Riccardo Sorrentino, Il Sole 24 Ore 11/10/2011, 11 ottobre 2011
C’È DEL METODO IN QUESTO NOBEL
Un premio al metodo. Nel momento giusto. Il "Nobel" attribuito dalla Banca centrale di Stoccolma, la Riksbank, agli economisti Tom Sargent e Christopher Sims non è riuscito neanche nel 2011 a essere inattuale, come spesso vorrebbe.
Il premio è dedicato alla metodologia della scienza economica; ed è ampiamente meritato. Il lavoro dei due economisti ha un’influenza enorme, e non da oggi. Le tecniche da loro introdotte sono usate da tutti gli studiosi (a meno che non appartengano a scuole eterodosse, prigioniere di una tradizione chiusa o all’opposto in cerca di strade tutte nuove): strumenti dai nomi arcani, per il grande pubblico, come le autoregressioni vettoriali di Sims o le catene di Markov (magari anche Bayesiane...) usate, insieme a altri diversi algoritmi, da Sargent.
Il premio però colpisce perché è particolarmente attuale. Non tanto nel senso, un po’ facile, per cui le posizioni politiche dei due autori sono oggi davvero rilevanti. Sargent ha mostrato - per esempio - come i Governi, con una politica fiscale troppo generosa, potrebbero costringere le Banche centrali a seguirle e a creare inflazione e iperinflazione: un approccio che è stato poi sviluppato da Sims (con Eric Leeper e John Cochrane) fino a pensare che i deficit fiscali possano determinare direttamente i prezzi anche senza la creazione di nuova moneta. Il nome di Sargent fa anche pensare alle perplessità da lui espresse - e allo stesso tempo da lui sostenute e circoscritte con un continuo confronto con la realtà empirica - sugli effetti della politica fiscale e monetaria: un’idea quantomai interessante, dopo tre anni di inutili programmi di stimolo. Sims - come notano i giurati del premio - ha però un approccio un po’ «diverso» sul rapporto tra Governo (nel senso ampio dei policymakers) e il settore privato, il quale ha meno informazioni e può quindi essere colto di sorpresa, impreparato, dalle scelte politiche, in questo modo più efficaci: nei suoi ultimi lavori l’economista di Princeton parla di "disattenzione razionale", per la quale alcune informazioni sono ignorate perché la loro interpretazione è troppo costosa.
L’attualità del premio, in realtà, è nel suo "titolo", dedicato alla «macroeconomia empirica». Può essere interpretato come il tentativo di superare alcune critiche superficiali alla scienza economica, che oggi - appena si va oltre il livello introduttivo - appare quasi come una branca della matematica: definizioni, assiomi, lemmi, teoremi forniscono la necessaria (e invidiabile) coerenza alla disciplina.
Tutto molto astratto, sembra; ed è proprio nella distanza della teoria rispetto alla realtà che le critiche alla scienza economica cercano alimento. Il confronto con "le cose" resta però essenziale, ed è proprio qui che il contributo dei due economisti è stato fondamentale. Sims ha fornito strumenti preziosi per effettuare verifiche anche limitando al minimo la teoria economica adottata per scegliere la variabili da studiare: le sue autoregressioni vettoriali (Var) cercano di spiegare una grandezza economica (per esempio, l’inflazione) partendo innanzitutto dai suoi valori passati, e insieme dai valori presenti e passati delle altre grandezze rilevanti, e di alcuni shock ed errori esogeni. Sono tecniche che si prestano anche al compito di fare previsioni e simulazioni, e sono quindi ampiamente usate, dalle Banche centrali, per valutare gli effetti di una mossa di politica monetaria, per esempio quando si vuole capire l’effetto dell’inflazione su un orizzonte temporale di due anni. La diffusione di questo strumento ha aggiunto concretezza all’economia: «Ogni nuova teoria sulle variabili reali e monetarie - spiegano i giurati del premio - deve essere capace di riprodurre i risultati della Var».
L’approccio di Sargent, che integra quello di Sims, è invece strutturale e più legato alle teorie, pur restando in continuo contatto con l’analisi empirica. Semplificando, "la" domanda dell’economista della New York University - uno dei padri della moderna macroeconomia - è, innanzitutto, quella di Robert Lucas, Nobel 1995: cosa non cambia, nei modelli economici, quando le politiche mutano strategia (o regime)?
La sua è quindi una ricerca sulle strutture profonde dei sistemi economici che è stata svolta dando particolare attenzione al tema delle aspettative - le "grandezze" che hanno reso adulta la scienza economica - che lui è riuscito a introdurre nell’analisi statistica. Sargent ha inizialmente usato, e creato, l’approccio delle aspettative razionali - di cui ha fatto un uso più che altro metodologico - ma, su quelle basi, ha "lanciato", per cercare una maggiore aderenza alla realtà, il modello delle aspettative apprese (le learning expectations) poi pienamente sviluppato da George Evans e Seppo Honkapohja anche se non è ancora accettato da tutta la comunità scientifica.
L’ultima sua svolta, elaborata con Lars Hansen, è la teoria della "robustezza", in cui famiglie e aziende si muovono con una razionalità limitata, ma molto sofisticata, e una forte avversione all’incertezza. Le decisioni vengono prese con un certo pessimismo sugli esiti, come se l’ambiente sfidasse ogni scelta, chiedendo cautela: la consueta assunzione della massimizzazione degli obiettivi viene integrata dall’idea che la natura "risponda" nel modo peggiore.
Il premio Nobel è allora, quest’anno, un premio a una fedeltà non banale né ingenua, ma scientifica alla realtà delle cose, che non è mai semplice o immediata e che richiede, e non esclude certo, il rigore della matematica.