Stefano Montefiori, Corriere della Sera 11/10/2011, 11 ottobre 2011
CRAVATTA BLU E BOB MARLEY. IL TERZO UOMO DELLA GAUCHE —
Arnaud Montebourg, l’inaspettato arbitro delle primarie socialiste, ricorda un po’ il Jovanotti di «Penso positivo». Lorenzo metteva insieme Che Guevara e Madre Teresa, Gandhi e San Patrignano; Arnaud si ispira a Obama per la campagna elettorale all’americana (10 mila km in poche settimane con una Renault Espace invece del treno), adotta come motto il «Get Up! Stand Up!» di Bob Marley (suo idolo «tranne che per la marijuana»), cita il sociologo filippino Walden Bello alfiere della deglobalizzazione, evoca il filosofo anti capitalista Michel Onfray e però ama pure il François Mitterrand che denunciava il «colpo di Stato permanente» della V Repubblica.
Con questo affollato Pantheon alla spalle il messaggio del 48enne Montebourg, occhi azzurri e origini berbere, potrebbe risultare un po’ confuso. Invece l’outsider è diventato l’ago della bilancia delle primarie, che lo vedono al terzo posto con il 17% dei voti. Secondo i sondaggi avrebbe dovuto fermarsi al 5%: invece, le sue parole a favore del protezionismo, contro le banche e il capitalismo finanziario, per la tutela delle classi lavoratrici e contro gli speculatori, lo hanno premiato nei giorni della crisi della Grecia e delle rivolte anti elitarie degli «indignados». Al referendum sulla Costituzione europea del 2005 votò «no», con una scelta che oggi rivendica come lungimirante. Il giovane leone del partito in lotta contro gli «elefanti» può scegliere se sostenere, al secondo turno, François Hollande o Martine Aubry: dalla sua decisione dipenderà in gran parte il nome dello sfidante socialista all’Eliseo.
Arnaud Montebourg, compagno della celebre (in Francia) giornalista tv di origine martinicana Audrey Pulvar, viene da lontano. Da un villaggio berbero vicino a Orano, in Algeria, dove il nonno materno Khermiche Ould Cadi decise un giorno di arruolarsi nell’esercito francese, e da una cittadina della Borgogna dove la famiglia paterna si tramandava il mestiere di macellaio di padre in figlio. Dice di avere abbracciato la carriera di avvocato a Parigi «con l’entusiasmo e la spensieratezza di un provinciale senza appoggi né qualità». Però, Arnaud è un tipo elegante che ama indossare camicie o cravatte intonate al colore degli occhi, progetta un giorno di proibire per legge i «reality» che tanto piacciono al popolo, declama con accento ricercato le sue parole di rabbia contro le élite, insomma viene accusato di essere «un borghese travestito da Saint Just». A lui dispiace, tanto che a ogni apparizione tv o quasi racconta l’epopea del modesto nonno algerino, e sul suo blog impiega 130 parole per garantire che «Arnaud Montebourg non è un aristocratico che nasconde la particella DE Montebourg», come molti sospettano, e ne usa altre 90 per spiegare al mondo che «Arnaud Montebourg non è un bobo/dandy parigino paracadutato in Saône-et-Loire», la sua circoscrizione elettorale in Borgogna.
Con i suoi modi taglienti e talvolta alteri, Montebourg si è reso protagonista di battute celebri. Quando era il portavoce di Ségolène Royal nello sfortunato tentativo presidenziale del 2007, in diretta tv disse che «Ségolène Royal ha un solo difetto, il suo compagno». Cioè François Hollande, l’uomo che da domenica sera cerca di sedurre Montebourg e con lui l’ala sinistra del partito. Le cose non vanno meglio con Martine Aubry, che cestinò un duro rapporto preparato da Montebourg contro l’uomo forte dei socialisti a Marsiglia, Jean-Noël Guérini, sospettato di corruzione. «Preferisco la social-democrazia al gangsterismo», commentò allora Montebourg.
Per François Hollande (39%) e Martine Aubry (30%), che si scontreranno domani sera nell’ultimo duello tv e domenica al ballottaggio, un cenno di Montebourg può fare la differenza. Lui lo sa, e ha deciso di non concederlo facilmente. Sembrerebbe più vicino alla Aubry — fautrice di una «sinistra forte» — che al centrista Hollande, ma Montebourg ha freddato tutti ieri al tg delle 20: «Hollande e la Aubry sono due facce della stessa medaglia. E per essere il favorito l’uno, e la segretaria del partito l’altra, al primo turno non hanno certo ottenuto un gran risultato. Scriverò a entrambi la stessa lettera aperta chiedendo un impegno sui temi della globalizzazione e della difesa dei più deboli, e valuterò la loro risposta scritta, così come il dibattito di mercoledì. Vedremo. Potrei anche decidere di non appoggiare nessuno dei due». L’asta in vista di un possibile governo futuro è cominciata. E il tempo del fair play tra i candidati sembra già finito.
Stefano Montefiori