima dell’estate quando Crespi – cui certo non difetta il senso del teatro – mi aveva dettoaltelefono:“Tipassounamico, eh eh...”. Scajola, appunto. Quella mattina gli avevo chiesto come poteva pensare che qualcuno avesse potuto mettere in piedi una macchinazione tanto complicata solo per colpire lui. E Scajola aveva risposto: “Questo deve dirmelo lei! Ma sta di fatto che se nemmeno i magistrati hanno ritenuto di dover indagare...”.
Evidentemente in quei giorni il deputato del Pdl era convinto che non sarebbe stato rinviato a giudizio(comeinveceèaccaduto,nemmeno un mese fa) per la casa di via del Fagutale. E così mi bombardava con i suoi rovelli: “Ma si rende conto? I soldi sarebbero stati affidati a un corriere che in passato aveva truffato il suo padrone? Per fare l’operazione avrebbero usato assegni circolari? Le sorelle Papa non hanno detto mai di aver avuto isoldidame?”.Aquelpuntoloavevo interrotto: “Ma scusi, lei nega o no che quei 900 mila euro siano finiti dentro il rogito del suo appartamento?”.Aquestopuntol’exministro aveva fatto una pausa: “Mi crede se le dico sul mio onore che quei soldi io non li ho mai visti?”. Allora gli avevo detto: “Però lei sa bene che c’erano. Quindi l’unica possibilità sarebbe che lei è stato vittima di un gigantesco complotto”. Lo dicevo per schiacciare l’ex ministro su un’ipotesi paradossale e assurda. E invece di nuovo Scajola era rimasto per un attimo in silenzio: “Questa parola la sta usando lei. Ma guardi che è lo stesso dubbio che attanaglia me! Si chieda però a chi è convenuto fare fuori un ministro dell’Interno come il sottoscritto!”. Avevo chiesto a Scajola se stava provando a convincermi che il caso della sua casa al Colosseo fosse un complotto ordito nel centrodestra. Lui a questo punto aveva dismesso la maschera del democristiano ridanciano, per indossare quella dello statista corrucciato: “Mi creda. È la stessa domanda che mi sto facendo io”.
ADESSO, nelle ore in cui molti a sinistra sono pronti ad ammazzare il vitello grasso pur di conquistare un voto contro Berlusconi, bisogna non dimenticare che Scajola è stato l’architetto di Forza Italia, il ministro dell’Interno che si vantava di aver dato disposizione di sparareaGenova(“fuicostrettoadare l’ordine di sparare se avessero superato la zona rossa”), che è davvero la stessa persona che aveva definito una vittima delle Br come Marco Biagi “un rompicoglioni”. E che è anche il principale beneficiario , come ha dimostrato una bella inchiesta di Corrado Formi-gli, della tratta Albenga-Roma, istituita purtroppo a nostra insaputa, sovvenzionata con denaro pubblico ed efficacemente ribattezzata “Scajola Airlines” per l’indubbio servizio reso all’allora ministro imperiese. Il giorno delle dimissioni Mattia Feltri, disse di lui: “Correva un grande rischio. E ha preferito passare per imbecille piuttosto che per ladro. Dopotutto è peggio”. Io invece mi sono convinto che forse c’è una possibilità che Scajola abbia ottenuto davvero quella casa come una regalia, e senza averne piena contezza. Sarebbe un caso incredibile. Ma se Scajola dovesse risultare più imbecille che ladro non sarebbe un buon viatico per la politica italiana.