Antonio Dini, Nòva24 25/9/2011, 25 settembre 2011
PROVE DI ARCHIVIAZIONE SULLE NUVOLE
Nell’era digitale, la memoria è diventata friabile, elastica. I ricordi sono fatti di bit e possono essere condivisi infinite volte, oppure andare perduti per il banale cedimento di un disco rigido senza backup. Ma i bit, grazie alla rete, sono diventati anche ubiqui. È l’era dello storage nel cloud, cioè l’uso di servizi "freemium" (free per gli utenti base e a pagamento per chi desidera funzioni più avanzate) per l’archiviazione, sincronizzazione e condivisione (storage) di dati tramite internet (cloud computing). Ogni fornitore da una sua interpretazione e spesso gli utenti si trovano davanti al paradosso della scelta: troppa varietà con funzioni solo parzialmente differenziate. Quale il servizio giusto?
Adesso anche Apple sta per entrare nel settore con il suo iCloud: sincronizzazione tra dispositivi tramite internet, limitate possibilità di archiviazione e condivisione. Potrebbe essere una scelta tagliata su misura per chi vive tra iPad, iPhone e iTunes. Potrebbe finire come con Google che, dopo lunga attesa, ha partorito il classico topolino: GDrive che serve sostanzialmente a caricare documenti su GoogleDocs, è laborioso e il limite dei 250 MB scoraggia chi vorrebbe condividere film o telefilm illegalmente.
Abbiamo scelto i cinque servizi a nostro giudizio migliori, ma ce ne sono molti altri e non passa mese senza che qualcuno non si aggiunga: la capacità di banda e la disponibilità di dischi in rete dai grandi fornitori di cloud computing sta facendo nascere decine di startup che si occupano di progettare il servizio basato sull’infrastruttura dei big del settore e rivenderlo ai privati. A differenziarle non c’è solo il costo al gigabyte, ma anche le funzionalità e la flessibilità del servizio. Basta poco per fare la scelta sbagliata. Anche se, tutti offrono la possibilità di provare a usare il servizio con qualche Gigabyte di spazio. Se piace va bene così e invece si vuole di più, si paga. Tra i nuovi arrivati da segnalare Zovo, anche se il servizio di storage in rete risente ancora di qualche ruvidezza. ZumoDrive, OpenDrive e ADrive fanno parte del nutrito pacchetto di rivenditori di storage a cui si accompagnano i servizi offerti a completamento di piattaforme: Ubuntu One è il più significativo e amato dagli utenti della distribuzione omonima di Linux. Abbiamo escluso solo per ragioni di spazio gli ottimi Mozi e Box.net, così come il GDrive di Google.
La conclusione è che, prima di scegliere, occorre capire bene cosa si vuole fare (sincronizzare computer diversi o archiviare dati in rete oppure condividere con amici e collaboratori): per ognuno c’è una riposta diversa. Difficile valutare poi la cosa più importante: la sicurezza dei dati. Finora non ci sono stati mai grandi problemi (a parte una defaillance di Amazon, alcuni mesi fa). Però è sempre bene considerare il backup nel cloud come la seconda copia di sicurezza, non l’unica.