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 2011  settembre 05 Lunedì calendario

«SUBITO LA MANOVRA, POI UN PATTO PER CRESCERE. PREMIARE CHI INVESTE» —

«Il rischio di veder schizzare il costo del credito a livelli insostenibili è molto alto». L’allarme è serio. Corrado Passera è preoccupato per la piega che sta prendendo la crisi dell’euro. «Dobbiamo spazzare via i timori che si sono accumulati intorno al nostro debito pubblico — spiega l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, invitato per la prima volta a parlare al Workshop Ambrosetti nel giorno tradizionalmente dedicato alla politica —. Bisogna approvare subito una manovra seria e credibile che garantisca il pareggio di bilancio entro il 2013». Certo, il banchiere sa che da sola non basta, ma intanto sarebbe un primo importante segnale per cambiare la percezione dei mercati e allentare la tensione sui nostri titoli di Stato. Tensione che si è ribaltata immediatamente sul sistema bancario, finito sotto la pressa della speculazione. In poco più di 15 giorni le azioni della prima banca italiana hanno perso il 20% del loro valore. E non è andata certo meglio per le altre. «Non sono tipo da allarmismi — avverte Passera — ma di tempo non ne abbiamo più molto».
Questa estate ci ha pensato l’Eurotower a spegnere l’incendio che in un attimo ha mandato in fumo gli sforzi fatti solo poche settimane prima dalle banche con gli aumenti di capitale. Ma «la Bce non può continuare all’infinito a sostenere i nostri titoli». Francoforte continuerà a farlo «fino a quando sarà necessario» ma solo se «saremo concreti e credibili su tre obiettivi: azzeramento del deficit, riavvio della crescita e riduzione del debito. Se i nostri partner non valutassero sufficiente la nostra determinazione potrebbero aprirsi scenari molto difficili». Il banchiere non è preoccupato, però, solo per i problemi del credito che una gestione poco incisiva della crisi rischia di acuire. È vero che «oggi siamo molto sotto pressione — ammette — ma fortunatamente avevamo messo un bel po’ di riserve da parte». Il fatto più grave è che «in Italia non ci sono 2 milioni di disoccupati ma 8 milioni di persone e relative famiglie in ambascia fra disoccupati, inoccupati, sospesi, falsi studenti, false partite Iva. Tanta gente preoccupata e arrabbiata». È a loro che bisogna dare risposte. Subito. Quindi: «Si deve cambiare marcia rispetto alle ultime settimane» avvisa il banchiere, «per ora vedo un grande disordine che ci sta paralizzando e facendo perdere credibilità e affidabilità». È il messaggio che Passera ha ripetuto anche nel suo intervento a Villa d’Este davanti allo «stato maggiore» del governo, ossia Giulio Tremonti, Paolo Romani, Renato Brunetta, Mariastella Gelmini, Franco Frattini. Ai quali ha ricordato che «possiamo crescere di più. Lo dicono le nostre esportazioni, lo dimostrano le nostre unicità che nessuno ci può portare via, lo sappiamo, ci siamo già riusciti altre volte». Ma è necessario «un progetto forte e condiviso e tanto lavoro per accelerare tutti i motori della crescita sostenibile». Che sono quattro: «Competitività delle imprese, efficienza del Sistema Paese, coesione sociale e dinamismo inteso come l’energia e la velocità che la società riesce ad esprimere». «Quattro motori — spiega l’amministratore delegato di Intesa —, come le quattro ruote di un’unica auto sulla quale siamo tutti seduti: basta che una sola sia bucata o sgonfia che la macchina rallenta e si ferma». È quello che sta succedendo.
L’inversione di tendenza è possibile. Non che sia facile: «Per valorizzare la competitività — il primo motore — serve agire in molte direzioni: dobbiamo premiare fiscalmente e facilitare chi cresce e investe, chi fa innovazione, chi va alla conquista dei mercati internazionali. Rendere più attraenti le fusioni che rafforzano le aziende, ma soprattutto premiare chi mette capitale nella propria impresa». E poi «recuperare produttività del lavoro e salari effettivi attraverso un grande sforzo concertativo che agisca sul cuneo fiscale e contributivo. E dare più peso alla contrattazione a livello aziendale». Le risorse liberate possono essere compensate «con una revisione organica della tassazione sulle rendite e un intervento, limitato ed equilibrato, sull’imposizione indiretta». Passera propone in aggiunta «un programma decennale» per recuperare il ritardo accumulato nelle infrastrutture. I capitali per realizzarle ci sono: «Riserve pubbliche, private, comunitarie».
Tuttavia «la competitività da sola non basta — avverte il banchiere —. Per crescere in modo sostenuto e sostenibile servono anche coesione sociale e dinamismo complessivo». Il modello a cui Passera pensa è «una società in cui si condividono i valori di fondo, in cui le regole vengono rispettate da tutti e il welfare riduce le diseguaglianze e toglie la paura del futuro». Si può fare, ma solo se si «accelera e completa la riforma previdenziale e si valorizza il nostro sistema sanitario prima che ci scappi di mano trasformandolo in una opportunità di crescita. Ma dobbiamo anche fare molto di più per la famiglia, per il reinserimento lavorativo, l’integrazione degli immigrati. Il Welfare non è solo una conquista di civiltà ma può essere un formidabile acceleratore di crescita». Questo processo renderà «sempre più importante il ruolo del terzo settore e dell’impresa sociale, ancora non sufficientemente valorizzati. Intesa lavora con oltre 50 mila entità di questo settore per il quale abbiamo creato una banca dedicata, unica al mondo». Infine il «dinamismo» ossia la mobilità sociale, «dobbiamo renderla più facile: scuola e nuove tecnologie possono fare miracoli». Ed è fondamentale «realizzare concretamente, non limitarci a parlarne di meritocrazia». Ma anche «disincagliare i processi decisionali che da noi sono bloccati» e in quest’ottica «un vero e compiuto federalismo, con chiarimento delle responsabilità a ciascun livello istituzionale e delle relative risorse potrebbe essere l’occasione per disincagliarci».
Il sistema bancario è già impegnato su questi fronti: «In Intesa Sanpaolo posso dire che a questo Paese e alle sue potenzialità crediamo molto, con i fatti, con i quasi 500 miliardi di credito, circa un terzo del Pil, che ci onoriamo di dare a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni italiane». Quello che manca davvero è la condivisione di un progetto, che non può più essere rinviato. La priorità, ripete Passera, è «varare rapidamente la manovra del pareggio di bilancio», ma subito dopo «dovremo metterci tutti insieme a lavorare al Piano della crescita e della riduzione del debito pubblico. Sono entrambi obiettivi comuni a tutti coloro che tengono al futuro dell’Italia. Anche sui modi di procedere sono certo che si potranno trovare meccanismi largamente condivisibili».
Federico De Rosa