Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri Abu Mazen, tornando da New York, ha detto che vanno rivisti gli accordi economici con Israele, firmati tanti anni fa e che lasciano poca libertà all’economia palestinese. «Con quegli accordi non ci possiamo sviluppare!».
• Abu Mazen è un capo palestinese?
Sì, è il capo dei palestinesi moderati. I
palestinesi vivono su due territori non confinanti: la Cisgiordania e la
striscia di Gaza. In Cisgiordania comanda il partito al Fatah, cioè il presidente
dell’Autorità Nazionale Palestinese, vale a dire Abu Mazen il moderato. Prima
di lui, su quella poltrona sedeva Arafat. Questo le dice già che occupare quel
posto, per il mondo musulmano, è molto prestigioso.
• E i palestinesi non moderati?
Sono quelli di Hamas – dei veri e propri terroristi
– che comandano sulla Striscia di Gaza, avendo vinto regolarmente le elezioni.
Insomma, oggi ci sono di fatto due Palestine.
• Come mai ci stiano occupando di questo?
Perche venerdì Abu Mazen, cioè il capo dei
palestinesi moderati, è andato all’Onu e ha consegnato al presidente di
quell’organizzazione, Ban Ki-Moon, una richiesta di riconoscimento. Cioè Abu
Mazen vorrebbe che l’Onu ammettese «a pieno titolo» la Palestina tra i suoi
membri, con capitale Gerusalemme Est e dentro i confini del 1967 (quando ci fu
una guerra di sei giorni tra arabi e israeliani) con capitale Gerusalemme. Il
presidente dell’Anp è poi andato a spiegarsi all’Assemblea generale, accolto da
molti applausi. Ha sostenuto che, avendo l’Onu creato la situazione che ha poi
portato alle tensioni e alle guerre con Israele, tocca all’Onu adesso riparare
con un atto, a parer suo, di pacificazione «che assicuri i diritti nazionali e
inalienabili del popolo palestinese». Israele – ha detto ancora - è un paese
«insincero», che procede sui Territori col metodo della pulizia etnica,
eccetera.
• Come hanno risposto gli israeliani?
Il premier Netanyahu ha disertato il discorso di Abu
Mazen e si è presentato mezz’ora dopo (Abu Mazen invece è rimasto ad ascoltarlo,
ignorando l’offesa). Ha detto: «I palestinesi vogliono uno stato senza la pace.
Dicono di essere armati solo di speranze e di sogni: certo, e anche di
diecimila missili forniti dagli iraniani». Ha aggiunto che Tel Aviv è pronta a
ricominciare i negoziati anche subito, a patto però che i palestinesi
riconoscano Israele. Ora, stia a sentire come sono disposti i pezzi sulla
scacchiera. Abu Mazen deve presentare la sua richiesta al Consiglio di
sicurezza, in pratica il governo dell’Onu. Questo Consiglio è formato da 15
membri, cinque dei quali sono permanenti. I cinque permanenti son Cina,
Francia, Regno Unito (cioè l’Inghilterra), Russia e Stati Uniti. Su qualunque
decisione, basta che uno dei cinque ponga il veto e non si può procedere.
Quando la richiesta di Abu Mazen verrà esaminata (ci vorrà un mese) sa chi si
opporrà? Gli Stati Uniti! Obama ha spiegato che procedere a un riconoscimento
della Palestina attraverso l’Onu avrebbe effetti destabilizzanti. Le integro
questa preoccupazione, non peregrina, con la notizia che i democratici hanno
perso pochi giorni fa il seggio al Congresso per via del voto ebraico, che s’è
concentrato sul candidato repubblicano. E l’anno prossimo si vota per la Casa
Bianca. La Cina, molto maliziosamente, ha ufficialmente chiesto agli Stati
Uniti di non porre nessun veto. Un quartetto, formato dai rappresentanti di Ue,
Onu, Usa e Russia, sta lavorando a un compromess congelamento della richiesta
di riconoscimento palestinese, presentazione da parte del quartetto di una formale
proposta di ripresa del negoziato entro poche settimane, raggiungimento di
un’intesa sui confini entro un massimo di sei mesi, frontiere basate su quelle
del giugno 1967 «con concordati scambi di territori» e «garanzie di sicurezza»
per Israele. Netanyahu si dice pronto a trattare, ma il suo avversario in
Israele, la signora Tzipi Livni, lo accusa per l’isolamento in cui ha ridotto
il paese. Dall’altra parte, anche Abu Mazen ha un avversario interno, cioè
Hamas. Quelli di Hamas hanno proibito ogni manifestazione di giubilo per la
richiesta avanzata da Abu Mazen e guardano con preoccupazione i festeggiamenti
di questi giorni a Ramallah (Cisgiordania). Abu Mazen potrebbe crescere in
popolarità e Hamas non vuole.
• Come mai Abu Mazen s’è fatto avanti con
questa richiesta proprio adesso?
Israele è indebolita. La primavera araba ha
scacciato il vecchio amico di Tel Aviv, Mubarak (sia pure un amico freddo).
Erdogan, il capo dei turchi, ha richiamato l’ambasciatore e sembra deciso a
ergersi come modello per tutto il mondo musulmano. Questa ambizione passa
chiaramente per un peggioramento dei rapporti con Israele. Erdogan ha quasi
rotto pure con l’Europa e s’è dichiarato pronto a far la guerra ai ciprioti del
Nord per il petrolio del Mediterraneo orientale… La geografia politica di
quell’area è a un tratto cambiata, Abu Mazen adesso può tentare il colpo
[Giorgio Dell’Arti, la Gazzetta dello Sport 25 settembre 2011
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