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 2011  ottobre 11 Martedì calendario

Stephenson Paul

• Bacup (Gran Bretagna) 26 settembre 1953. Dal 2009 capo della Metropolitan Police, la mitica polizia di Londra, nel luglio 2011 si dimise per i suoi intimi legami con Neil Wallis, ex dirigente di News International da lui ingaggiato come consulente, assunzione paradigmatica dello stretto rapporto instaurato tra gli alti funzionari della polizia londinese e l’editrice di News of the World, quotidiano in quel momento al centro di uno scandalo (intercettazioni illecite). Nell’agosto dello stesso anno fu scagionato dalla Commissione indipendente di controllo della polizia britannica • «[...] Un super-poliziotto con trentacinque anni di onorata carriera alle spalle, culminata [...] nella nomina a capo della polizia londinese, dopo che l’anno precedente la regina lo aveva fatto baronetto. Un pezzo grosso, grossissimo, della nomenklatura inglese [...] Tutto gira [...] intorno a una domanda base: cosa sapevi e quando l’hai saputo? Vale per Andrew Coulson, ex-direttore del News of the World ed ex - portavoce di Cameron, vale per Rebekha Brooks, ex-amministratrice delegata della News International, vale per James Murdoch, presidente del gruppo omonimo in Europa e Asia, così come per suo padre Rupert, il grande boss dell’azienda. E vale anche per sir Paul Stephenson. Cosa sapeva, l’uomo dal 2009 al vertice di Scotland Yard, della prima inchiesta sulle intercettazioni illegali dei giornali di Murdoch? Perché assunse Neil Wallis, ex-vicedirettore del News of the World [...] pure lui indagato [...] A quali condizioni accettò di trascorrere un lungo soggiorno in un centro benessere di lusso, pagato da Wallis? Perché accetto quel dono? In cambio di cosa? [...] Sir Stephenson sembrava un poliziotto per bene, e forse [...] lo è. Ma si è rivelato come minimo un cattivo poliziotto, inconsapevole (come lui stesso ora ammette) di quanto fosse esteso il livello della corruzione nel corpo di polizia più famoso del pianeta. [...]» (Enrico Franceschini, “la Repubblica” 18/7/2011) • Vedi anche John Lloyd, “la Repubblica” 18/7/2011.