La Stampa 25/9/2011, 25 settembre 2011
Persino i religiosissimi greci, da sempre rispettosi della Chiesa Ortodossa cominciano ad averne abbastanza
Persino i religiosissimi greci, da sempre rispettosi della Chiesa Ortodossa cominciano ad averne abbastanza. Sì, perché ogni settimana arrivano nuove tasse e nuovi giri di vite in obbedienza ai dettami dell’Europa e del Fondo Monetario, ma gli unici a salvarsi sono i religiosi. L’ultima goccia è stata la decisione del governo Papandreou di varare un’imposta patrimoniale (prima straordinaria, ora annunciata come permanente) sugli immobili. Pagheranno tutti, persino i disoccupati. Con qualche eccezione: con ambasciate e uffici pubblici saranno esentati anche tutti gli immobili (compresi quelli non utilizzati per il culto) di proprietà dei monasteri e delle istituzioni religiose. La decisione ha fatto infuriare diversi deputati del partito socialista, ma soprattutto ha scatenato l’ira di tantissimi normali cittadini. La Chiesa Ortodossa, guidata dal Patriarca di Atene Ieronymos II, continua a giovarsi di un’influenza amplissima in un paese ormai laicizzato, anche se il 90% dei greci continua ad essere battezzato in chiesa. La rivolta ha trovato spazio perfino su Facebook, dove una pagina che sollecita «uguaglianza» e «il taglio dei privilegi» per una Chiesa di «ricchi egoisti» ha raccolto in pochi giorni oltre 100 mila adesioni. Il Santo Sinodo è riuscito a farla franca in tutte le manovre varate dal governo dal 2010, salvando anche la norma che pone a carico dello Stato il pagamento dello stipendio ai circa 9 mila preti attivi e la pensione a quelli ritirati. Ha conservato tutte le sue immense ricchezze, la cui entità è largamente sconosciuta al grande pubblico. Si sa che detiene un pacchetto pari all’1,5% della Banca Nazionale della Grecia; che dopo il demanio pubblico è il principale proprietario di terreni in tutto il paese; che possiede una quantità sconfinata di immobili mai censiti. E’ stato annunciato un progetto di modestissima alienazione di alcuni questi immobili, con i proventi destinati a non meglio precisati progetti di beneficenza. Ma pochi ci credono.