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 2011  settembre 05 Lunedì calendario

CANE RAPITO AL GRAND HOTEL. UNA TAGLIA DI 10 MILA EURO —

Polizia, consolati, veterinari, tutti mobilitati per il mistero della scomparsa del cagnolino Johnny, taglia mignon, pelo nero e nocciola, un «russian toy terrier». Johnny, hanno denunciato i proprietari, una famiglia moscovita, è scomparso dalla loro camera d’albergo, il Grand Hotel Savoia a Genova Principe, il pomeriggio del 17 agosto. Rybchinsky Stanislav, sua moglie Stella e la loro figlia Yana hanno offerto diecimila euro a chi lo riporterà: «Per noi — dicono — emotivamente è una grande perdita». Ma del «giocattolo russo» non è arrivata nessuna notizia. Il direttore del Grand Hotel (cinque stelle) Walter Pescara, allarga le braccia: «Io stesso — dice — ho pregato la polizia di interrogare il personale, per offrire la massima collaborazione e per sgombrare il campo da dubbi ingiusti. Il nostro personale è fidatissimo». Gli agenti hanno interrogato gli addetti ai piani e le cameriere. Risultato: nessuno ha mai visto Johnny, nessuno lo ha notato quando è arrivato con i suoi padroni ma è un cagnolino molto piccolo e può essere trasportato in una borsa: «Certo che qualcuno lo ha visto — dice un po’ risentita la padrona da Montecarlo —. Per esempio i giapponesi che erano nella hall...E poi l’ha visto la persona che era alla reception e una cameriera che era vicina alla nostra stanza mentre uscivamo». Padre, madre e figlia, sono arrivati il 17 verso mezzogiorno in albergo, all’una sono usciti e hanno lasciato il cagnolino in camera, quando sono tornati Johnny era scomparso. «Erano proprio molto addolorati — dice il direttore — e ho consigliato di fare subito la denuncia alla polizia. Sono andati oltre: hanno chiesto che tutto il personale dell’albergo fosse sottoposto alla macchina della verità». L’imprenditore moscovita ha spiegato di aver subito un ingente furto nella sua azienda e di aver scoperto il colpevole sottoponendo i dipendenti alla macchina della verità, ma si è dovuto rassegnare: la polizia gli ha detto no. La famiglia si è fermata a Genova un giorno di più, ospite del Savoia, sperando di avere notizie, poi è partita per Montecarlo. Ma nei giorni scorsi ha contattato il direttore: «Mi hanno chiesto — dice Pescara — di far intervenire il sindaco di Genova Marta Vicenzi perché facesse pressione sulla polizia per intensificare le indagini». Anche questo, ha dovuto spiegare, non era possibile. L’ultima comunicazione è arrivata via email: su consiglio della propria ambasciata, hanno scritto i proprietari di Johnny, si sono rivolti a un avvocato per intentare una causa «civile e penale» contro il Grand Hotel, chiedono 10 mila euro di risarcimento. Insieme a Johnny sono sparite — secondo la denuncia — due paia di scarpe Chanel e una cintura con una fibbia placcata oro. Non sono stati toccati il computer portatile e i gioielli. Ma chi può aver rapito il piccolo russian toy terrier? Quel giorno, intorno alle 14 qualcuno è entrato nella camera usando una «chiave cliente», ovvero una tessera magnetica del cliente e non una di quelle in dotazione del personale (ogni ingresso in camera viene registrato dal sistema di sicurezza). «Restituiteci Johnny — dice la famiglia moscovita — o almeno trattatelo bene. Pesa solo due chili e mezzo, è malato, soffre di colite, ci manca molto e faremmo qualunque cosa per riaverlo sano e salvo». Il tam tam ha raggiunto le associazioni e i gruppi animalisti, tutti alla ricerca del perduto Johnny. Centotrè veterinari sono stati allertati con i dati di riconoscimento dell’animale che ha un microchip. Ora non resta che aspettare.
Erika Dellacasa