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 2011  settembre 25 Domenica calendario

Come e quando è nata la crisi greca? Nell’ottobre 2009, dopo le elezioni, il nuovo governo annuncia il buco lasciato da quello uscente: il rapporto deficit/pil è al 12%, il doppio del previsto

Come e quando è nata la crisi greca? Nell’ottobre 2009, dopo le elezioni, il nuovo governo annuncia il buco lasciato da quello uscente: il rapporto deficit/pil è al 12%, il doppio del previsto. Senza contare che i parametri di Maastricht impongono di restare sotto il 3%. Quali sono state le conseguenze immediate? Le agenzie di rating hanno declassato il debito greco, considerandolo più rischioso. Sui mercati la credibilità è tutto: ancora più del numero sul deficit, ha pesato il fatto che il governo lo avesse nascosto all’Europa. Sono passati quasi due anni: non s’è fatto niente? La prima manovra di austerità è stata approvata dalla Grecia nel novembre del 2009, un mese dopo. Un’altra manovra è datata gennaio 2010, una terza ad aprile. Nel frattempo era arrivato il sostegno di Fmi, Ue e Bce, che arriveranno in fasi successive a garantire prestiti per 110 miliardi. Che, a quanto pare, non hanno risolto. Perché? Perché gli interessi chiesti dai mercati sui bond greci hanno continuato a salire: la crisi è soprattutto di fiducia. Oggi come oggi, indebitarsi costerebbe ad Atene quasi il 25%: un costo del debito insostenibile. Ora si parla di un fallimento greco. È possibile? E l’uscita di Atene dall’euro? L’Argentina è fallita nel 2001, nel senso che non ha rimborsato i titoli di Stato. Anche in questo caso, per l’Europa, il danno peggiore sarebbe alla credibilità: si dimostrerebbe incapace di tenere in piedi la moneta unica, e nessuno si fiderebbe più a investire. Quanto all’uscita di Atene dall’euro, secondo Credit Suisse, costerebbe all’Ue un calo del pil compreso tra il 10 e il 20%. Molto più di quanto costa salvarla: i debiti di Atene valgono “solo” 350 miliardi. E l’Italia? Rischia di finire come la Grecia? Anche il costo del debito italiano è salito. I mercati diffidano della capacità del governo di attuare pienamente e in fretta misure di risanamento. Quanto a un fallimento o all’uscita dall’euro, gli analisti di Credit Suisse non l’hanno calcolata. L’economia italiana è troppo grande, non ci sono in Europa soldi sufficienti per salvarla.