Andrea Galli, Corriere della Sera 11/10/2011, 11 ottobre 2011
LA DINASTIA DELLA CAMOMILLA LITIGA PER SPARTIRSI L’EREDITA’ —
Ci hanno fatto dormire a milioni e adesso ce n’è uno che proprio non piglia sonno. Intrighi e veleni a corte Bonomelli. Alberto Bonomelli, figlio di Adalberto e nipote del patriarca Luigi Amedeo, è andato in tribunale. Ricorso d’urgenza. Deciderà il giudice. Lui sostiene con parole cortesi d’esser stato di colpo e di nascosto privato, per certi versi e in un certo senso scippato, della quota di azioni nell’immobiliare Quadro, gestita dalla fiduciaria Giardini e a suo tempo da papà regalata ad Alberto, a suo fratello e alle quattro sorelle. Una parte dell’eredità. I Bonomelli han venduto l’azienda della camomilla; restano l’enorme patrimonio immobiliare — ville ovunque, dall’Elba alle montagne —, i tesori d’arte e i libri, i libri del pater familias Adalberto, morto nel 1989 e con una tomba, al cimitero Monumentale, per volere dell’oggi 82enne moglie Elena con due sculture di Nado Canuti a rappresentare una un faraone e l’altra un Cristo che effonde luce (sopra il capo corolla di camomilla).
Schivi e riservati, quanto verranno infastiditi, i Bonomelli, da questa pubblica sortita di Alberto, un personaggio, si premetta per chiarezza, di rara simpatia, innamorato perso del babbo («Uomo giusto, ascoltava tutti») e convinto che certe cose vadano dette. Diciamo dunque che, sbirciando nelle vicende dell’immobiliare Quadro, sana società con al dicembre 2010 in bilancio un attivo di 3 milioni di euro, risulta un trasferimento di quote nella quantità del 16,67% avvenuto l’8 settembre scorso. Con la pratica protocollo datata cinque giorni dopo, il 13, e catalogata con numero MI/2011/256380. Ma dove sarebbero finite le quote di Alberto? Alla mamma. Per volontà sua oppure no? E quale il motivo? Forse segreti di famiglia da custodire e rispettare. Forse sorta di recupero crediti, per compensare passate fuoriuscite economiche. Forse, chissà, altro. Di qui le quattro sorelle e il fratello, di là Alberto?
Negli archivi dei quotidiani c’è un’inchiesta del giornalista-scrittore Gian Franco Venè. Titolo: «Hanno inventato l’industria del sonno». Fotografia: Luigi Amedeo Bonomelli seduto, penna in mano, occhi ipnotizzati da documenti da firmare; alle spalle i figli Raimondo, Leonardo e Adalberto. Bonomelli senior arrivò a Milano nel 1908. In tasca un’agenda con per ogni pagina una ricetta per un infuso di erbe. Aprì un laboratorio dalle parti del Duomo, allora erano viette affollate di prostitute e briganti. Cominciò, Bonomelli, a inventare, produrre, commerciare, investire nella pubblicità. Imprenditore di razza, avanti di cento passi rispetto alla concorrenza. Nacquero il bitter (un infuso), il marsalovo (marsala all’uovo), la camomilla in bustine, l’espresso (camomilla più erbe). Le guerre furono soltanto un intervallo. Le bombe gli distrussero una fabbrica, il patriota sfollò in provincia di Lecco e ne aprì una nuova. Arrivarono i discendenti. «Raimondo direttore amministrativo, Leonardo direttore dello stabilimento, Adalberto direttore commerciale».
Non parla la signora Elena, sta sulle sue nell’eleganza della casa di via San Martino, in centro. Ieri non s’è vista in tribunale, per una prima udienza dal giudice; c’era il suo avvocato, c’erano gli avvocati di Alberto, c’era ovviamente Alberto, il quale ha confessato che di mattino presto una delle sorelle gli aveva mandato un bacio al telefono, ha raccontato che in serata mamma forse sarebbe andata alla Scala, e nel mezzo si sarà sentito con uno dei figli che, curiosità, si chiama Adalberto.
Andrea Galli