LEONETTA BENTIVOGLIO , la Repubblica 11/10/2011, 11 ottobre 2011
SINFONIE A RITMO ROCK ECCO IL VERO BEETHOVEN - BEETHOVEN
torna all’epoca di Beethoven e diventa un’altra cosa: vivida, contemporanea, incalzante. Un incandescente oggetto rock - se non suonasse sacrilego "sporcare" l’augusto genio di Bonn con un termine tanto selvaggio. La gravità si scioglie, il tempo si fa teso. LIPSIA La speditezza interna imprime una contagiosa vitalità alle sinfonie. Riccardo Chailly accende la platea tedesca (applausi frenetici e pubblico festante, tutto in piedi) con l’interpretazione del corpus sinfonico beethoveniano, interpretato secondo i valori metronomici stabiliti dal compositore, mai osservati dalle consuete prassi esecutive. «Tempi che la critica tedesca ha definito rompicollo», dice ridendo il maestro. Con un’operazione senza precedenti, cioè nel rispetto rigoroso di quei dettami originali, ha registrato per la prima volta nella sua carriera le nove sinfonie, incidendole dal vivo a Lipsia (il cofanetto della Decca esce oggi in tutto il mondo), alla testa della prodigiosa orchestra del Gewandhaus, di cui è direttore musicale dal 2005. E in questi giorni, nella stessa città, le sta proponendo in una scansione di cinque concerti, di volta in volta abbinati a pezzi contemporanei commissionati per l’occasione (tra i cinque autori c’è l’italiano Carlo Boccadoro). Con lo stesso ciclo, sul podio della "sua" formazione tedesca, approderà a Vienna, a Londra e a Parigi, e si sta già pensando a una presentazione italiana dell’intero ciclo, nel 2013, al Festival Mito.
L’assunzione da parte di Chailly, «dopo trent’anni di studio accanito», delle indicazioni di Beethoven (riguardanti il numero di battiti al minuto), ha portato a «tempi funambolici», spiega lui, «che per questo sono stati sempre considerati ineseguibili». Riferisce che «già negli anni Trenta Toscanini diede il via a un recupero, e in seguito John Eliot Gardiner, con le sue orchestre di strumenti originali, ha cercato una fedeltà assoluta ai dettami beethoveniani. Ma per me la vera sfida era ottenere la stessa velocità con un’orchestra tradizionale».
Racconta che all’inizio il pubblico di Lipsia, «abituato ad andamenti diversi, ha pensato a una provocazione, così com’erano sbigottiti alle prime prove gli orchestrali. Ormai, però, tutti sembrano aver aderito a una prospettiva compatta, che evita l’affondo in certe rischiose zone di cedimento, che fa sgorgare numerose idee interpretative e che va espressa comunicando la velocità non come affanno, ma con totale naturalezza. E solo con un’orchestra di bravura straordinaria si può ottenerla». Molto dibattuto, quello dei tempi di Beethoven è un tema "rimasto a lungo inconciliabile con una pratica dell’esecuzione che ha sempre avuto la tendenza ad associare la significatività all’ampiezza di respiro", nota il maestro milanese, campione tra i più acclamati della rosa di musicisti italiani che trionfano all’estero. Tanto per chiarire: s’era deciso per abitudine, o per costituzionale lentezza delle orchestre, che il "tac" di Beethoven fosse un "tac-tac", cioè metà tempo, e che lui avesse fornito non vere direttive, ma miraggi o utopie, o deformazioni dovute alla sua sordità. "Il tempo, tuttavia, non va inteso come un valore fine a se stesso", avverte Chailly, "né come un elemento legato a un imperativo di velocità, ma come conseguenza e tramite delle strutture concepite da Beethoven. E’ una richiesta implicita nella sua musica, come certe radicali segnalazioni dinamiche: nessun altro compositore, prima di lui, aveva accostato fortissimo e pianissimo in modo tanto drammatico". E sottolinea quanto sia fondamentale l’aspetto ciclico e organico nelle nove sinfonie, "connesse tra loro da una profonda interazione". Più moderno e kolossal che mai, il "nuovo" Beethoven sinfonico si svela "come un’unica, gigantesca opera in 36 movimenti".