Lettere a Sergio Romano, Corriere della Sera 25/09/2011, 25 settembre 2011
La storia del telegramma di Ems
Nel libro (che parla di tutt’ altro) di una scrittrice tedesca ho trovato questo inciso: «Quello che poi avviene è detto "dispaccio di Ems"». Potrebbe provare a spiegare come l’ originale dispaccio di Ems (di Bismarck) abbia fatto scoppiare la guerra franco-tedesca del 1870-1871? Ho guardato su due enciclopedie ma ho trovato molto poco. Lei mi saprebbe dire come stanno (o meglio come si sono svolti) i fatti, a proposito del «dispaccio di Ems»?
Maria Teresa Fossati Trento
Cara Signora, dopo le guerre napoleoniche, quello franco-prussiano fu il più importante conflitto europeo dell’ Ottocento. Dimostrò al mondo che la rivoluzione industriale e il progresso tecnologico avrebbero drammaticamente cambiato le strategie degli eserciti e il campo di battaglia. Ebbe per effetto la morte di un impero (quello di Napoleone III) e la nascita di quello germanico. Modificò tutti gli equilibri europei e creò le condizioni per la guerra, molto più lunga e sanguinosa, che sarebbe scoppiata quarantaquattro anni dopo. Ma la sua causa apparente - il dispaccio di Ems - è una delle più tragiche farse mai scritte dalla storia diplomatica europea.
Tutto cominciò quando gli spagnoli, dopo essersi faticosamente sbarazzati della regina Isabella, si misero alla ricerca di un nuovo re e proposero la corona al principe Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen. Apparteneva alla famiglia del re di Prussia, ma era cattolico, aveva sposato una principessa portoghese e poteva esibire un impeccabile pedigree familiare. Gli Hohenzollern avrebbero preferito declinare l’ invito, ma il cancelliere Bismarck chiese un sacrificio nell’ interesse nazionale e la famiglia, prussianamente, si mise sull’ attenti. Tutti sapevano che la Francia non avrebbe gradito l’ apparizione di un tedesco sul trono di Spagna, ma a Berlino prevalse la convinzione che se le Cortes di Madrid avessero eletto Leopoldo rapidamente, la tempesta si sarebbe dissolta in un paio di settimane. In Spagna, tuttavia, per ragioni esclusivamente burocratiche, le cose andarono per le lunghe e i francesi ebbero tutto il tempo necessario per precipitare nel vortice di quelle auto-esaltazioni nazionalistiche che Machiavelli aveva definito «furia gallica». Sollecitato dalla destra nazionalista, il governo di Parigi istruì il suo ambasciatore a Berlino, il conte Vincent Benedetti, di chiedere perentoriamente al re di Prussia il ritiro della candidatura di Leopoldo. Il colloquio ebbe luogo a Ems, una cittadina termale della Renania-Palatinato, dove re Guglielmo di Prussia trascorreva qualche giorno di vacanza. Leopoldo, nel frattempo, aveva già rinunciato alla prospettiva del trono di Spagna, ma a Parigi, per calmare gli ardenti bollori del nazionalismo francese, questo non bastava. Occorreva una formale garanzia, pronunciata dal sovrano tedesco, che il caso non si sarebbe ripetuto. Guglielmo, comprensibilmente, s’ indispettì, rifiutò di ricevere Benedetti e informò Bismarck con un telegramma che il cancelliere distribuì alla stampa aggiungendo piccole correzioni che rendevano il rifiuto ancora più secco. Poche ore dopo il governo francese ordinò la mobilitazione generale. Era il 19 luglio 1870 (recte: 13 luglio, nota di gda). Il 2 settembre, dopo la sconfitta di Sedan, Napoleone III sarebbe caduto nelle mani dei prussiani e avrebbe preso di lì a poco la via dell’ esilio. E la storia d’ Europa avrebbe cambiato cavallo.
Sergio Romano