5 settembre 2011
Ecco in cosa consiste la manovra
• Sostanzialmente, a questo punto, e mentre l’aula del Senato comincia l’esame del provvedimento (che deve essere approvato entro sabato), la manovra consiste in questo:
• le spese dei ministeri sono tagliate di 6 miliardi nel 2012 e di 2,5 nel 2013; il taglio agli enti locali è stato ridotto a 4,2 miliardi nel 2012 e a 3,2 miliardi nel 2013. Alemanno, Formigoni e la Polverini (tutti di centro-destra) strepitano che ancora non basta e che in questo modo non saranno garantiti ai cittadini tutta una serie di servizi essenziali. I tagli a comuni, province e regioni si tradurranno probabilmente in un aumento dell’imposizione fiscale locale, cioè in altre tasse.
• il contributo di solidarietà è sostanzialmente saltato, ma non per gli statali, i pensionati e i parlamentari (in misura doppia): s’intende, purché guadagnino almeno 90 mila euro l’anno. Nessuno s’è ricordato che i calciatori sarebbero abbastanza ricchi per partecipare al sacrificio e questo, nonostante le minacce a vuoto di Calderoli, ha facilitato la fine dello sciopero che ha fatto saltare la prima giornata di campionato (l’accordo non c’è ancora, ma è molto vicino).
• La ventina di province con meno di 300 mila abitanti che dovevano essere soppresse restano in piedi. Il governo dice di volerle cancellare tutte, operazione che richiede però una legge costituzionale, cioè minimo un anno di iter legislativo. Idem per il dimezzamento dei parlamentari, che Berlusconi dichiara di voler perseguire, ma anche qui – inevitabilmente – con legge costituzionale e sistema quindi del campacavallo.
• Tutti i soldi che mancano all’obiettivo dei 45,5 miliardi sarebbero a questo punto recuperati con una lotta più incisiva all’evasione: chi evade più di tre milioni di euro finirà in galera, si darà la caccia a quelli che non hanno pagato il condono 2002, l’Agenzia delle entrate potrà controllare i conti correnti dei cittadini senza aprire una procedura di accertamento ecc.
• Da ultimo, domenica sera, la commissione Bilancio del Senato ha accettato un emendamento della maggioranza che dà alle aziende la possibilità di licenziare anche senza giusta causa se la maggioranza dei sindacati presente in azienda è d’accordo. Furioso dibattito, tuttora in corso: se la norma sia inutile (come può esistere un sindacato che accetti i licenziamenti?), se sia l’ennesimo attacco alla costituzione (Camusso, che ha fatto scioperare la Cgil per otto ore martedì), se sia giusto l’intervento del legislatore su materie di solito affidate alle parti sociali (Bonanni). [Giorgio Dell’Arti, Vty 7/9/2011]