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 2011  settembre 05 Lunedì calendario

« Ho lasciato l’auto blu, giro in autobus» - Onorevole Irene Pivetti, la disturbo? «No, sono in auto verso Fiumicino, parto per l’Albania per un evento del­la mia Onlus Learn to be free»

« Ho lasciato l’auto blu, giro in autobus» - Onorevole Irene Pivetti, la disturbo? «No, sono in auto verso Fiumicino, parto per l’Albania per un evento del­la mia Onlus Learn to be free». Sta viaggiando con l’auto blu? «No, sono 10 anni che non ho più l’auto di servizio,15 che non ho più la scorta». E come si vive senza l’auto blu? «Ci si rende conto che è difficile tro­vare parcheggio». Come si muove per Roma? «Viaggio quasi sempre in auto­bus ». Lo usa saltuariamente o costante­mente? «Lo uso spesso, anche se ho la pa­tente e la mia auto. Ma i mezzi pubbli­ci sono decenti e, appunto, elimina­no il problema del parcheggio». Ha l’abbonamento dell’autobus? «Sì, sono passata da quello mensi­le a quello annuale, tessera intera re­te, per il timore di dimenticarmi di rinnovarlo. E poi la tessera annuale conviene». Farsi trovare senza biglietto sa­rebbe un po’ imbarazzante. «Sì, meglio evitare. Io poi da que­sto punto di vista non sono molto for­tunata. Soltanto una volta in tutta la mia carriera scolastica ho bigiato un’ora di ginnastica e sono rimasta in classe e proprio in quell’occasione la preside ha fatto il giro delle aule». La gente la riconosce? «Sì, mi fermano spesso e mi raccon­t­ano le piccole cose della quotidiani­tà. Cerco sempre di ascoltare tutti, mi interessa e mi diverte. Evito di dare corda soltanto quando sono insieme ai miei figli». Come la identificano? Come l’ex presidente della Camera o come personaggio televisivo? «Come la Pivetti, mettono dentro un po’ tutto.Qualcuno mi chiama an­che ministro...». I politici dovrebbero frequentare di più i mezzi pubblici? «L’autobus ha il suo perché a livel­lo di contatto con la gente. Non puoi presiedere l’Atac o l’Atm senza pren­dere di tanto in tanto l’autobus o le Ferrovie senza prendere il treno. Al­largando il discorso non puoi fare il politico se non hai il piacere di stare in mezzo alla gente». Cosa le è rimasto in termini di be­nef­it come ex presidente della Ca­mera? «Un ufficio e una segretaria». Riceve un vitalizio? «Non prendo un euro. Al compi­mento del 65esimo anno prenderò la pensione, per la quale continuo a ver­sare i contributi con il mio lavoro». Cosa ne pensa del dibattito sui pri­vilegi della Casta? «Che è giusto controllare i costi ma senzaindulgereeccessivamentenel­la demagogia». Come si fa a distinguere tra eserci­zio di critica e demagogia? «Guardi, c’è un’esigenza di fondo: avere una politica trasparente e one­sta. A volte nel fare polemica si scen­de a un livello troppo basso. È verissi­mo che i parlamentari hanno rimbor­si accessori troppo alti. Ma il punto è l’apparato dei nominati. Intendo le Authority, le Agenzie. È quello che de­ve dimagrire. Il Parlamento è la trin­cea della democrazia, non fa bene a nessuno sminuirne la credibilità». Lei entrò alla Camera in tempi di furia antipolitica. «É vero, fu un’ubriacatura genera­le, ci furono episodi robespieriani. Non li rimpiango». Lei ha attraversato molte vite. Le piacerebbe tornare a sedersi di nuovo in Parlamento? «La politica è un’attività altissima ma in questo momento vive una crisi di credibilità,anche se ci sono perso­ne­di cui ho apprezzato l’attività di go­verno come Alfano, Gelmini, Sacco­ni, Romani, Formigoni. La politica la frequento visto che faccio anche la lobbista. Ma al momento mi vedo di più in attività manageriali nel socia­le ».