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 2011  settembre 25 Domenica calendario

NEW YORK

Adesso Wall Street sa perché Andrew Mason aveva assunto un pagliaccio per intrattenere i suoi dipendenti: stava allestendo le prove per lo spettacolo da mostrare alla Sec. Che pasticciaccio brutto ha combinato l´ex musicista di Chicago inventore di Groupon.
Sotto la lente degli ispettori della Borsa, la compagnia a cui Forbes aveva assegnato la palma di crescita più veloce della storia ha dovuto ammettere l´inammissibile. Altro che giro d´affari da 713,4 milioni di dollari. Erano 312,9 milioni: meno della metà. Possibile? E certo. Perché la Sec ha obbligato la compagnia di social shopping a considerare come ricavi solo i propri: e non quelli condivisi con i partner.
L´inghippo sta nella natura di Groupon: che vuol dire appunto coupon di gruppo. Il sito offre servizi a prezzi iperscontati: dalla cena in pizzeria al viaggio ai Caraibi. Ottenuti comprando online quei coupon sottoscritti da un certo numero di persone. Mason si difende: avevamo sempre avvertito di calcolare il valore decurtando l´incasso dei negozianti. Ma sull´equivoco hanno marciato un po´ tutti. Dal Credit Suisse alla Morgan Stanley - passando per Goldman Sachs - le banche d´affari si erano sfidate nella raccolta degli investitori. E tutto sembrava pronto per il grande sbarco in Borsa della compagnia che nata da «un´idea così semplice da essere quasi stupida» - secondo la definizione del funambolico fondatore - era volata a una valutazione da 20 miliardi di dollari.
L´indagine Sec è scattata proprio alla vigilia della discesa a Wall Street: ora è rimandata a data da destinarsi. E non è un caso che nelle stesse ore la compagnia passata in due anni da 7 a oltre 9 mila 600 dipendenti abbia perso anche il supermanager Margo Georgiadis: che aveva lasciato la vicepresidenza di Google per mettere ordine in azienda.
Lo scivolone rischia adesso di essere il campanello d´allarme che tante Cassandre vanno annunciando dalla primavera scorsa. Quando la febbre per queste aziende miracolose ha fatto proliferare quel mercato secondario in cui ci si scambiano le (poche) azioni "commerciabili" delle compagnie non ancora in Borsa. La valutazione del social forum Linkedin ha aperto le danze: presentate a 45 dollari, le azioni sono schizzate oltre i 100. E gli avvoltoi hanno cominciato a leccarsi le penne pensando alla discesa in Borsa di Twitter e Facebook: infischiandosene del rischio di una nuova bolla hi-tech.
Il risultato ora è sotto gli occhi. E lo stesso Mark Zuckerberg ha rimandato all´anno venturo i piani di quotazione. Che qualcuno avverta Barack Obama: il presidente è atteso proprio domani nel quartier generale di Linkedin per celebrare le meravigliose sorti e progressive della nuova new economy.