Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 05 Lunedì calendario

VIAGGIO A TYCHY, LA CONCORRENTE DI POMIGLIANO

A Tychy che si pronuncia Tiki, Polonia, Voivodato di Slesia, 130 mila abitanti lungo la Vistola a 66 km dalla cattolica Cracovia di papa Woityla, la chiamano «la messa». «E io sono il prete», dice scherzando Zdzislaw Arlet, direttore dal ’98 dello stabilimento Fiat in Polonia che produce qui da maggio la nuova Ypsilon e l’attuale Panda per tutto il mondo, più la 500 e la Ka per la Ford, per un totale di 2 mila auto al giorno e 500 mila all’anno. È un po’ meno degli obiettivi annunciati nel 2009 (2.100 vetture al giorno e 600 mila all’anno) e anche i dipendenti sono diminuiti rispetto ad allora, 5.500 anziché 5.800; inoltre si lavora cinque giorni su sette e non più sei. Ma la crisi dell’auto colpisce anche qui, in questo stabilimento polacco che vinse il premio Efqm di qualità fra tutte le aziende europee, dove il grado d’errore ammesso in lastratura è di massimo 2 millimetri, si sforna un’auto ogni 33 secondi e il 98% delle vetture finisce dritto e senza difetti al primo montaggio.
Tutti i giorni da 12 anni alle 8 e mezza del mattino — ecco la messa — cascasse il mondo Arlet riunisce i lavoratori in lastratura, montaggio e verniciatura, «Chi vuole viene» dice, e racconta loro le novità. Quelle ufficiali di questi giorni sono due. La prima è che è iniziata la produzione della nuova Ypsilon anche a marchio Chrysler, destinata all’Inghilterra: ed è nell’utilitaria targata Lancia che il gruppo di Sergio Marchionne confida per acquistare spinta. Dunque la Polonia si conferma cruciale per le strategie di Fiat. La seconda è che si celebra quello che qui chiamano «il giubileo», ovvero i 90 anni della Fiat in Polonia. Era il 10 gennaio 1921 quando fu siglato il primo contratto ufficiale fra la Fiat e il governo polacco per costruire auto a Varsavia. Un anno prima era nata la «Polski Fiat», società al 51% del gruppo di Torino e per il resto di azionisti polacchi, e fu nel dicembre del ’21 che la Fiat arrivò al 98% del capitale. In azienda hanno stampato un libretto in inglese che racconta la storia, «The polish road of Fiat», «la strada polacca della Fiat». Nel ’37, c’è scritto, la Polski Fiat con sede a Varsavia vendette 10 mila macchine e durante il socialismo reale ebbe un gran successo con la 126. L’impianto di Tychy fu comperato dalla Fiat nel ’92 e oggi è riconosciuto come un modello per tecnologia e professionalità degli operai.
Tre anni fa è arrivato anche qui il sistema Wcm, World class manufacturing, la qualità Fiat alla giapponese importata anche a Pomigliano, e oggi si lavora in squadra con i macchinari avveniristici dell’italiana Comau (sempre di Fiat).
Soltanto i robot di lastratura sono 931 e un cartello luminoso dichiara ogni secondo a ogni reparto piano di produzione e risultato, in genere superiore all’obiettivo. Ad esempio, il 26 agosto a mezzogiorno il piano di produzione in lastratura diceva «261 auto» e accanto alla voce «Fatto» era scritto «263», due in più del previsto. Per montare la nuova Ypsilon è appena stata installata una postazione speciale, un «open gate», la gabbia aperta, con 18 robot (contro gli 8 della Panda) e 3 mila sensori. In un nanosecondo entrano nella scocca come dita di un chirurgo, saldano e assemblano, si torcono e allungano, poi tornano a riposo.
I diversi modelli di auto non scorrono più separati sulle linee, ma contemporaneamente e mescolati, ora una nuova Ypsilon, ora una Panda basic, ora una 500 decapottabile rosa, e gli operai devono essere ben bravi per seguire le indicazioni del computer senza perdere il ritmo, e montare su ogni auto le viti e le guarnizioni, i vetri e gli ammortizzatori giusti per quel modello. Accanto a ogni scocca viaggia un carrello con gli accessori adatti ed è un computer appeso al soffitto, una sorta di grande occhio che proietta un fascio di luce viola, che ha in precedenza indicato al lavoratore addetto dove pescare esattamente i pezzi in magazzino, per riempire il carrello senza sbagliare. Il sistema si chiama «pick-by-point» ed è una novità tecnologica di questi giorni, inevitabile perché in tanta complessità l’apporto umano senza computer non basta più.
Tychy è lo stabilimento che gli operai italiani della Fiat, volenti o nolenti, vedono come rivale e viceversa, perché è qui che si è prodotta finora la Panda, perché il 97% della sua produzione a marchio Fiat-Abarth-Lancia va all’export e il 52% di questo 97% finisce in Italia, perché un operaio specializzato della Fiat con dieci anni d’esperienza è pagato 1.400 euro al mese in Italia e quasi mille se va bene in Polonia, 600 euro se è un nuovo assunto. Perché a Tychy le linee lavorano 24 ore su 24 su tre turni, otto ore a testa per operaio, con una pausa di 55 minuti in tre tempi, 10-35-10, mentre a Pomigliano la pausa è di 60 minuti e la mezz’ora per la mensa è stata conquistata a fine turno, anziché a metà. Perché, infine, si lavora in funzione della richiesta del mercato, quella che si dice «flessibilità» e ha fatto la fortuna di Tychy finora, e benché i sindacati siano otto non esiste sciopero.
Nei giorni scorsi uomini di Tychy erano in Italia ed è normale che i dipendenti di Pomigliano vengano qui, scambio di conoscenze. Ma il 4 luglio, ricorda lo striscione orgoglioso appeso nell’impeccabile capannone del montaggio, è uscita la duemilionesima Panda, ed è proprio l’utilitaria di punta della Fiat, che oggi copre un terzo della produzione giornaliera, a generare dubbi sul futuro di Tychy. La nuova Panda, che sarà presentata al Salone di Francoforte e commercializzata entro l’anno, verrà prodotta a Pomigliano, ma che sarà allora delle eccellenti linee polacche?
Un’ipotesi è che si continui a produrre a Tychy una Panda base, vettura diversa, per l’eventuale richiesta di primo prezzo dei Paesi dell’Est. Ma è un’ipotesi. Poco per sciogliere le nubi a 66 km da Cracovia.