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 2011  settembre 05 Lunedì calendario

È solo una vecchia patacca servita come ghiottoneria storica - La Principessa Maria Gabriella è fin troppo cavalleresca: quelle non sono semplici baggianate storiche; né gos­sip, pettegolezzo, ma qualcosa che as­somiglia molto alla diffamazione

È solo una vecchia patacca servita come ghiottoneria storica - La Principessa Maria Gabriella è fin troppo cavalleresca: quelle non sono semplici baggianate storiche; né gos­sip, pettegolezzo, ma qualcosa che as­somiglia molto alla diffamazione. Ecco i fatti: la scorsa settimana la stampa na­zionale - e lo stesso Giornale ha ripreso breve­mente la notizia- ha dato grande risalto a una let­tera pubblicata dal settimanale Oggi : scritta nel 1971 da Romano Mussolini (il figlio del Duce morto cinque anni fa), rivelava una liaison tra Benito e Maria José di Savoia. Non solo l’apodittico titolo del servizio del set­timanale Oggi - «Maria José: sì, fu l’amante di Mussolini»-ha il tono di una sentenza inappella­bile, ma nel dare grande evidenza al «documen­to storico inoppugnabile », ovvero alla lettera fir­mata da Romano Mussolini, il rotocalco rifila per verità storica e inoppugnabile anche il conte­nuto di quella missiva. Ma andiamo con ordine: nel luglio del 1971, il figlio del Duce scrisse ad An­tonio Terzi, allora direttore di Oggi , raccontan­dogli - col tono dell’«Ah, ora che mi ricordo...» ­che in casa si parlava spesso dei «rapporti sia po­litici sia sentimentali fra Maria José e mio pa­dre ». E che «mia madre a tale proposito è stata sempre, anche se con logici riserbi, assai esplici­ta: tra mio padre e l’allora principessa di Piemon­te vi è stato un breve periodo di relazione senti­mentale intima ».Quella lettera,rimasta per qua­rant’anni tra le carte di Terzi, rispunta ora in qua­li­tà di documento storico e dunque prova inop­pugnabile che Maria José e Mussolini fu­rono amanti. Se nel 1971, quando Oggi ci campava su Casa Savoia, Antonio Terzi- un «grande giornalista», come giustamente sottolinea l’autore del servi­zio su Maria José- rifiutò di dar seguito alle «rive­lazioni » di Romano Mussolini significa che le ri­tenne immondizia, per altro non suffragata da uno straccio di riscontro. Lo stesso lerciume og­gi è invece servito come una ghiottoneria storica dalla attivissima «fabbrica del fango», l’unica che al momento non conosce crisi né cassa inte­grazione. E se poi la palata di fango offende e feri­sce i familiari dell’infangata, pazienza: il teatri­no della diffamazione, della calunnia e dell’in­giuria non tiene conto dei danni collaterali e an­zi, ci sguazza. Senza poi dire dello sprezzo del ri­dicolo: intendendo volare alto, sulle ali della Sto­ria, l’autore dell’articolo che giustamente ha in­dignato la Principessa Maria Gabriella si spinge a interpretare le assai tiepide se non proprio nul­le simpatie di Maria José per il fascismo come re­azione di una donna scaricata­ scrive proprio co­sì, «scaricata», che penna... - da Mussolini. Tro­vando, va da sé, in Maria Scicolone maritata Mussolini una facile conferma alla cabaretti­stica dietrologia. Altro ridicolo riscontro al «documen­to storico inoppugnabile» sono alcu­ne pag­ine del diario sul quale Claret­ta Petacci appuntò il resoconto fatto­gli dal suo “ Ben”di una visita alla fa­miglia reale a Castelporziano. Con Maria José «un po’ nuda, col seno quasi libero» che gli si strusciava ad­dosso. Ora, si possono anche dare per buone le guasconate di Mussoli­ni per farsi bello agli occhi della sua bel­la, ma a quella famosa visita - parlano le cronache del tempo - erano presenti il Re, la Regina, Umberto e altri familiari oltre al pic­colo seguito del Duce e un paio di giornalisti. È dunque credibile che al cospetto di un simile parterre Maria Josè un po’ nuda e col seno qua­si libero platealmente attentasse alla virtù del capo del Fascismo? È modo, questo, di trattare la Storia alla carlona e anzi, con un carico di quella cafonaggine intellettuale, di quella pac­chianeria, insomma, che al primo sguardo Ma­ria José colse in Mussolini. Qualcuno dovreb­be fare delle scuse a Maria Gabriella, questo sì. Sarebbero doverose, ma purtroppo la pacchia­neria, ducesca o meno, non le prevede. A pro­posito: Vittorio Emanuele, perché tace? Gli va bene e magari lo diverte leggere quelle cose su sua madre?