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 2011  ottobre 11 Martedì calendario

AVETRANA, NIENTE INDIZI SU SABRINA E COSIMA"

Non ci sono abbastanza indizi per poter stabilire chi ha ucciso Sarah Scazzi. E dove, come e quando lo abbia fatto. Per questo Sabrina Misseri e sua madre, Cosima Serrano potrebbero presto uscire dal carcere. La Cassazione, depositando 44 pagine di motivazioni, ha dato ieri un colpo durissimo all’impianto accusatorio della procura di Taranto sull’omicidio di Sarah.

I giudici della Suprema Corte hanno chiesto al Riesame di rimotivare la decisione con la quale hanno stabilito che le due donne sono le assassine di Sarah. E per questo è giusto che rimangano in galera. Le parole della Cassazione, depositate nel pomeriggio, sono però durissime e parlano di una «insussistenza del quadro di gravità indiziaria in ordine ai delitti di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona».

Parole così chiare chei difensori di Sabrina - il professor Franco Coppie il collega Nicola Marseglia - hanno immediatamente annunciato che nelle prossime ore presenteranno istanza di scarcerazione. La Cassazione affronta tutti gli aspetti della ricostruzione dell’omicidio di Sarah, avvenuto il 26 agosto del 2010. La procura di Taranto (e così i giudici del Riesame) non hanno alcun dubbio che Sabrina e Cosima siano le assassine di Sarah. La Cassazione non è sulla stessa linea. O per lo meno, chiedendo nuove motivazioni ai giudici pugliesi, ha segnalato come al momento non ci siano abbastanza elementi per sostenerlo.

«Nei confronti di Sabrina Misseri - scrivono i giudici romani - sono parallelamente in corso di svolgimento due procedure incidentali che traggono origine da due provvedimenti restrittivi della libertà personali concernenti lo stesso fatto e tra loro logicamente incompatibili». Da una parte, dicono, si dice che Sabrina ha ammazzato Sarah con la madre. Dall’altra resta in piedi l’ordinanza che l’aveva portata in carcere con l’accusa di aver aiutato il padre Michele a uccidere sempre la cugina 15enne.

La Cassazione segnala le incongruenze anche sull’orario del delitto, avvenuto secondo l’accusa intorno alle 14. «Ma non c’è nulla che lo dimostri» dicono i giudici in sintesi. «Lo sforzo motivazionale del tribunale di Taranto - scrivono infatti - è concentrato sulla minuziosa ricostruzione degli spostamenti della vittima mentre è caratterizzato da un’obiettiva carenza della motivazione in ordinea quanto avvenuto tra le ore 14 e le 14,42 del 26 agosto».

Centrale è anche il luogo del delitto. «Nella prima ordinanza di custodia cautelare in carcere il gip argomentava che esso era da individuare all’interno dell’abitazione Misseri, mentre in un secondo provvedimento si faceva riferimento esplicito all’interno dell’auto di Cosimo Serrano».

La Cassazione, poi, dà ragione alla difesa di Sabrina anche per quanto riguarda «l’omessa valutazione critica delle diverse dichiarazioni rese da Michele Misseri» prima negli interrogatori e poi nelle varie lettere che ha scritto dal carcere. «Un complesso di elementi - concludono - che pur potendo assumere una valenza genericamente indiziante, è inidoneo a delineare in univoco collegamento tra il fatto-reato con coloro che ne appaiono le autrici in assenza di ulteriori dati espressivi». Toccherà ora quindi al Riesame recepire le osservazioni della Cassazione e valutare se rimettere in libertà o meno Cosima e Sabrina. Intanto, però, i legali chiederanno già oggi la libertà provvisoria al gup Pompeo Carriere chiamato anche a decidere del rinvio a giudizio delle due donne.

Sul tavolo del gup è finita in queste ore anche la relazione finale dei Ris, relazione nella quale dopo un anno di indagini i carabinieri ammettono di non aver trovato alcuna prova scientifica dell’omicidio. L’atto servirà al giudice per decidere appunto se mandare le due donne a processo o meno. Proprio ieri era prevista l’udienza preliminare ma è stato rinviato tutto al 14 ottobre: bisognerà attendere la Cassazione che domani tornerà a occuparsi del caso Scazzi. Questa volta dovranno decidere, come chiesto dalla difesa di Sabrina, se il processo deve traslocare a Potenza a causa della troppa pressione ambientale.