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 2011  settembre 25 Domenica calendario

E-MEMORY, QUANTI BYTE PESA LA NOSTRA VITA - L

a scelta, essenzialmente, è tra registrare tutto o soltanto un po´. Perché anche chi non se ne accorge ha il dito sempre più spesso premuto su qualche tasto "rec". Può non esserci scritto proprio così, possono non essere immagini quelle che ne deriveranno, ma il risultato è lo stesso. Un resoconto, più o meno volontario, delle nostre giornate ad opera di apparecchi digitali. Email scambiate, musica ascoltata, viaggi fatti e mille altri rilevatori esistenziali. La nostra vita, minuto per minuto. Un piccolo Truman Show a uso interno, di cui siamo contemporaneamente vittime e carnefici.
La differenza la fa solo l´esserne consapevoli. Ed è meglio diventarlo subito, perché questo futuro è già arrivato. Quindi sorridete: potreste essere su una lifelog camera.
Il fenomeno del lifelogging, ovvero il tenere un diario digitale il più completo e automatico possibile, ha dei precedenti. Il guru Ted Nelson, inventore del termine «ipertesto», registrava tutte le sue conversazioni già a partire da metà anni ´80. Gordon Bell, di Microsoft, nel 2000 si è messo una mini-videocamera al collo e ha cominciato ad archiviare ogni sua impronta digitale. Mentre Cathal Gurrin, dell´università di Dublino, sta cercando di organizzare il caos generato dal fotografare ogni sua giornata dal 2006 a oggi. Ieri era un´eccentricità da studiosi. Oggi è una pratica di autocoscienza elettronica a portata di tutti e, in prospettiva, un ausilio pieno di promesse per i malati di Alzheimer. Perché gli strumenti necessari sono diffusissimi. Lo spazio per immagazzinare economico. E il confine tra pubblico e privato labile come non mai.
La vera svolta è degli ultimi mesi. Catalizzatori sono stati gli smartphone di cui, stando a Nielsen, deteniamo la percentuale più alta al mondo. Per acquistare un apparecchio specifico serve una motivazione forte, mentre una volta fatto l´investimento di un iPhone, è un attimo scaricare Lifelapse a 0,99 euro. «Un nuovo modo per catturare la tua vita e rivivere gli eventi e le esperienze» promette il produttore. L´applicazione scatta in automatico una foto ogni 30 secondi. Basta mettere il telefono multifunzione nel taschino della camicia o in una custodia apposita per immortalare tutto ciò che passa davanti. Da rivedere poi come video unico o immagini distinte. La parte difficile arriva dopo, se si pretende di trasformare questa specie di moviola in una memoria di scorta, da cui estrarre significato. Perché una cosa è registrare, altra è captare un segnale sotto quell´enorme rumore di fondo. Come ha dolorosamente scoperto anche Bell, sotto gli occhi di Clive Thompson, il giornalista che era andato a intervistarlo: «Mi aveva parlato di un articolo di Krugman che gli era piaciuto ma quando siamo andati per recuperarlo ne sono venuti fuori così tanti che non è riuscito a tirar fuori quello giusto. Idem per una telefonata registrata con un collega, di cui era rimasta l´intestazione ma non il file». È tutto perfettibile, ovvio. Le immagini sono già organizzabili per data e luogo in cui sono state scattate. I software per riconoscere e "taggare" i volti migliorano di giorno in giorno. Così come i programmi che, sbobinando l´audio, lo rendono interrogabile.
La documentazione audiovisuale poi non è che un aspetto di questa nuova archivistica di massa. La posta elettronica resta il più grande giacimento da cui riscostruire le esistenze, dalle corrispondenze professionali ai frammenti di discorsi amorosi. L´offerta base di Gmail è di oltre 7 giga ma, per cinque dollari all´anno, potete comprarne altri venti e aumentarla secondo le esigenze. Con l´algoritmo di Google applicato alle vostre conversazioni ogni parola scritta anni e anni prima potrà essere riportata alla luce in pochi secondi. Lo stesso vale per chi segna gli appuntamenti su Calendar, fucina di alibi o prove che potranno essere usate contro di voi. Il matematico Steve Wolfram, per dire, da oltre vent´anni registra ogni singola lettera battuta sulla sua tastiera per inferirne forse indici di produttività. La memoria esterna più promettente, però, rimane quella portatile. Così tra le app di maggior successo c´è Evernote, che consente di archiviare in un unico contenitore foto, appunti audio, testi. Oppure Tripit, che scandaglia la vostra casella postale per raggruppare prenotazioni di treni, aerei o alberghi, calcolando anche il totale dei chilometri percorsi. Anche la musica è ormai more geometrico demonstrata. ITunes ricorda quante volte avete ascoltato un pezzo e le stelle che gli avete dato. Su Amazon potete ricostruire la lista di libri comprati, se non letti, e su Netflix quella dei film visti. Ma non è che un assaggio del catalogo.
D´altronde il trasloco online della nostra vita è per molti felicemente ultimato, mentre anche chi punta i piedi sa che il mondo analogico rischia di diventare un lusso per nostalgici. Per questo già un decennio fa l´informatico di Yale David Gelertner aveva proposto di modificare l´interfaccia ai computer: non più finestre e cartelle ma un lifestream, un flusso vitale, con un passato, presente e futuro su cui innestare gli eventi. Perché noi non funzioniamo mettendo i ricordi in scatole distinte, ma in un continuum dentro al quale cercare (magari con l´aiuto del software). Che vedesse molto avanti l´aveva intuito l´Unabomber che, nel suo delirio antitecnologico, l´aveva mutilato con una lettera esplosiva. Forse oggi i tempi sono maturi, tant´è che il piatto forte dell´annunciato restyling di Facebook è proprio la cronologia delle attività degli iscritti. Kevin Kelly, fondatore di Wired e appassionato «misuratore» della sua esistenza, non ne dubita. Immagina problemi legali e culturali tipo «si tratterà di bugia se una certa parola che uso risulterà diversa da quella che poi rivedremo nella registrazione?» ma per lui è solo questione di quando, non di se. Scrive sul suo blog: «Inventeremo norme sociali per decidere quando farlo sia appropriato o no, ma per i più la registrazione totale diventerà pervasiva come lo è il testo oggi. Finiremo per non accorgercene neppure, tranne quando qualcosa andrà storto». Perché se faremo affidamento sulla nuova «scatola nera» come oggi sui cellulari per ricordare i numeri, sarà davvero essenziale investire sul back up.