MARCO ZATTERIN, La Stampa 11/10/2011, 11 ottobre 2011
Il sogno della Merkel una Confederazione Ue - A fianco del Consiglio europeo, su una centralina elettrica, hanno attaccato un manifesto formato A3 con la scritta «Shine or die trying»
Il sogno della Merkel una Confederazione Ue - A fianco del Consiglio europeo, su una centralina elettrica, hanno attaccato un manifesto formato A3 con la scritta «Shine or die trying». Difficile che l’autore del volantino riflettesse sui tempi difficili che l’Europa sta vivendo, eppure il messaggio è perfetto per la stagione della nostra crisi. «Brilla o muori nel tentativo di farlo», come dire che non si può perdere tempo, perché troppo se ne è andato col solo risultato di far salire il costo di una cura che mai è stata più necessaria. Il messaggio è noto in tutte le capitali. E la vera novità è che Angela Merkel s’è risvegliata, ha messo da parte le insostenibili ritrosie legate all’incerto quadro politico interno. Ha capito che, se non brillerà, il suo destino e quello dell’Europa saranno uniti da una tragica fine. «La cancelliera vuole cambiare la Costituzione tedesca per renderla più omogenea con l’esigenza di una Unione monetaria più coesa - rivela un diplomatico -. L’altro passo è quello di riformare i Trattati dell’Ue e scolpire nella pietra un rigoroso legame economico fra i partner». Una delle soluzioni attese per novembre punta a proporre una Confederazione europea entro il 2020. Preoccupata per i rischi che corrono i suoi signori del denaro esposti verso i greci «cattivi» - la sola corazzata Deutsche Bank ha dovuto svalutare 250 milioni di titoli greci nel terzo trimestre e e 155 nel secondo -, e per gli effetti di contagio già evidenti dei debiti sovrano sulle aziende di credito, Frau Merkel esige che l’offensiva cominci subito. «Prima del G20 d’inizio novembre», ha detto domenica col sodale francese Nicolas Sarkozy, con quale non pare comunque essere tutto rose e fiori. La sostanza: patto comune di ricapitalizzazione delle banche; rafforzarmento del fondo salvastati (Efsf) oltre i 440 miliardi di oggi; risoluzione del caso greco, con pesante «haircut» (rimborso sforbiciato) ai privati, e insolvenza pilotata di Atene che ormai pare scontata persino dai mercati; governo comune per economia e conti pubblici. Berlino si sforza di ostentare certezze e, non a caso, il nuovo tedesco della Bce, Jörg Asmussen, all’Europarlamento ha affermato che la governance europea è ancora troppo debole e l’assenza di unione politica mina l’equilibrio dell’Eurozona. Ha chiesto un Efsf forte e dinamico, con un’Eurotower indipendente. E’ la linea del dopo Starkper salvare l’euro ele banche. Il problema è chi, e come. Merkel e Sarkozy risultano essere al lavoro su un piano su cui far convergere i soci del club di Bruxelles secondo l’adorato - da loro - metodo intergovernativo. «Guidano questi due paesi in contatto costante cogli altri», dice il portavoce della cancelleria. La Commissione Ue non vuole però essere scavalcata. Ieri il presidente Barroso s’è chiuso con il responsabile economico Olli Rehn e il finanziario Michel Barnier per mettere già una proposta di intervento coordinato che, assicura una fonte, «potrebbe essere pronta in poche ore», magari anche domani. Fra Bruxelles e l’asse francotedesco si è insomma scatenata una corsa contro il tempo. Si rischia di avere due piani. L’approccio intergovernativo ha scatenato malumori, a Bruxelles, come in molte capitali, Roma compresa. Il nervosismo istituzionale rende più complesso il processo, dando un contributo decisivo al rinvio del vertice europeo dal 17 al 23 ottobre. Herman Van Rompuy, presidente stabile dell’Ue, ha cercato di comporre il dissidio evocando «i piani della Commissione per la ricapitalizzazione» delle banche. Una questione «molto da vigilia di resa dei conti», dicono al Consiglio, convinti che «l’accordo si farà». Nessun vertice europeo, ricordano, è mai fallito veramente.