La Stampa 25/9/2011, 25 settembre 2011
E’ tutto un complotto progettato per giustificare l’adozione obbligata di durissime misure fiscali, e per realizzare «l’occupazione della Grecia da parte dei tedeschi»
E’ tutto un complotto progettato per giustificare l’adozione obbligata di durissime misure fiscali, e per realizzare «l’occupazione della Grecia da parte dei tedeschi». A sostenere questa tesi è Zoe Georganta, docente di econometria all’università di Salonicco ed ex membro del direttorio dell’Istituto di Statistica ellenico (Elstat). Una tesi ovviamente smentita dal governo e da Eurostat, che però in una Grecia travolta dai sacrifici trova vasta eco. Perché giustifica le teorie del «complotto straniero», avallato da un governo «servo dei poteri finanziari», e soprattutto perché toglie agli ellenici ogni colpa di un disastro collettivo senza precedenti. Ora la magistratura indaga. Secondo Georganta il deficit pubblico della Grecia del 2009 non era pari al 15,4% del Pil, come annunciato ufficialmente. Era invece del 12%, forse 13%. Fu intenzionalmente innalzato all’inizio del 2010, scatenando così l’emergenza finanziaria con tutte le sue conseguenze, con un obiettivo nefasto: aprire la strada ai sacrifici. Per l’economista (nazionalista e vicina al vecchio Pasok) nel deficit furono calcolate su diktat germanico anche le spese destinate alle imprese pubbliche, come le ferrovie. Spese che non dovevano essere invece considerate, o se non altro «si doveva avviare una commissione per decidere, nell’arco di sei-otto mesi, come computarle». Le regole di Eurostat (facciamo così anche in Italia) impongono di considerare spesa pubblica anche quei finanziamenti. Ma Georganta non ha certo avuto la mano leggera, affermando a una radio che «ora abbiamo un nuovo tipo di occupazione dell’Europa da parte dei tedeschi». Nel frattempo, il ministro dell’economia Venizelos ha azzerato il direttorio dell’Elstat, salvando il solo presidente Andreas Georgiou. Tutti a casa, compresa Georganta, e il vicepresidente Nikos Logothetis, che le aveva dato ragione. Ma è stato accusato (pare con prove schiaccianti) di aver hackerato la posta elettronica del presidente.