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 2011  settembre 05 Lunedì calendario

L’UOMO CHE RIPARA LE SCARPE AI FANTASMI DELLE TWIN TOWERS

GLI ALTRI salivano ai piani alti delle Torri con le scarpe che lui aveva
fabbricato, aggiustato o semplicemente pulito e lucidato. E lui se ne
rimaneva lì, al piano terra, nel negozio che tutti conoscevano. A guardare
in alto. Torre numero 1, “Minas repairs”: Minas il ciabattino. Lo aveva
aperto il 12 dicembre 1977 e mai più chiuso fino all’11 settembre 2001. Il
giorno che cambiò il mondo e, in piccolo, la sua vita.
Lì dentro Minas Polychronakis faceva camminare il popolo del World Trade
Center. Riparava, sistemava, lucidava. Come se camminare, muoversi,
spostarsi fosse solo affare altrui. A lui toccava in sorte di dar loro
scarpe comode. Non c’era lavoratore o frequentatore delle Twin Towers che
non si fidasse di Minas. E lui ricambiava con scarpe impeccabili.
Ora Minas cerca disperatamente di riprendersi quel che quei due maledetti
aerei gli hanno tolto: un posto nel mondo, serenità, sicurezza finanziaria.
Non aveva niente di tutto questo quando partì da Creta per cercare a New
York il suo sogno americano. Arrivò a Manhattan con le scarpe distrutte e
decise che non esiste modo peggiore di iniziare una giornata che camminando
male.
Fece per un anno il lavapiatti, risparmiando su tutto fuorché sulle scarpe.
Con i risparmi aprì la sua prima bottega, all’angolo tra la 18esima Strada e
la nona Avenue. Era il 1970. Sette anni dopo riuscì ad ottenere uno spazio
al World Trade Center. E la sua vita divenne comoda quanto le scarpe che
fabbricava. Una moglie, i figli, la possibilità di sentirsi accettato,
americano. Passare da Minas prima di un appuntamento di lavoro importante,
di un colloquio o di una cena galante era un “must” per tutti quello che
gravitavano nel Financial District.
L’11 settembre 2001 inizia l’incubo. Perde il posto in cui lavora,
schiacciato dalle Torri crollate. Gli propongono di andare più a nord, ma
non accetta. Piuttosto prova a lavorare direttamente in casa, ma la gente
che affollava quei luoghi è come scomparsa: alcuni sono morti, altri hanno
perso il lavoro o si sono trasferiti. Nessuno sembra voler più camminare con
le scarpe di Minas, che inizia ad accumulare debiti su debiti: 400 mila
dollari in tutto. «Poi mi sono rimboccato le maniche -spiega Minas - e
facendo altri debiti aprii una piccola bottega nel palazzo più vicino a
Ground Zero. Sapevo di non poter ripagare tutto, ma non avevo scelta. E la
mia vita è tutta lì». La gente lo rivede e torna ad affollare il negozio.
«Erano loro, i miei clienti, e tutti si chiedevano dove fossi finito». Lui e
si suoi clienti, Minas dietro il bancone, loro davanti, increduli: fantasmi
l’uno dell’altro.
«Si è sparsa la voce. Piano piano tornavano, e lì capivo che anche chi non
aveva davvero bisogno di scarpe nuove quasi sporcava apposta quella vecchie
pur di passare da me per una lucidata», spiega Minas orgoglioso. Ora che la
vita del ciabattino arrivato da Creta si è rimessa in piedi resta un ultimo
sogno: «Tornare nel grattacielo che sostituirà la Torre 1, anche un piccolo
negozio, perché io il mio lo vedo ancora». Fantasma tra i fantasmi.
@ilsecoloxix.it