Varie, 11 ottobre 2011
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Simon Carly
• New York (Stati Uniti) 25 giugno 1945. Cantante. Suo più grande successo: You’re so vain (hit in vetta alle classifiche nel ’72, ancora un cult) • «[...] tempestoso matrimonio con James Taylor, negli anni ’70, quando i due erano l’incontrastata “prima coppia” del pop Usa [...] “[...] Non siamo più in contatto. James ha passato l’inferno con la droga e sono contenta che due anni dopo la nostra rottura si sia completamente disintossicato. Ero folle d’amore per lui e dalla nostra relazione ho avuto tanto [...] avrei voluto che lui fosse più felice con se stesso. Il divorzio per me è stato un incubo e mi dispiace che nel suo cd-dvd autobiografico ‘One Man Band’ non mi abbia neppure menzionata. Mi ha proprio cancellata anche se dentro di sé non mi ha scordata” [...] ha scelto di vivere come un’eremita in una fattoria di 16 ettari a Martha’s Vineyard? “Quando James e io abbiamo cominciato a vederci lui stava costruendo una casa nell’isola che io ho sempre adorato. Mi trasferii lì con lui e da allora ci sono rimasta”. In Girls like us: Carole King, Joni Mitchell, Carly Simon-and the Journey of a generation la scrittrice Sheila Weller parla dei suoi tanti amanti: Warren Beatty, Cat Stevens, Jack Nicholson, Mick Jagger, Kris Kristofferson... “Di quel libro ho letto solo un paio di aneddoti che mi hanno ferita. Quando qualcuno ti sparla alle spalle, anche se dice cose relativamente positive, ti fa male”. La lotta contro il tumore al seno che ha combattuto negli anni ’90 l’ha cambiata come persona e come artista [...] “L’esperienza peggiore della mia vita è un’altra: la malattia di mio figlio Ben, che a tre anni dovette subire un’operazione di espianto del rene perché nato con una grave patologia genetica [...] Nella canzone intitolata ‘Scar’ ho voluto esorcizzare il mio tumore. In ‘I Forget’ racconto l’orribile depressione post chirurgica. Oggi provo pena per le donne che si vergognano ad ammettere di aver subito una mastectomia. Io ho perso un seno ma non mi sento affatto menomata. Durante l’operazione i miei figli mi hanno fatto il regalo più bello [...] Realizzarono un disco che ascoltai in sala operatoria prima, durante e dopo l’anestesia. Sally e Ben si alternavano al microfono per dirmi, ‘Ti amo tanto mamma, ce la puoi fare, sei in buone mani. Tutto andrà bene’ [...] Ero il classico brutto anatroccolo, triste e solo. Tartagliavo e a scuola mi credevano tutti una subnormale. Per risparmiarmi l’imbarazzo ero sempre assente”. Uno dei temi ricorrenti della sua musica è il dolore. “Mio padre morì quando avevo 15 anni e la nostra relazione era stata fin lì molto infelice. Lui amava di più le mie sorelle e quando nacqui desiderava un maschio. Ero una neonata malaticcia e costringevo mia madre a occuparsi troppo di me. Per questo me ne voleva: rubavo l’attenzione di mamma e, se non bastasse, crescendo avevo un look etnico, come la mia nonna materna per metà afroamericana”. Suo padre, fondatore della leggendaria casa editrice Simon and Schuster, era un ebreo tedesco [...] “Per metà: sua madre era francese e cattolica. Anche se tutti ci consideravano ebrei, lui era antisemita. Era così terrorizzato da Hitler da desiderare che tutti i suoi figli assomigliassero ad ariani puri, come le mie sorelle. La cosa che io amavo di più di me era il look afro ebraico” [...] ha rivelato di essere bisex. “Mi sono sempre sentita androgina e penso che la maggior parte delle persone siano bisessuali. [...]”» (Alessandra Farkas, “Corriere della Sera” 1/6/2008) • Vedi anche “La Stampa” 28/2/2010.