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 2011  settembre 05 Lunedì calendario

CRESCE IL CLUB DEL PAREGGIO DI BILANCIO SULLA CARTA

Manovre in corso nella Ue alla ricerca della "regola d’oro". Per vincolare il bilancio dello Stato al pareggio e abbattere la zavorra del debito pubblico in un orizzonte di più lungo termine. Non con impegni e promesse sempre più spesso disattesi, ma con il sacro sigillo delle modifiche alla Costituzione.

Ci ha già pensato la Germania nel 2009 introducendo nel Grundgesetz un "freno all’indebitamento" dal 2016 per lo Stato federale e dal 2020 per i Länder. Nero su bianco è scritto che «le entrate da prestiti non devono superare la soglia dello 0,35% del Pil». La Spagna è al rush finale e quella che si apre oggi sarà una settimana decisiva. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy punta strappare un accordo con l’opposizione per mostrare ai mercati che il Paese è ancora degno di fregiarsi del rating con la tripla A. Il tema è caldo anche in Italia: l’11 agosto scorso, in occasione dell’informativa a Camere congiunte sulla manovra di Ferragosto in risposta alle richieste della Bce, il ministro dell’Economia Tremonti ha annunciato la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, architrave del bilancio dello Stato, con l’introduzione dell’obbligo del pareggio.

Tutte risposte all’insegna del rigore sulla scia del nuovo corso della politica europea in tempo di crisi, inaugurato a marzo dal vertice dei capi di Stato e di governo con il "Patto Euro Plus". La priorità - hanno sottolineato i leader - è un coordinamento più stretto delle politiche economiche, con un focus particolare sul risanamento e sulla sostenibilità dei conti pubblici. Il 16 agosto Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno fatto un passo in più chiedendo a tutti i Paesi dell’area euro di scolpire questi vincoli nelle loro Carte costituzionali.

La Spagna accelera

La Spagna ha reagito a tempo di record, ansiosa, secondo gli osservatori, di continuare a far parte del gruppo di testa europeo. Il premier José Luis Zapatero il 23 agosto scorso ha proposto una riforma della Costituzione - la seconda dal 1978 - per «ridare fiducia all’economia». L’obiettivo è fare in fretta prima dello scioglimento delle Camere a fine mese, in vista delle elezioni anticipate del 20 novembre. Dopo il via libera della Camera iberica a maggioranza schiacciante di venerdì scorso, la palla passa ora al Senato. Il giorno della verità è fissato per dopodomani, mercoledì 7 settembre: se i tre quinti dell’Aula daranno un parere favorevole il principio dell’equilibrio dei conti verrà inserito nella Costituzione. Sarà poi una norma successiva, la cosiddetta legge organica, che dovrà essere pronta entro il 30 giugno 2012, a fissare il tetto consentito alla spesa pubblica (si parla dello 0,40% del Pil) e le sanzioni in caso di mancato rispetto. Il provvedimento conterrà anche una soglia massima di debito e la possibilità di deroghe in circostanze eccezionali. Le nuove regole non entreranno però in vigore prima del 2020.

La partita francese

Più complesso il match francese. Un progetto di legge costituzionale che stabilisce il principio della règle d’or c’è già. Il Parlamento l’ha approvato il 12 luglio, ma con i soli voti della maggioranza di centro-destra. Per scrivere la nuova regola nella Costituzione occorre però il via libera dei tre quinti del Congresso, ovvero di Assemblea nazionale e Senato unificati riuniti a Versailles, che solo il Capo dello Stato può convocare. Proprio oggi, secondo la stampa francese, il premier François Fillon inizierà le consultazioni per sondare l’opposizione socialista che finora ha bollato l’annuncio come «una semplice strategia di comunicazione». Sarkozy ha dalla sua parte anche un’altra arma: il referendum popolare. E a giudicare dall’ultimo sondaggio Ifop/Paris Match diffuso la settimana scorsa i francesi sarebbero dalla sua parte, dato che il 78% degli interpellati si è detto favorevole al provvedimento.

In Italia il documento di lavoro di 16 punti depositato dal ministro Tremonti sottolinea che l’obbligo da inserire nella Costituzione riguarderà il pareggio di bilancio e un tetto al debito pubblico. Nel testo viene anche ipotizzato il 2015 come data di entrata in vigore. Per poter modificare la Carta serve l’ok della maggioranza qualificata di due terzi dei parlamentari, con un intervallo obbligatorio di tre mesi tra il voto della Camera e quello del Senato. Il lavoro è solo all’inizio e sono numerosi i nodi ancora da sciogliere, come la possibilità di uno sforamento e l’indicazione delle circostanze eccezionali così come l’individuazione del soggetto di controllo. In Germania, per esempio, sono previste deroghe in presenza di «calamità naturali o situazioni di emergenza che esulano dal controllo dello Stato e che compromettono gravemente la sua capacità finanziaria». Il meccanismo, però, non è immediato, perché la trasgressione è consentita solo con il via libera del Bundestag.