Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il fatto del giorno è don Gelmini indagato dalla procura di Terni per via delle accuse che gli hanno rivolto cinque ex ospiti della comunità Incontro. Costoro sostengono che il sacerdote avrebbe preteso da loro prestazioni sessuali. Il come, il quando, il dove, il perché non si conoscono e, ammesso che siano stati raccontati con un minimo di riscontri, sono ora al vaglio della magistratura.
• Lei ci crede o no?
Ieri, nel profluvio di dichiarazioni che sono cascate sui tavoli delle redazioni, c’era quella dell’onorevole Vladimir Luxuria, di Rifondazione, il quale si raccomandava di «non assolvere preventivamente don Gelmini per il fatto che è un prete». L’onorevole Luxuria non sa che cosa dice: tutti – preti o non preti – sono innocenti fino a prova contraria. Sono i pubblici ministeri – accusatori di professione – a dover dimostrare che l’inquisito è colpevole. Non si dà più invece da molti decenni che qualcuno debba provare la propria innocenza. Il contesto che riguarda don Gelmini è eccezionalmente favorevole: l’uomo è impegnato da 44 anni nel recupero dei drogati, ha fondato per questo la comunità Incontro al Mulino Silla del Comune di Amelia e, dopo di quella, altre 254 comunità in tutto il mondo. Sia chiaro, l’essere umano è una creatura talmente complicata che potrebbe anche essere vera la tesi più incredibile, e cioè che don Gelmini sia un santo e contemporaneamente un maniaco. Faccio solo notare che l’uomo ha 82 anni e che il preteso abuso sessuale sarebbe accaduto diciotto mesi fa.
• Ma questi cinque che lo accusano chi sono?
I nomi, almeno fino a questo momento, non si conoscono. Mezze frasi uscite dall’entourage di don Gelmini spiegano che si tratta di tossici restii alle terapie imposte in comunità, sorpresi poi a rubare e quindi allontanati. Starebbero accusando per vendetta. Anche questi racconti dei gelminiani vanno evidentemente vagliati col beneficio d’inventario. Ieri l’Ansa è andata a pescare l’ex capo dell’ufficio stampa della comunità, Aldo Curiotto. Lui e la moglie Maretta hanno lavorato per il sacerdote fino a tre mesi fa. Poi se ne sono andati. Queste dimissioni hanno a che vedere con l’inchiesta? «Assolutamente no». Non avevate sentito qualcosa a proposito di questi abusi sessuali? «Sì, giravano delle chiacchiere, ma erano solo battute. La solita roba che si sente nelle realtà importanti».
• Don Gelmini è stato interrogato?
Sì, la procura di Terni – procuratore capo Carlo Maria Scipio, sostituto Barbara Mazzullo – indaga da sei mesi e qualche settimana fa don Gelmini è stato convocato. La Stampa ha scritto che l’interrogatorio è stato «lungo, drammatico». La Stampa era l’unica ieri ad avere la notizia. I politici si sono scagliati contro giornali e giornalisti. di nuovo uscita fuori la scemenza della gogna mediatica. Non ho capito che cosa dovrebbero fare i giornali secondo questi qui quando gli casca sul tavolo una storia come questa. Gli articoli della Stampa non erano per niente colpevolisti. I lanci d’agenzia di ieri, nemmeno.
• La politica c’entra in qualche modo?
Don Gelmini è un’icona del centro-destra, Berlusconi gli ha regalato cinque milioni, Lombardo lo voleva fare sottosegretario. Lui è un duro, ha preso a male parole don Mazzi, ha sparato a zero sulla Turco quando venne presentata la legge che aumentava la modica quantità, cioè la legge che permetteva ai fumatori di portarsi in tasca un grammo di marijuana invece di mezzo. Don Gelmini non crede alle modiche quantità e non crede alla leggerezza delle cosiddette droghe leggere. La sua tesi è che, quando si comincia, non si finisce più e che quindi bisogna o non cominciare o smettere appena ci si rende conto di quello che si sta facendo. Con l’aiuto di Cristo, dice lui, che chiama il suo modo di curare Cristoterapia.
• Come ha cominciato a fare quello che fa?
Era segretario di un cardinale, venne incaricato di portare dei documenti alla Segreteria di Stato. Mentre attraversava piazza Navona gli si accosta un disgraziato, di quelli che si incontrano da quelle parti, capelli lunghi, zozzo, gli camminava vicino e gli faceva: «A zi’ pre’, damme ’na mano». Gelmini voleva dargli una moneta e quello gli disse di no, «ti porto all’ospedale?» e quello niente, alla fine Gelmini gli chiese: «Ma che vuoi venire a casa mia?» e quello gli disse di sì. Fu l’inizio della missione. Dopo il tossico di piazza Navona ce ne sono stati altri trecentomila, adesso gli ospiti nelle comunità di tutto il mondo sono 50 mila, mandare avanti il sistema costa 50 milioni l’anno. Alla domanda «Chi vi finanzia?», don Gelmini dà sempre una bella risposta: «Le promesse dei ricchi e dei politici, i soldi dei poveri». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 3/8/2007]
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