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 2011  settembre 25 Domenica calendario

CON LINUX L’OPEN SOURCE HA VINTO

Sono passati vent’anni dal primo annuncio di Linux. Da quando Linus Torvalds mise in rete il suo famoso messaggio: «Ciao a tutti, sto facendo un sistema operativo free. Mi piacerebbe che lo provaste... ogni feedback è gradito». Il sistema è sempre stato ed è ancora compatibile con Unix, così come è sempre stato una scelta di nicchia, almeno dal punto di vista di chi non sia del settore. È vero che i programmatori usano ancora oggi gli stessi comandi di 15 anni fa, potenti strumenti ereditati da Unix, ma molte cose sono cambiate nel frattempo nell’ecosistema informatico.

Il concetto di "software libero", quello che tutti possono riprodurre e modificare con il benestare degli autori, non è più considerato anticommerciale o anticompetitivo dalle aziende "proprietarie". La stessa Microsoft, infatti, nel 2009 ha contribuito al kernel Linux, dopo che nel 2001 Steve Ballmer aveva definito la licenza di Linux «un cancro». Da un punto di vista più tecnico, va notato come i calcolatori siano molto cambiati: oggi sono spesso equipaggiati con più di un’unità di calcolo, sono collegati a reti di vario tipo, cablate e via radio, sono dotati di periferiche che non esistevano fino a pochi anni fa. Il metodo di sviluppo usato nel mondo Linux ha permesso al nostro software di seguire da vicino questi radicali cambiamenti tecnologici, in maniera silenziosa ed efficiente: una versione ogni due-tre mesi negli ultimi anni, senza mai introdurre incompatibilità con la base installata e senza perdita di affidabilità a livello funzionale.

Nonostante la scuola si ostini spesso a insegnare strumenti costosi e obsoleti e la Pubblica amministrazione obblighi spesso il cittadino a usare software di una specifica marca, il mondo industriale non è stato a guardare: trascurando il comune uso del sistema per offrire servizi internet, le prime installazioni di sistemi Gnu/Linux in ambito industriale in Italia risalgono almeno al 1995.

Dall’inizio del nuovo millennio però l’adozione è stata sempre più massiccia, anche se spesso invisibile ai comuni cittadini. Ormai buona parte del traffico telefonico passa almeno una volta attraverso una macchina Linux. Così pure molte transazioni economiche e finanziarie vengono gestite dai nostri sistemi, e anche la lettura dei contatori elettrici viene effettuata da sistemi Linux. Ci sono piccole e medie imprese italiane che realizzano e vendono con successo in Italia e all’estero sistemi domotici, stampanti per piastrelle, registratori di cassa, scanner a raggi X, sistemi di videosorveglianza e persino sale da bowling, tutti con sistemi basati su Linux e sulle tecnologie disponibili come software libero.

L’Italia non è sola, naturalmente. All’estero vi sono grandi aziende che hanno scommesso su Linux: navigatori satellitari, televisori, router Adsl e sistemi di videosorveglianza sono spesso sistemi Gnu/Linux sotto mentite spoglie. Naturalmente anche Android (che ha appena conquistato il primato negli smartphone) è open source e MacOSx è – sotto sotto – un FreeBsd, un altro Unix disponibile come software libero. Tutte queste aziende rispettano il diritto d’autore dei programmatori sul cui lavoro si sono basati e pubblicano le modifiche alle opere di ingegno che hanno adattato alle loro esigenze. L’idea che quello che è stato già scritto e pagato non debba essere pagato ancora, alla fine ha retto l’esame del tempo.

Resta solo da chiedersi cosa ci si deve aspettare nei prossimi anni. Nessuno può dirlo con certezza, ma si potrebbe assistere a un notevole aumento della base installata in case e uffici, perché sempre più spesso i giovani che entrano nel mondo del lavoro conoscono più di un sistema operativo e sanno scegliere cosa adottare in base alle necessità, alle funzionalità e ai costi. Anche la ricerca scientifica di settore è già quasi tutta basata su software libero, perché solo partendo dallo stato dell’arte e potendo modificare i programmi relativi si può fare innovazione. L’unico ostacolo serio alla libera imprenditoria in campo tecnologico sono i brevetti sulle idee astratte; una pratica contraria alle norme vigenti usata spesso per bollare di novità idee banali o già realizzate sul mercato. Resta la fiducia nel fatto che la società civile e le aziende riusciranno a riportare il sistema brevettuale a essere una istituzione che non danneggi la società e l’industria.