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 2011  settembre 25 Domenica calendario

IL MINISTRO INQUISITO E IL VOTO ALLA LEGA

Perché la Lega giura di votare contro la sfiducia a Saverio Romano, che martedì 27 settembre verrà proposta dal Pd e sostenuta da partiti d’opposizione? Risposta: per non far cadere Silvio Berlusconi. Vero. Ma il pronto soccorso leghista non si spiega solo con il machiavellismo degli stenterelli per cui il fine (la sopravvivenza del governo) giustifica i mezzi (dare al ministro dell’Agricoltura il sostegno negato al Alfonso Papa, altro parlamentare Pdl inquisito, in omaggio a un garantismo che prescinde dal merito e si manifesta a giorni alterni). C’è un altro motivo, più sostanzioso e meno confessabile.
Ex democristiano palermitano di terza fila sospettato di rapporti mafiosi, Romano sta imponendo al varesotto Umberto Bossi di onorare una cambiale: quella che il ministro aveva ottenuto commissariando l’Agea, l’Agenzia per le erogazioni dei fondi europei in agricoltura, allo scopo di cacciarne il presidente, Dario Fruscio. Questi, leghista della prima ora ma legalitario, era ormai inviso al senatur perché cercava di far pagare le multe agli allevatori del Nord che avevano prodotto e venduto latte oltre le loro quote, peraltro beneficiando dei prezzi che il regime europeo delle quote protegge.
Il credito di Romano è molto forte perché, allo scopo di compiacere Bossi, ha commesso due ingiustizie. La prima è stata quella di commissariare un’agenzia che stava tagliando i costi (dal 240 a 147 milioni) e dava una mano all’Agenzia delle Entrate (la mappatura satellitare del territorio che individua tutti gli edifici, accatastati e non). Un commissariamento così arbitrario che la stessa direzione generale del ministero non ha potuto offrire la documentazione che l’Avvocatura dello Stato sperava di ottenere per contrastare la causa intentata da Fruscio.
La seconda ingiustizia è la fine della collaborazione tra Agea e Agenzia delle Entrate che dovrebbe riscuotere le multe, quasi 2 miliardi di euro, dai 657 allevatori che resistono alla legge e da quanti dei 1504 allevatori hanno fermato la procedura di regolarizzazione.
Ora cerchiamo di capirci. Contingentare la produzione di latte (ciascuno produce un tot e se vuol fare di più deve acquistare il diritto da altri che rinunciano) serve a proteggere il prezzo. I ribelli sono pochi rispetto ai 31 mila in regola. Sul regime delle quote si può discutere. I consumatori si possono lamentare, ancorché in tutt’Europa l’agricoltura sia protetta per tante ragioni. Gli unici che devono solo ringraziare sono gli allevatori. I ribelli, invece, fanno i furbi. Come l’Agea di Fruscio documenta, alcuni allevatori hanno addirittura venduto le loro quote per centinaia di migliaia di euro, qualche volta per più di un milione, e poi aumentato la produzione. Peggio dei finti braccianti meridionali che truffano l’Inps.
In questo mercato è chiaro che cosa guadagna Romano. Meno chiaro è perché Bossi difenda pochi fuori legge, che fanno concorrenza sleale a decine di migliaia di onesti, gli uni e gli altri figli di quella che lui, con suprema ignoranza, chiama Padania. Ha forse dei debiti dei quali non ha informato il Carroccio?