Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 05 Lunedì calendario

«QUEL CARTELLONE ALLO STADIO MI È COSTATO MEZZO MILIONE»

Una pubblicità da mezzo milione di euro. Tanto è costato a Michele Bonavota il cartellone «Calabria Scavi» apparso venerdì sera a Torshavn durante Far Oer-Italia. Riassunto della puntata precedente: tempo fa Bonavota, 44enne di Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia, scrisse delle lettere in carcere a Bernardo Provenzano, detto Zio Binnu, successore di Totò Riina al comando di Cosa Nostra. Gli inviò anche una Divina Commedia. Bonavota, in attesa di sentenza di primo grado per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, non è un pregiudicato, perché finora non ha avuto condanne definitive. Ieri ha accettato di parlare con la Gazzetta.
Bonavota, con chi ha stipulato il contratto pubblicitario?
«Con una società di cui non ricordo il nome. Chiamatemi domani (oggi, ndr): sarò in ufficio e vi darò informazioni più precise».
Quanto le è costata questa pubblicità?
«Mezzo milione di euro».
E’ la prima volta che compra uno spazio del genere?
«No, l’avevo già fatto ad agosto per Milan-Juve, trofeo Luigi Berlusconi. Stesso prezzo, mezzo milione di euro. Lo faccio per crescere, per migliorare gli affari».
La sua azienda, la «Calabria Scavi», in quale settore opera?
«Edilizia, piccole e grandi opere. Facciamo di tutto, in Italia e all’estero. Dal movimento terra alla ristrutturazione di appartamenti, passando per tante altre cose».
Con chi lavorate?
«Con chiunque ce lo chieda. In Italia con tanti enti, per esempio l’Anas. Al Nord abbiamo l’appalto della manutenzione dei guardrail di una autostrada».
E all’estero?
«Un pò dappertutto. Al momento il lavoro più grosso l’abbiamo in Francia, a Parigi, dove stiamo costruendo un tunnel lungo la Senna».
Quanto fatturate all’anno?
«Mille milioni (un miliardo di euro, ndr)».
E quanti dipendenti avete?
«In Italia 150, all’estero un centinaio».
Chi sono i suoi soci?
«Non ho soci. La mia è una ditta individuale, che opera da trent’anni. Oggi il proprietario sono io, al cento per cento».
Lei ha rapporti di parentela con i Bonavota che si ritiene formino una cosca della ’ndrangheta a San’Onofrio, il suo paese. E’ così?
«Per la parentela, sì. Sono tutti cugini e lavorano con me. Per l’altra cosa, no. Ma quale ’ndrina (cosca, ndr). Sono barzellette, questo fatto non esiste. Siamo dei lavoratori e basta».
Perché «Calabria Scavi» ha una succursale a Corleone, il paese di Riina e Provenzano?
«Perché a Corleone e in Sicilia si fanno affari. Provenzano non c’entra niente con "Calabria Scavi". Non è mio socio».
Perché lei scriveva lettere a Provenzano?
«E’ una vicenda chiusa, gli scrivevo perché mi faceva piacere scrivergli. Ho spedito lettere anche a Berlusconi e al Papa. A suo tempo avevo una corrispondenza con Tanzi (Calisto, condannato per il crac Parmalat ed ex proprietario del Parma, ndr)».
Perché ha donato una Divina Commedia a Provenzano?
«Sapevo che la desiderava e gliel’ho mandata. All’epoca vendevo anche libri per la Utet. A me piace leggere. Romanzi, saggi. Un pò di tutto».
Il suo libro preferito?
«Negli ultimi anni "Gomorra" di Saviano».