Guido Olimpio, Corriere della Sera 11/10/2011, 11 ottobre 2011
CORSARI, MEDIATORI E SHABAB, IL GRAN BUSINESS DEL RISCATTO —
Mare buono, condizioni atmosferiche favorevoli e ottima organizzazione. Questa è la stagione preferita dai pirati somali, più cattivi e decisi che mai. Lo dicono i numeri delle vittime — 300 marinai e 16 navi in mano ai corsari — e i guadagni illeciti. Un affare gestito da un apparato finanziario e uno «militare».
È stato calcolato che nel 2010 i banditi avrebbero incassato quasi 250 milioni di dollari in riscatti, con una media di 6 milioni a nave e punte di 13. Agli uomini che conducono l’abbordaggio vanno non meno di 150 mila dollari, poi ci sono percentuali per guardie e negoziatori. Il sistema per il pagamento del riscatto è ben oliato. Di solito viene lanciato da un elicottero o un piccolo aereo direttamente sulla nave catturata. In alternativa con consegne a uomini di fiducia che agiscono di solito a Dubai e Londra.
Attualmente, in Somalia, operano 70 «gruppi d’azione» — così sono definiti dall’Us Navy — che colpiscono a nord verso lo stretto di Aden, a est delle coste somale e nel sud. In alcune regioni i corsari sono scesi a patti con i militanti islamisti Shabab che li proteggono ma pretendono la loro «fetta». Altro aspetto inquietante. Fonti indiane sostengono che i pirati hanno ricevuto consigli da ex membri delle Tigri Tamil e dagli estremisti pachistani del Laskar-e-Taiba. Due fazioni specializzate nelle operazioni marittime. Di recente bande armate hanno sequestrato una turista britannica e una francese nella località turistica di Lamu, Kenya. Le autorità hanno accusato gli Shabab ma è possibile che si tratti di un colpo di mano dei banditi (magari insieme agli islamisti). Per i servizi di sicurezza è l’apertura di un nuovo fronte.
Le compagnie di navigazione hanno aumentato le misure di protezione. Guardie a bordo, difese, creazione delle «cittadelle», locali dove l’equipaggio può barricarsi fino all’arrivo dei soccorsi. Un aiuto rappresentato dalla flottiglia internazionale schierata per limitare i danni e con compiti di scorta. Risultato: fino a due anni fa la metà degli abbordaggi si concludeva con la cattura della nave, oggi la percentuale è del 12-15 per cento. Ciò ha costretto i predoni a intensificare la cadenza degli attacchi. Quando scorgono un bersaglio danno l’assalto anche con sei barchini (prima ne impiegavano due o tre). Un altro cambiamento riguarda le navi-madre. I corsari usano i cargo sequestrati come unità d’appoggio e tengono a bordo l’intero equipaggio come scudo umano. Inoltre sono cresciute le violenze nei confronti degli ostaggi. In un paio di occasioni, non riuscendo a violare la «cittadella» hanno tentato di incendiare la nave. E per evitare l’eventuale reazione delle unità militari si sono spinti molto a oriente. Scorrerie che li fanno apparire invincibili.
Guido Olimpio