Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Domani la Gazzetta non esce e i lavoratori che aderiscono alla Cgil scioperano in tutti i luoghi di lavoro per otto ore. Sono organizzate manifestazioni a livello territoriale. Treni fermi dalle 9 di mattina alle cinque del pomeriggio. Piloti, assistenti di volo e personale di terra degli aeroporti incroceranno le braccia dalle 9 alle 17. Oggetto dello sciopero: la manovra da 45 miliardi del governo e in particolare l’articolo 8, che dà una prevalenza al contratto aziendale o territoriale rispetto al contratto nazionale. Questa prevalenza è stata ampliata ieri con un emendamento della maggioranza accolto dal governo in cui si dice che anche in tema di licenziamenti il datore di lavoro, se il sindacato che ha la maggioranza in azienda è d’accordo, può procedere in deroga a quanto stabilisce l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
• Cioè, può licenziare anche senza
giusta causa?
Sì e con un sistema di indennizzi diverso da quello del
reintegro nel posto di lavoro. Gli accordi non potranno però in nessun caso
violare «materie e norme generali a tutela di diritti ed interessi superiori».
Quindi resta in ogni caso l’impossibilità di far accordi per facilitare «il
licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il
licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al
termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età
del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del
congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o
del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento». Si
stabilisce anche che gli accordi aziendali non possono contraddire la
Costituzione e i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle
convenzioni internazionali sul lavoro.
• Che dice la Camusso?
Una dichiarazione durissima. Secondo lei il governo vuole,
con questo articolo 8 della manovra, annullare il contratto collettivo
nazionale di lavoro, cancellare lo Statuto dei lavoratori, contraddire
l’articolo 39 della Costituzione e «tutti i principi di uguaglianza sul lavoro
che la Costituzione stessa richiama».
• È vero? Viene violata la Costituzione?
Forse il quarto comma dell’articolo 39: «I sindacati
registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in
proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con
efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il
contratto si riferisce». Manca però la parola «contratti nazionali». In ogni
caso l’articolo 40, per esempio, prevede che il diritto di sciopero sia
regolamentato, norma a cui, organicamente, non si è mai dato seguito. In questa
confusione generale, dove tutti hanno più o meno ragione, ci si potrebbe rifare
all’ultimo accordo intervenuto tra Confindustria e sindacati (compresa la Cgil)
lo scorso 28 giugno. Questo accordo, successivo di poco all’ascesa della
Camusso (a quel tempo meno accodata alla Fiom di quanto appaia ora) e
successivo di non molto alle polemiche infuocate su Pomigliano e Mirafiori,
stabiliva che «i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello
aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali
operanti in azienda» possono contenere intese specifiche valide «nei confronti
di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si
riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei
lavoratori». Queste «intese specifiche» sono naturalmente in deroga agli
accordi nazionali e possono riguardare anche «le modalità di assunzione e
disciplina del rapporto di lavoro».
• I licenziamenti non ci sono.
Infatti. Averli inseriti in questo emendamento
rappresenta, per il sistema delle relazioni sindacali così come lo abbiamo
conosciuto finora, un doppio vulnus. Primo vulnus: viene stabilita una strada
per licenziare senza giusta causa, in Italia una bestemmia; secondo vulnus: si
procede per legge, e cioè non si lascia che questa materia sia regolata da un
accordo tra le parti Guardi che questo secondo vulnus è forse più grave del
primo.
• Perché?
La Cisl e la Uil ieri non hanno protestato. Ma sul
fatto che la materia sindacale sia regolata dal governo e dal parlamento non
sono d’accordo neppure loro. Sullo specifico dei licenziamenti c’è ancora molto
da dubitare. Quale organizzazione sindacale aziendale darà al padrone il via
libera per licenziare? Non riesco a immaginarlo. Un sindacato giallo? Forse c’è questa preoccupazione. L’emendamento
stabilisce che basta l’intesa col sindacato aziendale anche se locale. Il
sindacato aziendale potrebbe essere giallo? Può darsi, ma non mi pare l’epoca.
Sono cose da anni Cinquanta
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 5 settembre 2011]
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