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 2011  settembre 25 Domenica calendario

IN ESTATE LE BANCHE EUROPEE HANNO BRUCIATO 353 MILIARDI - È

stata l’estate più bollente e tormentata delle borse degli ultimi anni.

Con le banche assolute protagoniste dei rovesci e delle tempeste che hanno sconvolto i listini di tutta Europa.

E quella stagione, che si va a chiudere in questi giorni, non è detto che prefiguri l’arrivo di un autunno meno bollente per i destini borsistici del credito. Per il momento c’è ben visibile, e sotto gli occhi di tutti, il bollettino di guerra dell’estate appena trascorsa.

E impressiona vedere la drastica perdita subita pressoché da tutte le banche europee. Ai primi di luglio l’indice Stoxx600 bancario, che raggruppa i principali colossi del credito continentale, valeva 953 miliardi. Oggi quella capitalizzazione non supera i 600 miliardi. Un taglio secco di valore, in meno di tre mesi, per 353 miliardi.

Una cifra imponente e che ha visto le sole Intesa Sanpaolo e UniCredit, per restare in casa nostra, dimezzare di fatto la loro capitalizzazione di mercato da inizio luglio. E in fondo non si è lontani dal valore perso dalle agonizzanti banche greche, quelle sì a rischio di fallimento reale. La paura del contagio greco ha finito poi per travalicare anche lo spazio ristretto dell’Europa meridionale.

Valori dimezzati

La tempesta estiva si è abbattuta con eguale intensità nel cuore d’Europa con le banche tedesche e francesi vendute a piene mani. Con Deutsche Bank a perdere il 40% del suo valore in poco meno di tre mesi. E che dire dei big d’Oltralpe? Bnp Paribas ha perso il 54% da inizio luglio; Société Générale il 58% e Credit Agricole il 55%. Nessuno è restato immune alla bufera borsistica.

Né le banche italiane percepite rischiose per il fatto di detenere in pancia (solo le prime cinque) ben 150 miliardi di BTp. Ma neppure le tedesche e francesi. Per loro l’incubo è un default greco che comporterebbe perdite pesanti, dato che Francia e Germania hanno un’esposizione complessiva su Atene per circa 100 miliardi di euro.

Ma lo spettro vero è quello dell’effetto domino scatenato da un eventuale default greco. Molte stime sull’impatto, in termini di perdite per il sistema bancario europeo, sono circolate nei giorni scorsi. Buon ultima, ma assai autorevole quella del Fondo monetario internazionale che ha calcolato in 300 miliardi le perdite dell’universo del credito in Europa per effetto della crisi del debito sovrano. Duecento miliardi sarebbero determinati dalle svalutazioni sui titoli di Stato nei portafogli delle banche, altri 100 miliardi dall’esposizione verso le altre banche. E pochi giorni prima dell’Fmi gli analisti del Credit Suisse hanno rivelato che uno scenario di crisi estrema del debito sovrano produrrebbe 235 miliardi di perdite per gli istituti continentali. Senza contare il tema, che va ad aggiungersi e a rendere ancora più fosco il panorama, della necessità di reperire nuovi capitali per adeguarsi ai dettami di Basilea 3.

In questo caso le stime formulate dagli analisti della banca d’affari elvetica parlano di un deficit di patrimonio per 135 miliardi. Sommateli insieme e il costo complessivo tra crisi greca e nuove norme sulla solidità finanziaria diverrebbe di 400 miliardi. E a complicare ulteriormente le cose c’è l’altra questione spinosa, quella della liquidità che sta impegnando fortemente la Bce a fare da prestatore di ultima istanza a un sistema che pare aver perso fiducia sulla propria solidità, dato che le banche stesse evitano sempre più di prestarsi soldi tra loro.

Anche qui le previsioni non ispirano certo ottimismo. Secondo Jp Morgan le principali 28 banche europee presenterebbero un deficit di liquidità per la bellezza di 493 miliardi di euro che equivale al 4% dell’intero attivo del sistema europeo. E il rapporto di copertura, il cosiddetto liquidity coverage ratio, sarebbe di solo l’87%. Basso per evitare rischi sistemici. Ma cosa rappresenta quest’indicatore?

Di fatto sono le attività liquide della banca (cassa, riserve presso la banca centrale, titoli governativi) rapportate alle uscite di cassa a breve (30 giorni) in situazioni di stress.

Per JP Morgan tra i più esposti c’è Royal Bank of Scotland con un deficit valutato in 52 miliardi; Deutsche Bank con una carenza di liquidità di 55,7 miliardi e Commerzbank sotto di 26,5 miliardi; Lloyds e Barclays rispettivamente con un buco di 34 e 44 miliardi. E soprattutto le grandi francesi con Bnp Paribas in carenza di mezzi liquidi per 62,6 miliardi; Credit Agricole con un deficit di 63,7 miliardi e SocGen a cui mancherebbe cassa sufficiente per 46,3 miliardi.

Difficile guardare all’autunno con ottimismo.